Incontro 7.12.2012 – Vademecum dell’esploratore interiore

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Tripura Rahasaya

“Dimmi dunque dove non trovi questa Suprema Coscienza simile all’incendio che divora ogni cosa alla fine di ogni periodo cosmico?
E’ lei che rende simile a se stessa tutte le nostre attività, sia corporali che mentali, esattamente come il fuoco, consumando ogni varietà di legno, dal fico al sandalo, li rende simili a se stesso.
Chi ha compreso questa verità non sente più la minima inclinazione ad aprire o chiudere gli occhi. Abbandona dunque la pretesa di identificarti con questa coscienza per mezzo di un controllo delle attività mentali. Spezza ugualmente il nodo che consiste nel credere che il dispiegamento cosmico sia qualcosa di diverso da ciò che costituisce la tua vera essenza. Questo universo tutto intero si riflette nella coscienza come il cielo immenso si riflette in uno specchio largo come una mano. Realizza questo e poi comportati come una persona ordinaria. Non ritirarti in solitudine, rimani dove sei e abbandona anche il sentimento di raggiungere la Coscienza Assoluta.”

da Dattatreya – Tripura Rahasaya, La Dottrina segreta della Dea Durga

VADEMECUM DELL’ESPLORATORE INTERIORE

1) La regola “aurea”: non accettare nulla per sentito dire, coltiva il dubbio, fondati solo su ciò che puoi sperimentare e realizzare direttamente.

2) Diffida dei profeti e dei messia, di chi si pone come “illuminato per rivelazione” e ti chiede di credere a ciò che dice millantando presunte ispirazioni mistiche, incontri alieni, canalizzazioni angeliche, ecc. Ciò che non può essere comprovato direttamente non ha alcun valore.

3) Ovunque un essere umano rivendichi una presunta superiorità rispetto a un proprio simile non possono che esserci violenza e corruzione.
Diffida dunque di ogni gerarchia, di quei rapporti e sistemi politico-religiosi che richiedono obbedienza e dipendenza economica (povertà) ai propri seguaci: settarismo e abusi sono garantiti.

4) Leggi molto, confronta, viaggia, sperimenta. Non aver paura di aderire a scuole e tradizioni. Tuttavia abbi anche il coraggio di abbandonarle quando lo ritieni opportuno. Non è vero che tutte le pratiche e le vie, se seguite sino in fondo, portano agli stessi risultati. Alcune favoriscono la chiarezza, altre invece incrementano l’illusione.
Sperimenta quindi tutte le pratiche e le vie che ti ispirano ma non ti attaccare a nessuna, mantieni un atteggiamento critico. Ricordati che qualsiasi pratica, anche la più sofisticata, è solo come una spina che ti aiuta ad estrarre una scheggia dal dito. Una volta estratta la scheggia è naturale liberarsi di entrambe. Sappi dunque abbandonarle, sempre e comunque con gratitudine perchè non esistono sbagli, solo esperienze che hanno qualcosa da insegnarci.

5) Diffida di chi ha bisogno di mostrare “prodigi” e di utilizzare espedienti emotivi per farsi ascoltare e attirare seguaci. I saggi non esibiscono i poteri psichici, anche se spesso potrebbero, perchè sanno bene che sono solo manifestazioni apparenti e relative che spesso finiscono per incrementare le illusioni sia in chi li pratica, sia in chi ne è suggestionato.

6) Diffida di chi richiede la castità come prerequisito per una ricerca spirituale profonda millantando che l’astinenza sessuale sia un segno di purezza o un “accumulo di energia”. L’enorme energia che si spende per resistere ai desideri è di gran lunga maggiore rispetto a quella che si dissipa nell’assecondarli in modo equilibrato. L’unica castità accettabile è di tipo interiore, una castità che accade spontaneamente, senza sforzo, spesso dopo molti anni di sesso attivo. La castità che ha bisogno di voti, di riti e impegni pubblici, di sforzi per essere mantenuta ha come unici “benefici” l’aridità o la follia.
Quando vita spirituale e castità vengono coniugate, ciò avviene esclusivamente per questioni di potere o di presunta convenienza pratica.

7) Comprendi la natura confusa ed effimera delle emozioni. Vivile appieno ma non fare affidamento su di esse.
Comprendi chiaramente anche la natura dualistica del pensiero, della mente concettuale, che non può concepire nulla senza immediatamente produrre il suo opposto. Lascia spazio invece al fiorire in te dell’Intelligenza, dell’Intuizione “sovramentale”, della Buddhi, della “Conoscenza del Cuore”: essa è il vero strumento del Risveglio, di una vita autenticamente spirituale, la facoltà sopita grazie alla quale l’uomo può trasformare la sua vita da un piccolo gretto affare a una celebrazione impersonale dell’Uno.

8) Diffida di chi si pone come l’unico vero maestro, vuol dire che pretende di insegnare senza sapere alcunchè.
Impara invece da tutti, apriti alla Vita che è infinita possibilità di apprendimento. L’unico vero maestro è infatti la tua Vera Natura che produce un’infinità di occasioni per perdersi e risvegliarsi a Se Stessa in questo grande kolossal che è l’esistenza. Riconosci dunque tutte le manifestazioni esteriori come semplici apparenze che hanno come unico ruolo il rimandarti a quella Sostanza Incondizionata che sei sempre stato e sempre sarai.

9) E’ relativamente facile mettere in discussione il mondo. Più difficile è sapere mettere in discussione se stessi.
Sappi dunque mettere in dubbio ogni tua credenza, ogni immagine di te stesso, ogni ruolo e identificazione interiore o esteriore che hai interpretato sino ad ora. Solo chi smaschera senza indugi ogni identificazione può realizzare la propria Vera Natura.

10) Applica ciò che è stato detto anche a questo vademecum. Dubita di ogni punto e indagane la veridicità nel tuo vissuto.

La pratica della Geometria Sacra

“La Geometria è la conoscenza dell’eternamente esistente.”
Platone

Nella nostra epoca la matematica e la geometria sono state confinate ad un ruolo strettamente pratico-funzionale. Vengono sì utilizzate per progettare e costruire opere straordinarie, tuttavia continuano ad essere considerate come semplici strumenti di organizzazione e trasformazione del mondo materiale. Gli antichi saggi sapevano bene che, oltre all’uso ordinario, la matematica e la geometria possono essere utilizzate come potenti strumenti di contemplazione armonica, di risveglio dell’intuizione, di meditazione e di realizzazione del Sè.
Questa è appunto l’arte della Geometria Sacra, ben conosciuta, celebrata e coltivata dai saggi, filosofi, artisti, musicisti ed architetti dell’antichità quanto apparentemente negletta negli ultimi secoli di solidificazione, di dimenticanza del Sè, di ordinaria confusione tra piano psichico e spirituale. Dico apparentemente negletta perchè in realtà il Simbolismo Geometrico non ha mai cessato di essere utilizzato, con vari scopi ed a vari livelli, da gran parte delle fratellanze iniziatiche. Per questo lo troviamo diligentemente applicato in una miriade di simboli politici e religiosi, edifici, strutture urbane, ecc.  La Geometria Sacra è stata dunque, soprattutto negli ultimi secoli, una disciplina per pochissimi nell’inconsapevolezza dei più. Fortunatamente la Coscienza collettiva sta invertendo la tendenza e sempre più esseri umani ritornano a pre-sentire le profondità armoniche, intuitive e realizzative che la pratica della Geometria Sacra ci offre. Sono davvero pochissime le pratiche che possono lavorare direttamente sull’intuizione pura, la Buddhi. La Geometria Sacra è senza dubbio una di esse. Per questo molte Scuole Sapienziali del passato la tenevano in altissima considerazione. Non mancano dunque buoni motivi per dedicarsi allo studio ed alla pratica di questa disciplina.
Eccone alcuni:
– per contemplare e immedesimarsi nelle armoniche proporzioni e corrispondenze della natura e del Cosmo;
– per comprendere perchè vari artisti hanno usato particolari forme geometriche, simboli e rapporti nelle loro
opere pittoriche, scultoree, musicali, architettoniche, cinematografi che, ecc. ;
– per orientarsi in modo più consapevole nella “foresta di simboli” politici, religiosi, pubblicitari che ci circonda;
– per saper leggere l’affascinante e misterioso linguaggio dei cerchi nel grano;
– per chiarificare e acquietare il turbolento piano psichico;
– per stimolare la Buddhi, l’intuizione creativa e spirituale;
– per scoprire gli archetipi e le strutture fondamentali della Coscienza;
– per aprirci alla realizzazione della nostra vera natura impersonale: il Sè.

IL MALINTESO TRA INSEGNAMENTI PROGRESSIVI E INSEGNAMENTI DIRETTI

Un concetto molto diffuso è che tutti gli insegnamenti e pratiche siano equipollenti e rimandino, in ultima istanza, allo stesso Centro, Realtà ultima o Verità, secondo la ben nota metafora dei raggi di una ruota di un carro che convergono tutti verso il mozzo.
Questo è vero solo in parte ed è importante fare una chiara distinzione tra insegnamenti PROGRESSIVI, (in genere legati al manifesto) ed insegnamenti DIRETTI (che rimandano in vari modi all’Immanifesto). Il fatto che non ci sia chiarezza sulle differenze tra i due, porta spesso i fans dei vari insegnamenti a scornarsi a causa di malintesi facilmente evitabili.
Per esempio affermazioni come “Tu sei già ciò che stai cercando”, “Non c’è nulla da praticare”, ecc. tipiche degli insegnamenti diretti possono indignare non poco i “fans” degli insegnamenti progressivi. Allo stesso modo l’insistenza degli insegnamenti progressivi sulla necessità di una disciplina, di regole morali, di una pratica costante, ecc. indignano assai i “fans” degli insegnamenti diretti. La diatriba può essere facilmente risolta distinguendo chiaramente i livelli su cui i vari insegnamenti lavorano.

Gran parte degli insegnamenti e pratiche hanno a che fare con il manifesto, il mondo delle “forme”. Che siano forme fisiche, mentali o psichiche non cambia molto. Sempre del manifesto si tratta!
Questi insegnamenti hanno in genere una natura PROGRESSIVA, basata su iniziazioni, fasi e tappe, ed i loro effetti, lavorando su ciò che è temporaneo e relativo, non possono che essere temporanei e relativi. Permettono ad esempio di raggiungere stati di rilassamento corporeo, pace e silenzio mentale che tuttavia, essendo appunto stati, hanno un inizio, una durata ed una fine. Queste pratiche hanno tuttavia un significato profondo: acquietare per un poco il flusso mentale può permettere alla Coscienza di cessare di rivolgersi verso il manifesto e “rientrare” in Se Stessa, incominciare quel “viaggio” a ritroso che è l’unico reale “ritorno a casa”, Reminiscenza del Sè.
Quando questo processo si attiva, si incomincia in genere a sentire maggiore risonanza ed attrazione verso il secondo tipo di insegnamenti, quelli DIRETTI, che trattano di un “livello” più sottile, rimandano alla nostra Vera Natura, all’Immanifesto, a quella Realtà che testimonia e rende possibili tutte le forme senza a sua volta essere riconducibile a nessun suono, forma, odore, sapore, stato, ecc. La struttura di questi insegnamenti, è in genere immediata ed auto-dissolvente, nel senso che, nel caso prescrivano una qualche pratica, è solo per portare il “praticante”, la pratica e l’insegnamento stesso ad una rapida “crisi”, nel senso proprio di crollo, dissolvimento. Solo il “collasso” , lo smascheramento delle finzioni, delle sovrapposizioni, può permettere di prendere coscienza di ciò che siamo realmente. Questo approccio è evidente in pratiche come l’autoindagine nell’Advaita o i koan dello Zen Rinzai, che mettono in questione tutto ciò che è manifesto, senza compromessi. Di qui il famoso detto zen: “Se incontri il Buddha, uccidilo!”.
La sostanza degli insegnamenti diretti non è legata al tempo in quanto Onnipresente. Per questo in molti di essi si parla di “nulla da raggiungere”. Gli insegnamenti diretti stimolano l’essere umano ad aprirsi a ciò che non è uno stato in quanto precede tutti gli stati di coscienza, a ciò che non può essere perso in quanto onnipresente e proprio per questo sostanzialmente “inafferrabile”, proprio come lo spazio che è ovunque eppure in nessun luogo, intuibile eppure indefinibile.

Dunque è importante, per chiarezza, distinguere tra insegnamenti legati alla forma, progressivi, ed insegnamenti legati alla non-forma, diretti ed immediati. Se ad uno sguardo superficiale possono sembrare simili, la sostanza che viene trattata è radicalmente differente. I primi hanno in genere una natura preparatoria e propedeutica mentre i secondi aprono l’essere umano al Risveglio.

Buona pratica e non-pratica a tutti!

Il vecchio Ceng

“Avete sentito dire che per vedere lo spirito originale la vostra piccola mente dev’essere vuota… 
Comprendete una volta per tutte l’inutilità di ogni sforzo per penetrare l’impenetrabile col pensiero e con l’azione: è come voler acchiappare il vento. Se invece voi siete privi di ogni ingombro, interamente disponibili per lo spirito originale, questo vi afferrerà direttamente. Siccome avete sentito dire che il vuoto è il raggiungimento supremo voi cercate di arrivarci; e cosi cadete nel torpore e nell’insensibilità, e credete che siano la vacuità dello spirito originale. Per vedere la luce del sole non avete bisogno di nessuno. Tutto ciò che vi possono dire gli altri in proposito è inutile. Voi siete nella luce: essa vi scalda il corpo ma non la potete prendere e imbottigliare. Tutti i tentativi per possederla sono falliti in partenza; non la potete prendere, e non ve ne potete sbarazzare. Sono cose che ha gia detto un vecchio chiacchierone ed anche altri prima di lui. 

Lo stesso vale per lo spirito originale. È sempre presente, ed è abbagliante proprio come la luce; non ve ne potete impadronire e non ve ne potete disfare. Non lo potete vedere perché siete prigionieri di tutti gli sforzi che fate per prenderlo nella trappola dei vostri pensieri, delle vostre pratiche. Immaginate che sia lontano, e invece è qui: lo volete acchiappare, e quello vi sfugge. 
Se foste totalmente semplici vi basterebbe aprire gli occhi per vederlo, proprio come vedete la luce del sole; non c’è bisogno d’altro. Sta a voi, continuare a perdervi nelle distinzioni, nelle sfumature e nelle sottigliezze.

Il Buddha ha anzitutto cercato lo spirito originale per mezzo dello spirito individuale, e ha visto che era cosa vana. Poi l’ha cercato per mezzo di discipline e di pratiche, e ha visto anche cosi che era cosa vana. Seduto sotto l’albero della Bodhi non aveva visto ancora lo spirito originale, ma aveva capito che lo spirito individuale e l’azione non erano in grado di dargli la visione della propria natura. Allora il Buddha rinunciò a far uso dello spirito individuale e dell’azione, accettò la propria ignoranza e l’impotenza a liberarsi di essa. 

Il Buddha era solo ormai incertezza e attesa, e non era accaparrato da nulla; immobile come un pezzo di legno morto quando, al vedere la stella del mattino, lo spirito originale lo illuminò. 

Questa è l’esperienza del buddha, l’esempio e l’insegnamento primordiale che ha lasciato. 
Ma voi tutti, discepoli del Buddha, che avete fatto? Vi siete impossessati del Buddha per far della sua vita una leggenda tale da meravigliarci, e della sua persona un idolo da adorare. Vi siete impadroniti della parola del Buddha per farne una cosa sacra e degna di essere appresa, recitata e ricopiata senza fine. Sulla base della vita e delle parole del Buddha avete creato una quantità di scuole differenti; avete costruito templi e modellato delle statue. Accendete l’incenso e fate fiammeggiare la canfora. Avete canonizzato delle credenze e stabilito dogmi, regole, discipline e pratiche. In questo modo siete caduti nei tranelli e nelle seduzioni di tutto quello che Buddha aveva riconosciuto errato, e che non può che condurre alla confusione; e in questo modo avete costruito delle muraglie proprio davanti alla Spirito Originale, quello che volete vedere. 
Se persistete nel vostro errore, qual fallimento sarà la vostra vita! 

Adesso, zucche rapate, ascoltatemi con la massima attenzione. Sto per rivelarvi il gran segreto dello spirito originale; sarà la cosa più importante di tutto quello che sia stato detto a questo proposito. Ecco: IL SEGRETO DELLO SPIRITO ORIGINALE NON ESISTE!”

VECCHIO CENG – Maestro Buddismo Chan

Bene e Male

“Cercare l’Uno al di sopra del bene e del male…” canta F. Battiato e questa affermazione condensa a mio parere un nodo chiave della ricerca della nostra vera natura.
Non è poi così difficile constatare come bene e male siano concetti relativi ed interdipendenti: il bene si pone solo in relazione al male e viceversa. Va da sè che anche l’esistenza di Satana e del Male come realtà “autonome” sia un paradosso insostenibile, anche e soprattutto dal punto di vista teologico. Se Dio è Onnipotente infatti, non si può giustificare un principio antagonista ed avverso, che di per se stesso vanifica la sua onnipotenza!!!
Dunque rimangono solo le seguenti opzioni:
– Dio ha creato e sostiene il Male
– Dio non è onnipotente
– il Male, inteso come principio autonomo, è privo di esistenza.
Il conflitto tra Bene e Male è dunque un mega-paradosso dottrinale, connaturato a tutti i monoteismi, sul quale viene calato il consueto “mistero della fede”.
La Realtà, come espresso con vari linguaggi da tutte le tradizioni Non-Duali, è che esiste un unico principio Cosciente che proietta il grande spettacolo di quest’esistenza. Non c’è nulla che non sia sua manifestazione, anche l’illusione stessa della dualità e della separazione. Tutto ciò che interpretiamo come negativo è solo qualcosa di funzionale al gioco base della Coscienza su questo piano di esistenza: il perdersi e il ritrovarsi, l’ignoranza e il risveglio, il sogno della dualità e la “reminiscenza” dell’Unità. Siamo qui per cercare il Supremo con i “suoi occhi”. Ed è in questo il significato profondo dell’Amore e della Compassione. Come ci può essere infatti Amore in chi frammenta l’esistenza tra buoni e cattivi, perduti e salvati, paradisi e inferni, aldilà e aldiquà, ecc? L’Amore o comprende tutto o non è! 🙂
I vari soggetti che combattono Satana o lo adorano con festini e rituali di varia natura, dormono profondamente nel sonno della dualità e della separazione. Paiono antagonisti ma in sostanza non sono poi così diversi. Parlano quasi tutti di amore (anche occultisti luciferiani come Crowley) ma nei fatti sono sacerdoti della separazione, dell’odio e della dualità. E’ proprio per questo che, in nome della lotta a Satana ed al Male, i monoteismi (e non solo il cattolicesimo) hanno compiuto e compiono ancora oggi le cose più aberranti (vd i gruppi fondamentalisti di tipo islamico e cristiano). Ma anche questi “disastri”, non dimentichiamocelo, sono funzionali al gioco impersonale della Coscienza. 🙂

LA SCUOLA APPARENTE DELLA RICERCA INTERIORE

SCUOLA MATERNA:
Si sonnecchia aderendo acriticamente a qualche credenza religiosa, ideologica, partitica o atea (anche l’ateo infatti si basa su una credenza basata su un atto di fede: la non-esistenza di Dio). L’agnostico non si schiera da nessuna parte ma neanche ricerca. Dunque sonnecchia anche lui. Alcuni sono appassionati evangelizzatori di sonno, altri semplicemente sonnecchiano nell’ignavia. Tutti comunque dormono nel sonno piuttosto scomodo delle certezze dogmatiche, traendo mesta consolazione da fumose promesse di futuri o aldilà migliori. Quasi sempre è controproducente cercare di stimolare tali dormienti. E’ come scuotere qualcuno nel pieno del sonno alle 6 di domenica mattina: le urla o gli insulti sono garantiti! Mai quindi sottovalutare la rabbia dei credenti! Quanta gente è stata mandata al rogo, nei lager nazisti o nei gulag sovietici, cinesi e cambogiani per aver tentato di stuzzicarli? “Non svegliare il can che dorme” è una massima che in questo frangente si rivela più azzeccata che mai!

ELEMENTARI:
Si inizia a vedere in modo critico i dogmi e le fedi. Inizia dunque la ricerca vera e propria e si aderisce a qualche dottrina o corrente che metta al centro la pratica meditativa e l’esperienza diretta. In questa fase si diventa più aperti a quegli “stimoli” ai quali si era impermeabili durante il sonno fideistico.

MEDIE:
Si diventa seri meditatori e praticanti, cercando di estendere i precetti alla propria quotidinità. Si cerca di essere ad esempio buoni praticanti di una delle tante vie progressive: alcuni tipi di yoga e di buddhismo, gnosi, fratellanze iniziatiche, ecc. Spesso in questa fase si diventa anche insegnanti di successo, in cui permane tuttavia un senso di dover raggiungere un risultato che sfugge, di un’esperienza o di uno stato che deve essere raggiunto e mantenuto.

SUPERIORI:
Si incomincia a mettere in discussione la pratica ed i movimenti che si basano su un qualche metodo, individuandone e smascherandone le evidenti carenze e limitazioni. Si abbandonano, spesso dolorsamente, i movimenti nei quali si è praticato per molto tempo. Si incomincia a diventare “smascheratori” delle altrui illusioni e questo si esprime spesso nel cinismo, in un atteggiamento iper-critico da “inquisitori” delle false dottrine, dei sistemi politici e dei falsi guru. Spesso si deridono i religiosi, gli altri praticanti, ci si interessa di teorie cospirative e magari si fa volontariato in movimenti anti-sette. E’ un periodo spesso amaro e conflittuale che tuttavia prelude a un cambiamento importante.

UNIVERSITA’:
il processo di smascheramento delle illusioni inizia finalmente a rivolgersi verso l’interiorità e si incominciano a mettere in discussione tutte le sovrastrutture su cui ci si è basati fino a quel momento: immagine di sè, stile di vita, relazioni, ecc. Inizia ad emergere con urgenza la questione del “chi sono io?”. Il praticante, il criticante, l’inquisitore, il meditatore, il cercatore iniziano ad essere oggetto di indagine. Si tenta insomma di smascherare lo smascherante e non è un processo semplice.
Questa può essere una fase molto dolorosa ma che è anche accompagnata dal senso che qualcosa di importante e profondo si sta muovendo. Quasi sempre si torna a leggere molto, si cerca, si viaggia, si partecipa a satsang, si parla a maestri e non-maestri delle cosiddette “vie dirette”, che mettono al centro lo smascheramento di tutte le illusioni come quelli Advaita, Chan, Dzogchen, Zen, ecc.

MASTER:
si sclera, non si capisce più nulla, la questione del “chi sono io?” sembra insolvibile per il semplice fatto che si sta tentando ancora di risolverla dal punto di vista concettuale. Spesso si è ancora in cerca di esperienze mistiche o di uno stato beatifico perenne che riteniamo l’illuminazione o il risveglio.
La frustrazione domina perchè i castelli di carte concettuali vacillano. I vari viaggi, incontri e satsang hanno magari regalato fuggevoli momenti di chiarezza ma essi sono poi svaniti nelle nebbie del quotidiano. Se già ci sentiamo confusi alcuni maestri sembrano tentare di toglierci anche le ultime micro-certezze su cui ci appoggiamo. Spesso li si detesta per questo, si è delusi e si ricade ancora di più nello sconforto e confusione. Alcuni possono passare attraverso uno scoraggiamento totale, fughe, esaurimenti nervosi, perchè la Coscienza egoica si oppone in ogni modo al proprio dissolvimento. Le identificazioni e le illusioni su cui ci si è basati per decenni sono infatti durissime a morire. Altri possono invece vivere questa fase con gioia, con un senso di alleggerimento progressivo, perchè si rilasciano enormi macigni concettuali che ci si è portati dietro per tutta la vita, in primis quello di capire concettualmente chi siamo o la credenza di essere qualcuno in particolare che vive la sua vita come entità separata. Spesso in questa fase si può raggiungere un picco di disperazione o di apertura totale, di insight profondo, in grado di spazzare via il cercatore e la ricerca, far crollare il castello di carte concettuale su cui si basa la Coscienza egoica. Si dissolve così il sonno…

RISVEGLIO:
Crollano le illusioni e rimane semplicemente ciò che è sempre stato presente. Si realizza in modo chiaro e netto che cosa siamo realmente. Si comprende anche che tutti i livelli precedentemente descritti sono APPARENTI ma non REALI. Ci sono ma nello stesso tempo NON CI SONO in quanto vengono riconosciuti come gioco della Coscienza con Se Stessa, esattamente come onde in un oceano che è sempre e solo acqua. A livello sostanziale non ci sono dunque nè alti, nè bassi, nè scuole materne, nè master. Tutto è manifestazione di un’unico Principio e quello io, te, noi siamo. In questo senso la fine del sonno può avvenire virtualmente a qualsiasi livello. Anche tra i dormienti della prima fase si possono produrre occasioni di risveglio. Molti mistici, anche nel cristianesimo, ne sono la dimostrazione. Questo non toglie che gli ultimi livelli possano essere più “conducivi” ad un certo tipo di realizzazione. Ma non è una regola ed è meraviglioso che sia così!

In quanto ciò che è cercato è ciò che è sempre presente, come possono esserci livelli più vicini o lontani?

Non c’è nessun Dio “altro” da adorare o negare, nessuna pratica che possa ricongiungerci a ciò che appariva separato o perduto solo in virtù di un’illusione concettuale. Pratiche, culti religiosi, vie di risveglio, ecc. sono espressione di una Coscienza che gioca a perdersi e ritrovarsi, che si è identificata erroneamente con un suo contenuto, un corpo-mente ed ha iniziato a sognarsi come entità separata, elaborando miriadi di sistemi per ovviare a questa presunta separazione. Ma tutto questo è solo un processo “virtuale”. In sostanza non esistono neanche sonno o risveglio, in quanto entrambi sono sempre e solo momenti coscienziali di un’unica Realtà.

Così il processo si auto-decostruisce lasciando spazio alla Gioia ed alla Meraviglia. Crolla la necessità di capire, si dimora in un non-sapere che non è ignoranza ma ESSERE Conoscenza. Si torna bambini, vasti e aperti, ma questa volta si è bambini “coscienti” in quanto passati attraverso il sonno virtuale della separazione e dell’esilio da Se Stessi:

« Ciò che è in basso è come ciò che è in alto / e ciò che è in alto è come ciò che è in basso / per fare i miracoli della cosa una. / E poiché tutte le cose sono e provengono da una, per la mediazione di una, / così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento. » dal Corpus Hermeticum

ARS REGIA e Non-Dualità

0a246ba07c8367ab31769b74e9808978_medium"L'alchimia serve a separare il vero dal falso."
Teofrasto Paracelso

L'Ars Regia, l'Alchimia, è sostanzialmente un un'opera simbolica, anche se qualcuno pensa che davvero l'opera degli alchimisti si esaurisse nel lavoro con fornelli, mercurio e metalli. L'Alchimia, come molti sanno,fu velata da simboli e allegorie nonchè travestita da arte materiale per sfuggire all'Inquisizione ed alle persecuzioni religiose che hanno insanguinato l'Europa per secoli. 
Al lavoro alchemico esteriore infatti corrisponde una trasmutazione alchemica interiore che è sostanzialmente una trasformazione coscienziale. La "pietra filosofale" è la realizzazione della nostra Vera Natura, indifferenziata, senza forma, onnipervasiva. Realizziamo di essere quell'Indicibile Consapevole che rende possibile l'intero universo. 
Ma per integrare completamente questa realizzazione bisogna, secondo l'Ars Regia, passare attraverso un processo ben chiaro:

– NIGREDO o opera al nero, in cui la materia si dissolve, putrefacendosi; Traduci: ci disidentifichiamo da tutto ciò che è grossolano, ciò che ha forma, ciò che è manifesto, ciò che è un semplice contenuto della Pura Consapevolezza. Nigredo è DISIDENTIFICAZIONE TOTALE. 

– ALBEDO o opera al bianco, durante la quale la sostanza si purifica, sublimandosi; Traduci: ci realizziamo come Puro Indicibile senza forma, che non può essere inquadrato e definito da nessun concetto, immagine o idea perché è ciò che li comprende tutti senza a sua volta poter essere compresa. Albedo è REALIZZAZIONE INTUITIVA DEL SE'. 

– RUBEDO o opera al rosso, che rappresenta lo stadio in cui si ricompone, fissandosi; Traduci: è la fase di "ricomposizione" in cui realizziamo che l'intero universo è sì un contenuto effimero nell'Indicibile Consapevole che siamo, ma esso non è separato da noi, come le onde non sono separate dall'acqua che le compone. La forma è il prodotto della Non-Forma. Rubedo è la REINTEGRAZIONE FINALE, la "ricomposizione" di ciò che era stato sempre ritenuto separato. Realizziamo che noi siamo il mondo ed il mondo è noi. Solo quando questa fase si completa possiamo parlare di pienezza del Risveglio perchè realizziamo il "mistero" della Compassione, intesa come percezione profonda dell'Unità di esseri e Coscienza. 
Alla luce di tutto questo può essere compreso il significato profondo della formula alchemica per eccellenza: "Solve et coagula" (sciogli/scomponi e coagula) che sintetizza in sè tutto il processo realizzativo: disidentificati da ciò che è una tua proiezione, un tuo contenuto, e realizza la tua Vera Natura, Non-Duale, reintegrando in te l'intera manifestazione. 
L'immortalità conferita dalla "pietra filosofale" non è dunque la presunta immortalità dei corpi (fisici o sottili che siano) che molti attribuiscono a leggendari alchimisti tipo il Conte di Saint Germain o Fulcanelli, ma la realizzazione della nostra Vera Natura, Non-Nata in quanto è ciò in cui si articola l'apparente ciclo di vita e di morte senza minimamente condizionarla. E l'oro che viene prodotto non è l'oro fisico ma l'Oro Supremo della Conoscenza Realizzativa, Jnana in India, Gnosi in Occidente. In questo senso l'Ars Regia può essere annoverata tra le grandi Tradizioni Non-Duali dell'umanità.

Questione di vita o di morte

ricordarecheloweb8Devo ammettere che di fronte alle salme e riti funebri di parenti e conoscenti vari ho sempre avuto la netta sensazione che qualcosa davvero non tornasse dietro all'idea comune della morte. Mi sono sentito sempre poco confortevole di fronte a tutti i pianti, condoglianze, frasi fatte di cordoglio, omaggi alla salma, ecc. Sembra che ai funerali tutti recitino una improbabile parte in un teatrino dell'assurdo spesso più comico che tragico. 

Poi più avanti ho compreso che la morte è un'enorme bufala. Non esiste alcuna morte. Neanche per il corpo fisico e i corpi sottili. Tutti questi semplicemente si scompongono nei loro elementi essenziali ed essi a loro volta si ricompongono in nuovi corpi. La "morte" di un corpo è dunque l'inizio della vita di mille altri corpi. Sarebbe più corretto dire che esiste solo un'unica Vita impersonale in perenne ed inarrestabile trasformazione. Nulla si crea, nulla si distrugge nella materia-energia. Generazione, sostegno e dissoluzione sono espressione di un'unica Sostanza Cosciente. Questo è ottimamente rappresentato nella tradizione indiana dalla triade simbolica Brahma, Shiva e Vishnu che sono forze in atto del Brahman Nirguna: Pura Coscienza Potenziale, Immanifesta, il Sè, l'Indicibile che siamo. 

Tuttavia, identificati con un corpo, siamo indotti a pensare che la sua scomposizione corrisponda alla fine della "nostra" vita. Mentre non finisce un bel niente. Quindi non esiste morte neanche dal punto di vista "materiale" come molti materialisti affermano. 

La realizzazione della nostra vera natura, Impersonale, Non-Nata, è comunque un salto successivo. E' realizzare che non siamo tutto ciò che si trasforma ma quell'Indicibile, eternamente presente, in cui questo divenire accade. Siamo il non-manifesto che testimonia e permea il manifesto. Siamo il Vuoto Consapevole che sostanzia e rende possibile ogni forma come l'acqua rende possibile l'onda come l'intero oceano. L'acqua può essere oceano ma non è "solo" oceano. Può essere onda ma non è "solo" onda. Le onde vanno e vengono, appaiono e scompaiono: per l'onda concetti come nascita e morte possono assumere un qualche significato. Ma per l'acqua?