Oltre la sofferenza psicologica

“Vedere chiaramente il disordine è già di per se stesso ordine”
J. Krishnamurti

Se osserviamo bene la sofferenza psicologica è sempre il prodotto del nostro opporci a ciò che è. Si presentano situazioni, pensieri, sensazioni che per vari motivi non vogliamo e, attraverso questa opposizione, forniamo loro energia facendoli diventare piano piano “mostri” che monopolizzano la nostra mente. Allora, attraverso varie pratiche, cerchiamo di superare questa “infestazione mentale” che produce sofferenza, ma in questo modo soffriamo sempre di più perchè il dolore si nutre di conflitto e separazione, del nostro opporci ad esso. Invece se accogliamo ciò che accade senza nè opporci nè attaccarci, limitandoci a viverlo per quello che è, ovvero qualcosa di effimero e mutevole, la mente diventa istantaneamente più chiara.
E questa chiarezza mentale ci può senza dubbio essere d’aiuto per pre-sentire che la nostra vera natura è quella base consapevole, incondizionata, eternamente in pace e in silenzio, su cui tutto questo spettacolo di pensieri, percezioni, piaceri e dolori fluisce. Qualunque cosa accada siamo, sempre e comunque, l’Incondizionato. Allora l’esistenza cambia totalmente. Non ci sono più problemi e sofferenze psicologiche. C’è solo ciò che accade e la Realtà silenziosa ed incondizionata che lo testimonia e lo sostanzia.

Semplicità

La Semplicità non ha nulla a che vedere con l’ignoranza, soprattutto della nostra vera natura, che non è poi così beata come alcuni affermano.
Non è neppure la sofisticata umiltà del religioso, che si sforza di essere “primo” nella semplicità, confidando in qualche ricompensa futura e traguardo mistico.
La Semplicità non può essere frutto di nessuna pratica, nessuno sforzo, nessuna intenzione, nessuna dottrina ascetica o minimalista, per il semplice fatto che tutto ciò che può fare lo sforzo è rendere la confusione ancora più confusa, dilaniare ulteriormente una mente già pregna di conflitti. Che pace, silenzio e chiarezza ci possono essere in una mente dilaniata dallo sforzo? Ed una mente inquieta, rumorosa e confusa è impermeabile alla Semplicità.
La Semplicità è proprio ciò che emerge quando l’intero movimento di qualcuno che si sforza di fare qualcosa, compreso l’essere semplice, si dissolve.
La Semplicità è la chiarezza non-nata che riaffiora quando il castello di carte mentale su cui strutturiamo e complichiamo sofferentemente l’esistenza implode su se stesso.
La Semplicità è Conoscenza fondata sul Non-Sapere.
Per questo non si può costruire la Semplicità. E invece ciò che resta al termine di un radicale, spesso doloroso, processo di sottrazione.
La Semplicità è il vento limpido che soffia sulle rovine della complessità, della dualità e della frammentazione.
E’ Pace, totale intimità con ciò che è, senza filtri.
E’ Amore incondizionato per la vita, lì dove tutte le nostre religioni, filosofie, dottrine e ideologie sono una fuga da essa. E’ presenza vigile, non-nata, senza sforzo, meditazione che abbraccia l’intera esistenza.
La Semplicità è tutto questo ma nello stesso tempo niente di questo.

La Semplicità “semplicemente” E’.

Punto.

Piaceri e dolori

316818_10150420136384328_762564327_10148433_1911749420_nPiaceri e dolori sono molto rumorosi. 
Eppure tutti emergono dalla quiete. Ancor meglio, sono sostanziati dalla quiete. 
Se non lo pre-sentiamo è perchè non sappiamo stare realmente con il piacere o con il dolore. Siamo con i pensieri, le fantasie, i giudizi legati a tali sensazioni, insomma stiamo scappando nel "mentale". Questo lo facciamo quasi sempre con il dolore, soprattutto quello psicologico. 

Se ben osserviamo, ci si può anche rendere conto di fuggire dal piacere stesso. Quanto sappiamo stare realmente col piacere? Quanto è viva dentro di noi l'equazione bacchettona "piacere=peccato=colpa"? Quanto alle pure sensazioni di piacere sovrapponiamo giudizi, idee, preconcetti che ci separano da esse? Anche i più edonisti sanno realmente stare col piacere, o si stanno semplicemente gingillando con una qualche idea di piacere? 

Quando siamo inappagati da un piacere è perchè non eravamo col piacere in sè, ma con un'idea di esso, un'aspettativa. 
Piacere e dolore non sono nè appaganti nè inappaganti. Sono ciò che sono, sensazioni che emergono, brillano e scompaiono come ogni altra manifestazione nella Coscienza. 

Solo quando iniziamo a vedere chiaramente tutto il movimento del pensiero, della paura, della fuga legati a piacere e dolore, possiamo aprirci a qualcosa di totalmente nuovo, ad una intimità totale con queste sensazioni. Solo a quel punto esse possono rivelarci la realtà in perenne quiete che le sostanzia. 

Non esiste altro che Silenzio.

Forma e Non-Forma

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La forma è limitata, la Non-Forma è illimitata, infinita e vibrante potenzialità. La forma è piacere o sofferenza, la Non-Forma è infinita beatitudine senza oggetto e tempo. La forma è suono, la Non-Forma è silenzio potenziale. La forma è un oggetto-evento con nascita, forma, dimensione e dissoluzione. La Non-Forma è puro Spazio Non-Nato in cui nascita e morte sono semplici eventi apparenti. 

Una forma personale è ciò che riteniamo di essere, mentre Non-Forma impersonale è ciò che realmente siamo. Ma quanto siamo coscienti di ciò durante ogni fotogramma di esistenza che ci appare? Quando viviamo ogni istante, ogni esperienza, ogni sensazione, ogni emozione, ogni piacere, ogni dolore coscienti di essere Non-Forma, non siamo più qualcuno che si è liberato, risvegliato, illuminato, ecc. Siamo Liberazione stessa. 
Dimoriamo dunque nella Non-Forma sperimentando ogni forma, nel silenzio gustando ogni suono. Liberi, gioiosi e vasti come l'intero universo attraversiamo dunque l'oceano giocoso dell'esistenza. 

La musica delle Sfere

Solar SystemL'Universo è Musica e questo corpo-mente è uno strumento che risuona all'unisono con le Sfere.

L'unico elemento di dissonanza nella sinfonia è la presenza del "suonatore" che si accanisce nel tentativo di adattare alla propria personale melodia non solo il corpo ma anche l'intero universo.
Tuttavia l'unica cosa che può fare è creare dissonanza fino a snervarsi a suon di note stridenti e stonate. Stecca dopo stecca può capitare che comprenda la vanità del tentativo e dunque cessa di voler essere compositore per rimanere semplice esecutore: cerca dunque con mille tecniche di "riconnettersi", di conformare la sua musica a quella dell'Universo.

Ma le dissonanze permangono perché è lui la dissonanza. Di fallimento in fallimento, di dolore in dolore il suonatore giunge infine a fermarsi, alla resa. Il meccanismo si inceppa e il suonatore si dissolve nel nulla da cui è provenuto per lasciare l'intero campo a ciò che è sempre stato presente: la Musica delle Sfere.

Enjoy the Sound.

So di non sapere

socrate2La nota e spesso abusata sentenza "so di non sapere" non significa, a mio parere, sapere niente e crogiolarsi nella beata ignoranza.
Significa invece comprendere che il pensiero razionale e la logica sono limitati ed incapaci di oltrepassare i propri limiti, di realizzare i misteri dell'esistenza.
Significa aprirsi ad un approccio intuitivo-olistico che cessa di voler "capire" le cose, riducendole ad oggetto di conoscenza ma le "abbraccia" intuitivamente, le realizza. 
Dunque si conosce senza sapere.
Avviene un salto dal sapere razionale, che è accumulazione nozionistica, all'Essere che è vita ed immediatezza.
Ed è solo attraverso questa modalità di conoscenza che i "misteri" possono essere aperti e realizzati. 
Non cerchiamo più di capire ma SIAMO Conoscenza.

Il simbolo del Buddha e l’immaginario del risvegliato

Buddha18Molti hanno inciso a fuoco nella loro mente l’immagine del Buddha, perennemente beato e sorridente, imperturbabile, seduto dolcemente su un loto, e ne hanno fatto una matrice esteriore dell’apparenza e del comportamento che si addicono ad un essere risvegliato.
Il risvegliato dunque non può mai ammalarsi (se non volontariamente in punto di morte), arrabbiarsi, deve fare miracoli e prodigi a destra e manca, la sua mente non può più essere maculata da alcun pensiero “impuro” o passione, deve avere perennemente un sorriso beato e quel nonsochè di estatico sul volto, deve essere gentile e compassionevole sempre e comunque con tutti gli esseri, deve stare perennemente in silenzio o parlare pochissimo e solo di Verità Sublimi, il suo corpo profumare perennemente di loto e rose, lungo il suo cammino gli animali selvaggi devono giungere a porgergli omaggio e farsi vezzeggiare, deve essere circondato da discepoli zelanti e devoti, ecc.
Non è difficile constatare come questo immaginario del risvegliato sia un’iperbole mitica e ben poco realistica prodotta nel migliore dei casi da discepoli dormienti ansiosi di affermarsi celebrando la grandezza del proprio Super Guru e la sua peculiare superiorità rispetto agli altri.  

Per fortuna l’immagine del Buddha non ha nulla a che fare con qualcosa di “personale” o esteriore.

E’ invece un meraviglioso simbolo totalmente interiore. Esso rimanda alla nostra Vera Natura, eternamente incondizionata ed ineffabile, Indicibile Consapevole, il Non-Stato in cui l’intero universo accade. L’immagine del Buddha evoca potentemente ciò che precede ogni manifestazione, la non-forma che rende possibili tutte le forme, la Realtà Ultima, suscitando in chi è recettivo un pre-sentimento della nostra Vera Natura.
Ritenere quindi che l’immagine del Buddha sia la descrizione di un atteggiamento esteriore e di un comportamento è davvero fuorviante, in quanto è snaturare totalmente il simbolo e mancare totalmente il suo meraviglioso significato.

Luogo comune fuorviante è anche il ritenere che il risveglio sia il conseguimento di una presunta perfezione “esteriore”. E’ invece la realizzazione della Perfezione intrinseca della nostra Vera Natura, l’accettazione della naturale imperfezione ed umanità di quello che è solo un veicolo transitorio: il corpo-mente. Ciò che spesso accade invece è che, identificati con un corpo-mente e dunque dimentichi della nostra intrinseca perfezione ed immortalità, siamo indotti a ricercare un corpo immortale ed un comportamento perfetto e appropriato rispetto all’immaginario mitico al quale le varie leggende sui guru e sugli illuminati ci hanno abituati.

La realtà è che, per fortuna, non esiste alcun comportamento standard per gli esseri umani in cui la Coscienza Impersonale ha operato il risveglio.
Il risveglio, come accadimento impersonale, influisce sicuramente sul comportamento del corpo-mente ma gli esiti possono essere i più vari ed inaspettati. La Coscienza è infatti infinitamente più creativa rispetto a qualsiasi aspettativa ed immaginario personale.
Una volta dissolto tale immaginario ogni comportamento assume una sua peculiare perfezione ed appropriatezza, in quanto viene riconosciuto come espressione di un’unica Coscienza Impersonale che è tutto ciò che è. Allora la vita diventa Celebrazione permanente di tutto ciò che accade, non ricerca di un’improbabile perfezione personale secondo una qualche dottrina o immaginario spirituale.

Silenzio

quietFinchè c'è qualcuno che si sforza di stare in silenzio… non potrà mai esserci silenzio! 

Il vero silenzio non è nè stare zitti, nè sospendere i pensieri, nè ritirarsi in un qualche luogo "romito". Il silenzio è la piattaforma consapevole che rende possibili tutti i suoni e tutte le percezioni.

E' quando tentiamo in tutti i modi di scacciare i pensieri che l'attività mentale diventa inarrestabile. Ma i pensieri nascono e muoiono da soli se non c'è nessuno che  si attacca, li dirotta o li respinge. Chi vuole uccidere la mente è come un matto che vuole eliminare tutte le onde del mare per vedere l'acqua. Le onde si dissolvono da sole secondo la loro natura, ma l'acqua è sempre presente. 

Lo stesso per il silenzio. E' "imperdibile", sempre presente ma non possiamo perderlo nè afferrarlo. E' proprio cercando di produrlo, ottenerlo, mantenerlo che lo "perdiamo". Accecati da vari insegnamenti bizzarri cerchiamo l'idea del silenzio e questo "oscura" il vero silenzio che è quanto di più naturale e privo di sforzo esista. 

Realizzare che il silenzio è sempre presente. Questo è reale silenzio!