Tripura Rahasaya

“Dimmi dunque dove non trovi questa Suprema Coscienza simile all’incendio che divora ogni cosa alla fine di ogni periodo cosmico?
E’ lei che rende simile a se stessa tutte le nostre attività, sia corporali che mentali, esattamente come il fuoco, consumando ogni varietà di legno, dal fico al sandalo, li rende simili a se stesso.
Chi ha compreso questa verità non sente più la minima inclinazione ad aprire o chiudere gli occhi. Abbandona dunque la pretesa di identificarti con questa coscienza per mezzo di un controllo delle attività mentali. Spezza ugualmente il nodo che consiste nel credere che il dispiegamento cosmico sia qualcosa di diverso da ciò che costituisce la tua vera essenza. Questo universo tutto intero si riflette nella coscienza come il cielo immenso si riflette in uno specchio largo come una mano. Realizza questo e poi comportati come una persona ordinaria. Non ritirarti in solitudine, rimani dove sei e abbandona anche il sentimento di raggiungere la Coscienza Assoluta.”

da Dattatreya – Tripura Rahasaya, La Dottrina segreta della Dea Durga
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VADEMECUM DELL’ESPLORATORE INTERIORE

1) La regola “aurea”: non accettare nulla per sentito dire, coltiva il dubbio, fondati solo su ciò che puoi sperimentare e realizzare direttamente.

2) Diffida dei profeti e dei messia, di chi si pone come “illuminato per rivelazione” e ti chiede di credere a ciò che dice millantando presunte ispirazioni mistiche, incontri alieni, canalizzazioni angeliche, ecc. Ciò che non può essere comprovato direttamente non ha alcun valore.

3) Ovunque un essere umano rivendichi una presunta superiorità rispetto a un proprio simile non possono che esserci violenza e corruzione.
Diffida dunque di ogni gerarchia, di quei rapporti e sistemi politico-religiosi che richiedono obbedienza e dipendenza economica (povertà) ai propri seguaci: settarismo e abusi sono garantiti.

4) Leggi molto, confronta, viaggia, sperimenta. Non aver paura di aderire a scuole e tradizioni. Tuttavia abbi anche il coraggio di abbandonarle quando lo ritieni opportuno. Non è vero che tutte le pratiche e le vie, se seguite sino in fondo, portano agli stessi risultati. Alcune favoriscono la chiarezza, altre invece incrementano l’illusione.
Sperimenta quindi tutte le pratiche e le vie che ti ispirano ma non ti attaccare a nessuna, mantieni un atteggiamento critico. Ricordati che qualsiasi pratica, anche la più sofisticata, è solo come una spina che ti aiuta ad estrarre una scheggia dal dito. Una volta estratta la scheggia è naturale liberarsi di entrambe. Sappi dunque abbandonarle, sempre e comunque con gratitudine perchè non esistono sbagli, solo esperienze che hanno qualcosa da insegnarci.

5) Diffida di chi ha bisogno di mostrare “prodigi” e di utilizzare espedienti emotivi per farsi ascoltare e attirare seguaci. I saggi non esibiscono i poteri psichici, anche se spesso potrebbero, perchè sanno bene che sono solo manifestazioni apparenti e relative che spesso finiscono per incrementare le illusioni sia in chi li pratica, sia in chi ne è suggestionato.

6) Diffida di chi richiede la castità come prerequisito per una ricerca spirituale profonda millantando che l’astinenza sessuale sia un segno di purezza o un “accumulo di energia”. L’enorme energia che si spende per resistere ai desideri è di gran lunga maggiore rispetto a quella che si dissipa nell’assecondarli in modo equilibrato. L’unica castità accettabile è di tipo interiore, una castità che accade spontaneamente, senza sforzo, spesso dopo molti anni di sesso attivo. La castità che ha bisogno di voti, di riti e impegni pubblici, di sforzi per essere mantenuta ha come unici “benefici” l’aridità o la follia.
Quando vita spirituale e castità vengono coniugate, ciò avviene esclusivamente per questioni di potere o di presunta convenienza pratica.

7) Comprendi la natura confusa ed effimera delle emozioni. Vivile appieno ma non fare affidamento su di esse.
Comprendi chiaramente anche la natura dualistica del pensiero, della mente concettuale, che non può concepire nulla senza immediatamente produrre il suo opposto. Lascia spazio invece al fiorire in te dell’Intelligenza, dell’Intuizione “sovramentale”, della Buddhi, della “Conoscenza del Cuore”: essa è il vero strumento del Risveglio, di una vita autenticamente spirituale, la facoltà sopita grazie alla quale l’uomo può trasformare la sua vita da un piccolo gretto affare a una celebrazione impersonale dell’Uno.

8) Diffida di chi si pone come l’unico vero maestro, vuol dire che pretende di insegnare senza sapere alcunchè.
Impara invece da tutti, apriti alla Vita che è infinita possibilità di apprendimento. L’unico vero maestro è infatti la tua Vera Natura che produce un’infinità di occasioni per perdersi e risvegliarsi a Se Stessa in questo grande kolossal che è l’esistenza. Riconosci dunque tutte le manifestazioni esteriori come semplici apparenze che hanno come unico ruolo il rimandarti a quella Sostanza Incondizionata che sei sempre stato e sempre sarai.

9) E’ relativamente facile mettere in discussione il mondo. Più difficile è sapere mettere in discussione se stessi.
Sappi dunque mettere in dubbio ogni tua credenza, ogni immagine di te stesso, ogni ruolo e identificazione interiore o esteriore che hai interpretato sino ad ora. Solo chi smaschera senza indugi ogni identificazione può realizzare la propria Vera Natura.

10) Applica ciò che è stato detto anche a questo vademecum. Dubita di ogni punto e indagane la veridicità nel tuo vissuto.

VADEMECUM DEL SONNO

Possiamo constatare che siamo ancora “dormienti”:
– se ci sono ancora dubbi su ciò che siamo realmente;
– se siamo legati a un’idea, ad un’immagine di noi stessi;
– se è ancora presente il senso di qualcuno che deve comprendere, realizzare, diventare qualcosa;
– se ci chiediamo: “Ho realizzato o no?”;
– se c’è ancora ricerca, più o meno conscia;
– se diamo patentini e certificati in giro di illuminazione o mancata illuminazione. Ci poniamo dunque le annose domande: “Questo o quel maestro è veramente un realizzato? Come dovrebbe comportarsi un realizzato? “;
– se pensiamo ancora che esistano realmente un Dio, un mondo, esseri “altri” da noi;
– se c’è ancora il senso di essere colui che agisce;
– se c’è ancora attaccamento al frutto delle azioni;
– se crediamo ancora nel karma, nel fatto che ci sia qualcuno che accumuli meriti e demeriti in virtù dei quali vada in paradiso, all’inferno o rinasca in modo più o meno “favorevole”;
– se abbiamo ancora paura di morire: questa è la “suprema cartina tornasole”.

lo spazio del sè

E’ affascinante constatare con quanti ruoli e immagini di noi stessi dobbiamo identificarci prima di realizzare di essere infinitamente più vasti di qualsiasi ruolo o immagine. Vedere chiaramente l’impossibilità di ricondurci a qualche forma particolare, per quanto sofisticata sia, è il principio del “ritorno a casa”.

Ogni teoria riguardo a noi stessi ed al mondo può essere contraddetta, smentita, superata, sostenuta o avversata. L’unica base indubitabile è il fatto che, in questo preciso istante, ci sia una Consapevolezza Senza Forma che rende possibile e testimonia tutto questo gioco di affermazioni e smentite. Anche se la nego ci sarà comunque qualcosa che è consapevole di questa negazione. Senza questo Substrato Consapevole non ci possono essere nè mondi, nè persone, nè IO, nè dei, nè concetti di Dio. E’ dunque questo Substrato il Supremo, la Sorgente, lo Zero Metafisico. Noi siamo Questo.

Il Sè è come lo spazio. Se cerchi di afferrarlo, circoscriverlo, definirlo ti sfugge. Smaschera questo gioco illusorio e prendi coscienza del fatto che Esso è imperdibile in quanto onnipresente.

ESSERE NON-FORMA

“Il sommo bene è come l’acqua:
l’acqua ben giova alle creature e non contende,
resta nel posto che gli uomini disdegnano.
Per questo è quasi simile al Tao.
Nel ristare si adatta al terreno,
nel volere s’adatta all’abisso,
nel donare s’adatta alla carità,
nel dire s’adatta alla sincerità,
nel correggere s’adatta all’ordine,
nel servire s’adatta alla capacità,
nel muoversi s’adatta alle stagioni.
Proprio perché non contende
non viene trovata in colpa.”
Tao Te Ching – cap. VIII

Finché ci reputiamo una forma, un corpo, una persona, una personalità, un ruolo non possiamo che percepire la necessità di difenderci o aprirci, perdere o acquisire, progredire o regredire, ecc. Di qui emerge la paura di altre forme o dell’estinzione della forma stessa. Per questo creiamo una serie di nuove forme “soprannaturali” per ovviare alla paura, quali divinità che premiano o puniscono, o tentiamo di eternare la forma attraverso opere “immortali” nell’aldiquà e paradisi o inferni nell’aldilà. L’identificazione con una forma è infatti paura e debolezza. Ci “perdiamo” nel limitato, esperienza affascinante eppure sofferente in quanto innaturale, nel senso di non adatto alla nostra vera natura.

Risvegliarci al fatto di essere una Realtà Senza Forma è la realizzazione di essere sostanzialmente invincibili, invulnerabili. Solo le forme possono infatti contrapporsi, essere ferite, combattere o venire sconfitte. Noi siamo invece come lo spazio, il vento, l’acqua. Come possono essere combattuti, feriti o sconfitti? Neanche le più imponenti montagne possono resistere all’erosione continua del vento e dell’acqua. Le montagne, le colline, le case, gli alberi, le persone possono apparire e scomparire ma lo Spazio è sempre lì, incondizionato. Questa è la “dolce potenza” di ciò che non ha forma rispetto alla forma, l’invulnerabilità dell’ineffabile: la “resa invincibile” della Non-Forma sulla Forma.

Coscienza, Testimone e Consapevolezza

“Qual è la differenza tra la consapevolezza e l’essere testimone? 
C’è una grande differenza tra consapevolezza e l’essere testimone. L’essere testimone è ancora un’azione; c’è qualcuno che lo sta facendo, l’ego è lì presente. Per cui il fenomeno dell’essere testimone è diviso tra soggetto e oggetto.
Essere testimone è una relazione tra soggetto e oggetto. La consapevolezza è completamente priva di soggettività e oggettività. Nella consapevolezza non c’è nessuno che sia testimone; non c’è nessuno che sia testimoniato. La consapevolezza è un atto totale, integrato; il soggetto e l’oggetto non hanno nessuna relazione con essa; sono dissolti. Quindi consapevolezza non significa che ci sia qualcuno che è consapevole, nè che ci sia qualcosa a cui prestare attenzione.
La consapevolezza è totalità, è soggettività totale e oggettività totale uniti in un unico fenomeno – mentre nell’essere testimone esiste una dualità tra soggetto e oggetto. La consapevolezza è un non fare, l’essere testimone implica qualcuno che fa. Ma attraverso l’essere testimone è possibile arrivare alla consapevolezza, perché essere testimone è un atto, ma conscio. Si può fare qualsiasi cosa e non essere – la nostra attività ordinaria è attività inconscia, ma se ne diventi consapevole questo diventa essere testimone. Quindi tra l’attività ordinaria inconscia e la consapevolezza esiste un salto che può essere colmato con l’essere testimone.
L’essere testimone è una tecnica, un metodo verso la consapevolezza. 

Non è consapevolezza ma, se paragonata all’ ordinaria attività inconscia è un gradino più alto. Qualcosa è cambiato: l’attività è diventata conscia, l’incoscienza è stata sostituita dalla coscienza.
Ma c’è ancora qualcosa da conquistare cioè l’attività deve essere sostituita dall’ inattività. Quello sarà il secondo gradino. E’ difficile saltare dall’ attività ordinaria inconscia alla consapevolezza. E’ possibile ma difficile per cui è utile che ci sia un gradino in mezzo. Se uno inizia dall’ attività conscia dell’essere testimone, allora il salto è più facile, cioè il salto nella consapevolezza senza nessun oggetto conscio, senza nessun soggetto conscio, senza nessuna attività conscia.

Questo non significa che la consapevolezza non sia coscienza; è pura coscienza ma non vi è nessuno che sia conscio di essa. 

C’è una ulteriore differenza tra coscienza e consapevolezza.
La coscienza è una qualità della mente ma non è la mente in toto.  La mente può essere conscia o inconscia ma quando trascendi la mente non c’è inconscio. E neanche una coscienza corrispondente. C’è consapevolezza.

Consapevolezza vuol dire che la totalità della mente è diventata consapevole. Ora  la vecchia mente non esiste più ma c’è la qualità dell’essere conscio. La consapevolezza è diventata totale, la mente in se stessa è diventata parte della consapevolezza. Non si può dire che la mente è consapevole, si può solo dire in un modo significativo che la mente è conscia. Consapevolezza vuol dire trascendere la mente, per cui non è la mente ad essere consapevole. E’ solo trascendendo la mente, andando oltre la mente che è possibile la consapevolezza.
La coscienza è una qualità della mente, la consapevolezza è il trascendere, è andare oltre la mente. La mente come tale è in mezzo alla dualità, quindi la coscienza non può mai trascendere la dualità. E’ sempre conscia di qualcosa, c’è sempre qualcuno che è conscio. La coscienza quindi è una parte, un frammento della mente e la mente come tale è la sorgente di ogni dualità, di ogni divisione. Divisione tra soggetto e oggetto, attività e inattività, coscienza e incoscienza. Ogni tipo di dualità è mentale. La consapevolezza è non duale, quindi significa stato di non mente.

Quindi qual è la relazione tra la coscienza e l’essere testimone? Essere testimoni è uno stato, la coscienza è un mezzo verso l’essere testimoni. Se uno inizia ad essere conscio, si arriva all’essere testimone. Se uno inizia ad essere conscio delle proprie azioni, conscio degli avvenimenti delle giornate, giorno per giorno, conscio di tutto ciò che è intorno, allora inizia ad essere testimone.
L’essere testimone arriva come una conseguenza dell’essere consci. Non si può praticare l’essere testimoni, si può solo praticare l’essere consci. Lo stato di testimone arriva come conseguenza, come un’ombra, un risultato, un prodotto.
Più diventi conscio più vai verso lo stato di testimone.

Quindi essere consci è un metodo per arrivare alla consapevolezza. E il secondo passo è che l’essere testimone diventa un metodo per arrivare alla consapevolezza.

Ci sono quindi tre gradini: coscienza, essere testimone, consapevolezza.
Ma lo spazio in cui ci troviamo di solito è il gradino più basso cioè quello dell’attività inconscia. L’attività inconscia è lo stato abituale della nostra mente.
Attraverso l’essere consci si può arrivare ad essere testimoni, e attraverso l’essere testimoni si può arrivare alla consapevolezza e, attraverso la consapevolezza si può ottenere il “non-ottenere”.Attraverso la consapevolezza si può ottenere tutto quello che è già stato ottenuto. Al di là della consapevolezza non c’è nulla, la consapevolezza è alla fine.

La consapevolezza è al termine del progresso spirituale. 
Nella consapevolezza si perde il testimone e rimane solo il testimoniare, si perde colui che fa, si perde la soggettività, si perde la coscienza egocentrica. A quel punto rimane solo la coscienza senza l’ego. Rimane la circonferenza senza il centro. La circonferenza senza il centro è consapevolezza. Coscienza senza alcun centro, senza alcuna sorgente, senza motivazione, senza una sorgente da cui derivare – una coscienza senza sorgente – questa è consapevolezza.  Quindi ci si muove dall’esistenza inconsapevole, che è la materia, prakriti, verso la consapevolezza.
Potete chiamarlo “il divino”, “la divinità” o in qualunque modo volete; tra la materia e il divino la differenza sta sempre nella consapevolezza.”

tratto da Osho: Meditation: The Art of Ecstasy


Semplicità

La Semplicità non ha nulla a che vedere con l’ignoranza, soprattutto della nostra vera natura, che non è poi così beata come alcuni affermano.
Non è neppure la sofisticata umiltà del religioso, che si sforza di essere “primo” nella semplicità, confidando in qualche ricompensa futura e traguardo mistico.
La Semplicità non può essere frutto di nessuna pratica, nessuno sforzo, nessuna intenzione, nessuna dottrina ascetica o minimalista, per il semplice fatto che tutto ciò che può fare lo sforzo è rendere la confusione ancora più confusa, dilaniare ulteriormente una mente già pregna di conflitti. Che pace, silenzio e chiarezza ci possono essere in una mente dilaniata dallo sforzo? Ed una mente inquieta, rumorosa e confusa è impermeabile alla Semplicità.
La Semplicità è proprio ciò che emerge quando l’intero movimento di qualcuno che si sforza di fare qualcosa, compreso l’essere semplice, si dissolve.
La Semplicità è la chiarezza non-nata che riaffiora quando il castello di carte mentale su cui strutturiamo e complichiamo sofferentemente l’esistenza implode su se stesso.
La Semplicità è Conoscenza fondata sul Non-Sapere.
Per questo non si può costruire la Semplicità. E invece ciò che resta al termine di un radicale, spesso doloroso, processo di sottrazione.
La Semplicità è il vento limpido che soffia sulle rovine della complessità, della dualità e della frammentazione.
E’ Pace, totale intimità con ciò che è, senza filtri.
E’ Amore incondizionato per la vita, lì dove tutte le nostre religioni, filosofie, dottrine e ideologie sono una fuga da essa. E’ presenza vigile, non-nata, senza sforzo, meditazione che abbraccia l’intera esistenza.
La Semplicità è tutto questo ma nello stesso tempo niente di questo.

La Semplicità “semplicemente” E’.

Punto.

Sul Risveglio

Si parla ovunque di Illuminazione, Risveglio, Satori, Liberazione, Moksha,ecc…. Ma di che cosa realmente si tratta?

Ciò che vedo con chiarezza è la sostanziale impossibilità di ridurre totalmente questa cosa (o meglio Non-Cosa) a una qualche definizione, circorscriverla all’interno di un qualche orizzonte concettuale. Ogni volta che si tenta di farlo si incorre inevitabilmente in fuorvianti semplificazioni. Questo tuttavia non implica che si possa tentare di “suggerirla”, evocarla, rimandare ad essa attraverso il linguaggio, a patto di essere fermamente consapevoli che il dito non è la Luna. Tuttavia se non ci fossero dita ad indicare la Luna sarebbe molto più difficile vedere la luna stessa. 🙂

Dunque cosa si può dire a proposito di questa Non-Cosa chiamata Risveglio?

Non è un’esperienza, che per sua natura è transitoria in quanto ha un principio, una durata e una fine. E non è neppure uno stato che si raggiunge, si perde o si mantiene. Non è il raggiungimento di una perfezione ideale del corpo-mente, di una immagine-condizione di Buddha su una nuvoletta perennemente beato e compassionevole. Come può infatti l’Incondizionato essere ridotto a condizione?? La Non-Immagine ridotta ad immagine? Non è qualcosa che riguarda il piano psichico, ma è apertura alla Realtà che lo contiene lo trascende. Può modificare sostanzialmente il piano psichico ma non è del piano psichico.

Il Risveglio è realizzazione, diretta, totale ed immediata di essere questo Non-Stato, questo Indefinibile, questo Vuoto cosciente in cui l’intero universo appare. Risveglio è Non-Forma Consapevole che si risveglia a Se Stessa, dopo anni o vite di identificazione con uno o infiniti corpi.
Questo produce una naturale disidentificazione con il corpo-mente, che rimane quello che è, ovvero un prezioso veicolo che fa il suo corso, continuando ad esprimere i suoi limiti intrinseci, la sua mortalità, i suoi istinti, la sua immaginazione, ecc. La differenza è che tutte queste cose non vengono più vissute con un filtro, come un problema o un vantaggio, come buone o cattive, ma sperimentate e vissute in modo diretto, non-mediato.

Per questo Risveglio è anche intimità totale con ciò che è, crollo totale di qualsiasi infrastruttura concettuale che imbriglia l’ineffabile vastità dell’esistenza.

Il Risveglio è DALLA persona non DELLA persona. Avviene nell’essere umano ma non è dell’essere umano. E’ un evento di Amore dell’Impersonale con Se Stesso. Può trasformare l’essere umano ma non è più lui il “centro”.
Risveglio è la dolce fine di questo qualcuno che vuole raggiungere il risveglio stesso, lo status di iscritto nel club degli illuminati, bodhisattva, acharya, ecc. Dissolto il cercatore si esaurisce anche la ricerca, che è niente più che un abbaglio concettuale prodotto dal sogno della separazione.

Risveglio è dimorare nel Non-Stato, nel Non-Sapere, nella Non-Forma in totale intimità con ogni stato, sapere e forma. Non è acquisire conoscenze ma essere Conoscenza.

Crollato il castello di carte concettuale rimane la Vita, che è totale intimità con ciò che è, unità organica, intelligenza impersonale, celebrazione ordinaria, Amore.

Queste definizioni sono inevitabilmente imperfette e limitate. Sono dita traballanti che indicano una Luna Infinita, oscura come lo Spazio, impermeabile a qualsiasi confine e griglia. Eppure questa Luna è abbagliante come il Sole e più semplice ed ordinaria di un respiro. Ma non c’è nulla di più difficile dell’assolutamente semplice.