Incontro 7.12.2012 – Vademecum dell’esploratore interiore

Qui ed ora

Tra le riflessioni più sconcertanti che mi è capitato di leggere ultimamente ce n’è una in cui si afferma che esiste solo il passato ed il presente è un’illusione. Il punto è: come si fanno a fare queste affermazioni, parteggiare per passato, presento o futuro, senza indagare su cosa sia il “tempo”?? Esso esiste realmente? Oppure si tratta semplicemente di una costruzione concettuale e apparente, utile a fini pratici ma non di certo reale?
La mente è piena di vari concetti legati al tempo, alla sua computazione, suddivisione, ecc. C’è chi lo teme, chi lo fa fruttare, chi lo spreca, chi lo desidera, chi lo rimpiange, ecc. Ma se mettiamo da parte ciò che sappiamo a proposito di esso non è poi così difficile constatare come sia impossibile poter individuare “qualcosa” di circoscrivibile e definibile non solo come “tempo” ma anche come passato, presente e futuro!!
Esistono solo immagini, percezioni, pensieri, ecc. che appaiono e scompaiono in una Realtà cosciente la cui natura è sostanzialmente a-temporale, in quanto contiene la presunta percezione e concettualizzazione del tempo senza a sua volta esserne soggetta.
In questo senso l’appello dei vari saggi di “stare nel qui ed ora” non è da intendersi come un’affermazione di tempo, che “parteggia” per un ineffabile presente, in opposizione ad altrettanto ineffabili passati e futuri. E’ praticamente impossibile trovare sia un “qui” che un “ora” particolari in cui stare!!! Più cerchiamo di “afferrarli”, di stare in essi e più ci sfuggono! 🙂
Tuttavia è proprio questo tentativo assurdo e paradossale di stare in qualcosa che sostanzialmente non possiamo afferrare che può aprirci alla presa (o meglio ri-presa) di coscienza di ciò che è senza tempo, a-numerico, a-dimensionale: la nostra vera natura. “Stai nel qui ed ora” è dunque sostanzialmente un “koan” devastante il cui scopo è quello di decostruire, se portato a fondo, non solo lo spazio (qui) ed il tempo (ora), ma anche questo presunto “qualcuno” che dovrebbe “sprofondare” in essi. “Stai nel qui ed ora” è dunque un vero e proprio “ordigno termonucleare” per le illusioni… sarà per questo che in certe tradizioni, come lo Zen, si insiste praticamente solo su questo paradosso…
Buon “koan termonucleare” a tutti! 🙂

Semplicità

La Semplicità non ha nulla a che vedere con l’ignoranza, soprattutto della nostra vera natura, che non è poi così beata come alcuni affermano.
Non è neppure la sofisticata umiltà del religioso, che si sforza di essere “primo” nella semplicità, confidando in qualche ricompensa futura e traguardo mistico.
La Semplicità non può essere frutto di nessuna pratica, nessuno sforzo, nessuna intenzione, nessuna dottrina ascetica o minimalista, per il semplice fatto che tutto ciò che può fare lo sforzo è rendere la confusione ancora più confusa, dilaniare ulteriormente una mente già pregna di conflitti. Che pace, silenzio e chiarezza ci possono essere in una mente dilaniata dallo sforzo? Ed una mente inquieta, rumorosa e confusa è impermeabile alla Semplicità.
La Semplicità è proprio ciò che emerge quando l’intero movimento di qualcuno che si sforza di fare qualcosa, compreso l’essere semplice, si dissolve.
La Semplicità è la chiarezza non-nata che riaffiora quando il castello di carte mentale su cui strutturiamo e complichiamo sofferentemente l’esistenza implode su se stesso.
La Semplicità è Conoscenza fondata sul Non-Sapere.
Per questo non si può costruire la Semplicità. E invece ciò che resta al termine di un radicale, spesso doloroso, processo di sottrazione.
La Semplicità è il vento limpido che soffia sulle rovine della complessità, della dualità e della frammentazione.
E’ Pace, totale intimità con ciò che è, senza filtri.
E’ Amore incondizionato per la vita, lì dove tutte le nostre religioni, filosofie, dottrine e ideologie sono una fuga da essa. E’ presenza vigile, non-nata, senza sforzo, meditazione che abbraccia l’intera esistenza.
La Semplicità è tutto questo ma nello stesso tempo niente di questo.

La Semplicità “semplicemente” E’.

Punto.

Elogio del dissenso

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Con enorme gioia mi dissocio dal ritenere che:

– l'essere umano sia fondamentalmente egoista e tendente al "male" e che per contenere tale natura siano necessarie leggi, norme, governi, repressioni, religioni, paradisi e inferni;

– l'essere umano sia solo un corpo e una mente;

– la competizione porti l'uomo a migliorare e ad evolversi;

– nessuno faccia niente per niente;

– un sistema economico basato sulla crescita infinita sia qualcosa di non oltraggioso per l'intelligenza umana; 

– il profitto e la finanza siano prima di quasiasi cosa comprese la dignità, la felicità e la salute di tutti gli esseri; 

– l'essere umano sia un consumatore, un animale da supermercato; 

– l'esistenza di banche private, ed in particolare di banche centrali private come la FED e la BCE, non sia una sciagura immane per gli esseri umani;

– che sgobbare 8 ore al giorno per 11 mesi all'anno per produrre beni in buona parte superflui non sia qualcosa di indegno ed oltraggioso per l'essere umano; 

– la finanza sia qualcosa di cui l'umanità non possa fare a meno;

– il debito pubblico sia qualcosa di reale; 

– non sia possibile garantire un tetto sulla testa, cibo e assistenza sanitaria a tutti gli esseri umani;

– gli stati e le frontiere siano qualcosa di positivo;

– la guerra e la violenza talvolta siano necessarie, che l'umanità non possa vivere definitivamente in pace ed armonia;

– le forze di polizia, gli eserciti e le armi siano necessarie a garantire la sicurezza degli esseri umani e non siano in realtà forieri di ancora più insicurezza;

– la criminalità organizzata non sia funzionale al potere costituito ed al sistema vigente;

– le credenze religiose siano necessarie all'essere umano per vivere una vita degna, felice ed aiutino concretamente l'umanità ad essere più unita;

– chi basa la propria vita su dogmi di tipo ideologico, religioso e, talvolta, anche scientifico, sia degno di prestigio e venerazione; 

– le chiese, le moschee, i templi, ecc. siano luoghi più "sacri" del resto dell'universo;

– l'uomo non possa vivere in piena salute senza utilizzare prodotti di origine animale, frutto di orrori e torture sistematiche ai danni di esseri senzienti;

– possa esistere una qualche forma di gerarchia non corrotta e non foriera di disuguaglianze, violenza, repressioni e ingiustizie; 

– non possa funzionare una società umana organizzata in modo non-gerarchico, basata semplicemente sul rispetto, sulla solidarietà, sul bene comune, sul rispetto dell'ecosistema e sulla compassione indiscriminata verso tutti gli esseri; 

– l'umanità non possa fare a meno di classi sociali, corporazioni, ordini, caste, tifoserie, di tutte le forme tribali e neo-tribali;

– la centralità della famiglia sia necessaria per uno sviluppo sano dell'essere umano; 

– non possa essere più efficace un sistema educativo senza nè voti, nè primi della classe, basato sull'enorme attitudine all'apprendimento dei bambini e non sull'ottusità del mero studio, dove l'insegnante non sia un essere umano gerarchicamente superiore ma un semplice facilitatore. 

 

La lista potrebbe essere ancora molto lunga ma qui per ora mi fermo. 

I poteri politici, economici e religiosi possono tentare di imporci quello che vogliono. Non possono tuttavia privarci del sacrosanto diritto di esercitare il dissenso, ovvero di dissociarci dal pensiero dominante. 

Non sottovalutiamo l'enorme potenziale trasformativo che risiede nel dissenso, se chiaro, netto e non-violento! Quante volte, ogni giorno, attraverso le più piccole azioni e pensieri, diamo il nostro tacito assenso a una miriade di pratiche che non condividiamo? Cosa succederebbe se semplicemente iniziassimo a dire pacificamente di NO, ad astenerci? I poteri possono avere parecchio margine di manovra su una popolazione in contrapposizione violenta ma cosa possono fare contro una massa pacificamente dissenziente? In tal caso l'ingranaggio non può che fermarsi, collassare su se stesso per mancanza di supporto dal basso. Coltiviamo dunque quotidianamente il dissenso come un fiore prezioso, che richiede massima attenzione, dedizione e cura.

Rivoluzionare la Coscienza Collettiva

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C'è una rivoluzione silenziosa in corso che non si associa più a nessuna ideologia (sia di tipo politico che religioso) ma passa semplicemente attraverso il Cuore (inteso come facoltà, non come organo) che è il "luogo" dell'Amore incondizionato per tutti gli esseri, della Compassione e della realizzazione dell'Unità sostanziale della manifestazione. Questa energia rivoluzionaria preme sempre di più in tutti e nessuno può restarne indifferente. Non è un caso che tutte le credenze che hanno sino ad ora animato e dilaniato l'umanità siano in netta crisi: politica, economia, religioni, famiglia, ecc. Il nuovo sentire che sta emergendo non può più accettare i tristi compromessi del vecchio: la gerarchia, lo sfruttamento avido dell'uomo sui suoi simili, la tortura e l'eccidio sistematico di altri esseri senzienti, la distruzione dell'ecosistema, la competizione, la guerra, la rapina del forte sul debole, l'isolamento, ecc. La Coscienza collettiva è stata sino ad ora estremamente frammentata dalle innumerevoli credenze che gli esseri umani hanno coltivato: religiose, partitiche, ideologiche, nazionali, ecc.  Tale frammentazione non ha potuto che dar forma ad un mondo violento, avido e conflittuale. 

Identificarsi con una qualsiasi credenza, ovvero fondarsi su di un'idea acquisita che non può essere verificata direttamente, è infatti estremamente faticoso e deprimente, in quanto necessita di continue conferme e rassicurazioni. Le credenze non possono che basarsi sull'ansia, sulla paura della confutazione e sulla mancanza tipiche della coscienza egoica. Per questo i fedeli di una qualsiasi religione, partito o movimento organizzato hanno un drammatico bisogno della compagnia degli altri fedeli e militanti (per rassicurazione) ed avversano in tutti i modi coloro che mettono in discussione le loro credenze (in quanto producono insicurezza). 

Quando invece non ci fondiamo più su niente e nessuno ritroviamo la nostra naturale sicurezza in quanto dimoriamo nella totale apertura. Non avendo più posizioni, ideologie, dei, nazioni, dogmi da difendere e da cui ricevere rassicurazioni possiamo essere finalmente leggeri e vasti come l'intero universo. Non c'è maggiore sicurezza infatti dell'avere nulla da difendere. Libero e totalmente pacificato è chi, non fondandosi su nulla, abbraccia ogni cosa. Per lui l'esistenza non è più dilaniata da opinioni e credenze ma è un Tutto la cui essenza è celebrazione. Questo nuovo sentire non può che portare ad una società compassionevole, solidale, anti-gerarchica (basata sul consenso e non sulla dittatura della maggioranza), basata sul rispetto e sull'uguaglianza reale di tutti gli esseri e sulla celebrazione del Cosmo, della Madre Terra e della Vita. 
Questo nuovo sentire parte dall'interiorità per esprimersi nel mondo. Per questo non può portare a rivoluzioni violente e sommosse di piazza. Si basa semplicemente sulla non-cooperazione non-violenta rispetto a pratiche, istituzioni e metodi di un sistema nel quale non ci si riconosce più. Questo nuovo sentire è rivoluzione nel senso più profondo e positivo del termine in quanto si compie innanzitutto sul piano della Coscienza Collettiva, intesa l' insieme delle idee, emozioni, fantasie, credenze, ecc. vissute e proiettate in questo momento dall'umanità. 

Sempre più esseri umani si stanno rendendo conto dell'enorme potere creativo del pensiero e stanno realizzando che l'unico modo per ottenere un mondo più equo, pacifico e solidale è iniziare a pensarlo come tale. E' invece pensando al mondo come un posto terribile (magari in contrapposizione a un aldilà beatifico) che lo abbiamo fatto diventare un disastro e facciamo di tutto perchè rimanga così. Con questo non sto negando i problemi, i conflitti e le strategie di sfruttamento e manipolazione sempre più evidenti. Vorrei semplicemente mettere in evidenza il nostro ruolo co-creativo in tutto questo. Non possono infatti esistere oppressori senza una massa che si pensa e si vede come oppressa. In termini individuali è schiavo solo chi si pensa come schiavo ed è importante comprendere che è proprio attraverso questo pensiero che egli produce inconsciamente il suo sfruttatore. Per questo certi poteri fanno di tutto per mantenere, attraverso i media, un senso di impotenza, rassegnazione, paura, incertezza e nello stesso tempo di evasione nelle masse. Un certo tipo di pensieri devono albergare stabilmente nelle menti perchè questo sistema possa essere mantenuto. 

Dobbiamo renderci conto che siamo noi ad accettare, in modo più o meno conscio, il ruolo di carcerati, facendo in questo modo il subdolo gioco dei carcerieri. In fondo qualsiasi sistema di potere non è altro, a livello sostanziale, di un'idea fortemente condivisa da un largo numero di esseri umani. Quando viene a mancare l'appoggio a tale idea il sistema non può che dissolversi, collassare su se stesso, venendo a mancare l'energia mentale su cui si sostiene. 

Non c'è infatti alcun potere che possa dominare chi ha realizzato la propria sostanziale libertà. Possono anche ucciderti ma l'energia di questo sacrificio non può che riflettersi nella coscienza collettiva come forza dirompente.  Per questo i nazisti, nei campi di concentramento, si premuravano di annullare tutta l'umanità dei detenuti (ovvero chiudere totalmente il Cuore come luogo di consapevolezza della propria sostanziale libertà, compassione ed empatia indiscriminata) prima di procedere alla loro eliminazione fisica. Tutto faceva parte di un preciso rituale occulto teso ad ottenebrare la coscienza collettiva. E questo rituale, come molti potranno intuire, non si è certo fermato con la caduta di Berlino. 

Concludendo vorrei invitare tutti a prendere coscienza del fatto che stiamo vivendo in un'epoca autenticamente rivoluzionaria e, francamente, ne sono assai felice. 

Sempre più esseri umani stanno spostando l'attenzione dal piano esteriore al piano della Coscienza Collettiva e stanno comprendendo l'enorme potere co-creativo e trasformativo dei loro pensieri rispetto ad essa.  Stanno anche prendendo coscienza di come l'identificazione con credenze e ideologie, intese come idee non-verificabili direttamente, abbia un ruolo sostanzialmente frammentante e dunque li allontani dalla realizzazione dell'unità sostanziale della manifestazione. Questa infatti non è una credenza ma un fatto che emerge proprio quando tutta la frammentaria nebbia mentale prodotta dalle credenze viene messa da parte. 

E' solo a partire da questa totale "apertura" all'Uno, questo fondarci su nulla che ci apre al Tutto, che possiamo iniziare ad operare nella Coscienza Collettiva una trasformazione di qualità totalmente diversa. Non proietteremo più nuove ideologie e credenze che si contrapporranno a quelle vecchie, ottenendo come unico risultato una Coscienza collettiva ancora più frammentata (e di conseguenza un mondo ancora più frammentato e conflittuale). Opereremo piuttosto un radicale alleggerimento ed unificazione di Essa, che si rifletterà su un mondo più unito, solidale, equo e basato su dinamiche sociali totalmente differenti. 

Buona co-creazione a tutti! 

Elogio dell’Otium

gatto_che_prende_il_sole_3-530x397"Il non fare nulla è la cosa più difficile del mondo." Oscar Wilde

Meglio essere inefficientemente liberi che produttivamente schiavi. 
Ci sono ottimi motivi per rivendicare l'importanza di sospendere il fare per lasciare spazio all'Essere ed aprirsi alla Conoscenza. 
I latini elogiavano l'OTIUM che non era il padre dei vizi (come oggi lo si intende ndr) ma il dedicare spazio a se stessi, all'interiorità, alla Conoscenza. L'otium si contrapponeva al NEGOTIUM, ovvero il dedicarsi agli affari che ha come funzione il semplice sostentamento, l'avere, l'acquisire. L'otium invece si riferiva alla sfera dell'Essere, ponendosi come necessaria compensazione alla sfera dell'agire mondano. 

La mesta ignoranza del sistema sociale contemporaneo (in buona parte mutuato dagli USA e dall'avida e ignorante etica protestante) si misura da come sia totalmente perso nel negotium e nell'idolatria dell'efficienza, del profitto, della produttività, della competizione. Se non fai e non produci vieni considerato un un parassita, un reietto, un rinnegato dalla grazia di Dio (per i protestanti) o un morto sociale. 
Peccato che i veri morti semoventi siano proprio i crociati di questo sistema di iper-produzione di idee, beni, credenze, gingilli in larghissima parte superflui se non nocivi. Si sono talmente immedesimati nella loro vita zelante da schiavi, stressata ma produttiva, da ritenere che essa sia la più alta forma di libertà e di affermazione della dignità umana. Dietro alla mania di fare non si cela altro che la paura di fermarsi un attimo e vedere il carcere nel quale ci si è rinchiusi. E le sbarre non sono mai una bella vista per i reclusi. Meglio continuare febbrilmente ad arricchire, decorare e dotare di ogni comfort l'interno di una prigione a cui è stato dato sarcasticamente il nome di "liberismo", forse in implicito omaggio alla scritta "Arbeit macht frei – il lavoro rende liberi", che accoglieva i nuovi detenuti di Auschwitz. Mi sembra sempre meno una semplice coincidenza. 
Puoi essere anche la persona più in pace, compassionevole e felice di questo mondo ma se non ti fai il mazzo, se non produci ricchezza, sei un fallito, un pelandrone o, come qualche neo-guru grottescamente afferma, un "malato spirituale".

La parola d'ordine è produttività anche in vacanza! Bisogna "sfruttare" al meglio tutto il tempo "libero" che ci siamo alacremente "guadagnati"! Fare, fare, fare, dalla prima mattina a tarda notte! Quanti turisti compulsivi si vedono in giro che non si danno pace finchè non esauriscono la lista delle attrazioni stereotipate segnalate dalla guida! Visitano tutto ma in definitiva non gustano nulla perché sono molto più concentrati sul fare e sull'acquisire che sul gustare ciò che stanno vedendo. Solo quando l'avere e l'acquisire lasciano spazio all'Essere possiamo realmente tornare a gustare e meravigliarci per qualcosa. Si cessa di visitare e si ricomincia a "vedere". 
Lo stesso sistema produttivistico ha invaso anche la ricerca spirituale. Ecco dunque che ai fini dell'illuminazione è diventato un imperativo farsi il mazzo, fare ritiri tostissimi ed intensivi, saltare e ballare per ore, storpiarsi il corpo nelle posture più esotiche, ecc. Bisogna infatti "acquisire" l'illuminazione come fosse una qualsiasi merce. L'unica differenza è che si ritiene che questa non si possa pagare solo in soldi ma anche, e soprattutto, in esperienze. Dunque più esperienze mistiche mi induco attraverso varie pratiche, più "investo" in corsi costosi, più acquisirò bonus nel mio viaggio verso l'illuminazione. Ecco la spiritualità degli schiavi-discepoli e degli schiavi-guru, sempre attenti al profitto, all'efficienza ed alla produttività delle loro pratiche, viaggi, ashram e chiese. 

Tuttavia è proprio il concetto di qualcuno che compie qualcosa ad essere uno dei maggiori ostacoli al risveglio. 
Illuminazione è proprio il dissolvimento del senso di essere qualcuno che vuole ottenere l'illuminazione. Riguarda l'ambito dell'Essere, non dell'avere. Non si può "acquisire" l'illuminazione. Essa ha a che fare con il "togliere", non con l'ottenere. Per questo nell'attuale spiritual-supermarket c'è enorme ignoranza. L'avere e l'ottenere hanno quasi totalmente soffocato l'Essere. 

E la ruota del dolore gira più che mai nel grande carcere della società del fare e dell'avere. Tuttavia permane una gioiosa, pacifica, giocosa ed "oziosa" resistenza che è la vera speranza per questa umanità reclusa. 

La porta della cella è spalancata. Ma siamo troppo impegnati a imbellettare la cella o a fantasticare un mondo al di fuori delle sbarre per rendercene conto. E riprendere coscienza di una libertà che non è stata mai perduta. In un istante.

Forme-Pensiero e Liberazione

risveglio"Conosci: "io sono Pura Consapevolezza" e sii felice delle ceneri, libero dall'angoscia. Poiché tutto ciò che si vede non è diverso da un serpente immaginato dove c'è solo una corda; ma tu sei quella gioia, la suprema conoscenza e consapevolezza; ora, sii felice. 
Se qualcuno crede di essere libero, è libero; se crede di essere legato
, è legato. Perciò è vero il detto: "Si diventa ciò che si pensa". "
Ashtavakra Samhita

"Si diventa ciò che si pensa." 
In modo conscio o inconscio siamo abilissimi creatori di forme pensiero attraverso le quali plasmiamo continuamente immagini di noi stessi così come dell'intero universo. Per questo chi si pensa continuamente come vittima è il miglior creatore di carnefici e aguzzini. Tuttavia non ci possono essere carnefici senza persone che si pensano vittime, così come non ci possono essere infidi pastori senza esseri umani che si pensino come un fedelissimo e insicuro gregge, ansioso di essere guidato. 
O astuti e sanguinari inquisitori senza la credenza in un astuto e sanguinario satanasso da combattere. O dittatori senza popoli zelantemente obbedienti ed ai quali in fondo va bene sottomettersi in quanto si pensano come sottomessi. O generali e guerre senza popoli impauriti che si pensano minacciati e dunque chiedono di essere difesi, governanti corrotti. O senza cittadini che beneficiano della corruzione e del nepotismo e che, lamentandosi in continuazione, sostengono e motivano senza sosta il sistema, alimentando le forme-pensiero che lo plasmano (vd. Italia). 

Insomma nelle forme pensiero c'è una potenza immensa di cui sempre più esseri umani stanno prendendo coscienza. 
Tuttavia la vera "svolta" non è passare dall'identificazione con una forma-pensiero a un'altra, da vittima a carnefice, da oppresso a dittatore, da ricco a povero, da sfigato ad affascinante, ecc. scornandosi per piegare l'universo ai nostri desideri, che è il gioco dell'esoterismo-fastfood stile The Secret e simili, accattivante al gusto ma sostanzialmente intossicante.

La vera "svolta" è realizzare di essere la non-forma consapevole da cui promana ogni forma-pensiero, ma che questa non-forma non può essere a sua volta rinchiusa in alcuna forma-pensiero. 

Questo perché ciò che siamo realmente non è un'idea, un'immagine, un concetto, un pensiero. Conteniamo ogni definizione senza a nostra volta poter essere definiti, ogni forma senza a nostra volta poter essere formati. Per questo, in qualsiasi forma-pensiero nella quale ci identifichiamo non possiamo che sentirci, in ultima analisi, infelici, inappagati ed in esilio. 

Come può infatti l'Illimitato non sentirsi infelice ed esiliato nell'identificazione con il limitato? L'intero video-game in questo piano di esistenza si articola su questo. 

Perciò realizza che "Si diventa ciò che si pensa", ma soprattutto "Conosci: "io sono Pura Consapevolezza" e sii felice delle ceneri, libero dall'angoscia." come ci ricorda senza posa la bellissima Ashtavakra Samhita.

Amore

Lava_Flow_from_Kilauea_Volcano,_HawaiiAmore, pace, gioia, libertà sono ciò che realmente siamo, sinonimi della nostra Vera Natura. 

Per questo se ci illudiamo di poterle trovare in qualcosa o qualcuno non possiamo che rimanere delusi. E' la ricerca stessa a impedirci di prendere coscienza di ciò che siamo, siamo sempre stati e sempre saremo.
 
Questo può essere facilmente riscontrato nel quotidiano. Più cerchiamo la pace, ad esempio, e meno la troviamo. Cessiamo di cercarla ed ecco che la pace emerge. Oppure cerchiamo la felicità nel soddisfacimento di un desiderio. Finchè esso non si realizza siamo infelici. Quando si realizza percepiamo per un minuto, un'ora, un giorno felicità ed appagamento. Ma appena emerge un nuovo desiderio ecco che la felicità svanisce. Che cos'era dunque la felicità che abbiamo provato per un poco? Era il nostro stato naturale che era emerso tra il dissolvimento di un vecchio desiderio, in quanto soddisfatto, e l'apparire di un nuovo desiderio. 

Non è dunque il soddisfacimento dei desideri a renderci felici, ma l'emergere del nostro stato naturale tra un desiderio e l'altro. Ogni volta che consapevolmente o inconsapevolmente "torniamo a noi stessi" non possono che emergere amore, pace, gioia, libertà.  
Il nostro stato naturale, la nostra Vera Natura, è sempre lì. Non può mai abbandonarci. E' l'ego che la oscura perdendosi nel mondo, nel desiderio di questo o quello, nelle fantasie, nelle esperienze, nelle suggestioni sensoriali. 

E' un errore tuttavia pensare che estinguere il desiderio, attenuare il più possibile le percezioni e i piaceri dei sensi sia l'unico modo per essere felici. Ci si condanna in questo modo a una vita arida ed inappagante.
Si tratta semplicemente di prendere coscienza del nostro stato naturale, che non può essere estinto ed intaccato da nulla. Possiamo essere in mezzo al caos ed alle suggestioni della città come nel silenzio maestoso delle vette. Non cambia nulla. Il silenzio e la pace della nostra Vera Natura è sempre lì. Se presumiamo che sia qualcosa da cercare, lo perdiamo. Idem se pensiamo che sia circoscrivibile all'interno di una qualche dottrina, dogma, credenza, concetto, esperienza, ecc. 
Ciò che siamo comprende tutti questi senza essere a sua volta compreso da nulla. 

Tuttavia pare sia necessario per molti iniziare la ricerca ed è giusto così. Ma tutti gli "onesti cercatori" giungono ad un punto in cui realizzano che ciò che cercavano è qualcosa che non li ha mai abbandonati e mai li abbandonerà. Si realizza dunque l'illusorietà del cercatore e della ricerca stessa. Non rimane che un vivere impersonale che è un processo di continuo e gioioso apprendimento.  Da tragica lotta, gretto affare, la vita diventa celebrazione permanente. 

Amore, pace, gioia, libertà SONO.
Non possono essere nè dati nè ricevuti. Sarebbe come cercare di dare e ricevere lo spazio che è ovunque. Esso non  può essere nè perso nè afferrato nella sua totalità. Allo stesso modo più ci sforziamo di dare e ricevere amore, più siamo infelici, per il semplice fatto che è un non-senso. L'Amore è la forza che tiene insieme l'intero universo, muove ogni più piccola cellula. Pervade ogni cosa, illumina tutto senza essere illuminato da nulla. 

Noi siamo Amore e ogni cosa è Amore.
Ma innamorandoci di qualcuno in particolare tradiamo l'Amore stesso. E' come se l'acqua dicesse: "io sono solo me stessa in una singola onda" e rifiutasse in questo modo la totalità dell'oceano, la propria natura onnipervasiva. 
Dimorare nell'Amore è saggezza e liberazione. Innamorarsi di qualcuno in particolare è illusione, cercare di ridurre l'oceano ad un'onda. Ci possono essere attrazione, legame, sintonia, tenerezza, intimità, sesso, complicità, affetto con qualcuno. Ma questi sono solo il fumo di una fiamma che non conosce limitazioni. Limitare l'Amore è tradire l'Amore stesso. Chi dimora nell'Amore dona affetto, sesso, tenerezza, ecc. ma sa bene che l'Amore non può essere nè ricevuto nè dato. L'Amore semplicemente E'.