Incontro 7.12.2012 – Vademecum dell’esploratore interiore

Annunci

Hastamalakastotra

1. “Chi sei tu, figlio mio, e con chi sei? Qual è il tuo nome e da dove vieni? Dimmi ogni cosa distintamente per rendermi felice – tu che hai riempito il mio cuore di gioia.”

2. “Non sono un uomo, né un dio, né un semidio, non sono Brahmana, Kshatriya, Vaisya, né Sûdra; non sono studente, non sono capofamiglia, né anacoreta o rinunciante; io sono l’innata Consapevolezza.

3. Quello che permette la manifestazione dell’attività della mente, dell’occhio e del resto, così come il sole è causa del movimento degli esseri viventi, ma che è libero da ogni condizionamento, come l’etere infinito – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

4. Quello che essendo uno, immutabile, eterna conoscenza in essenza, come il fuoco è in essenza calore, è il sostrato che sostiene, mentre agiscono, la mente, l’occhio e tutto il resto – che sono mera ignoranza – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

5. Il riflesso del volto visto nello specchio non è nulla in sé, niente altro dalla faccia, così l’anima individuale non è nulla in sé, altro che il riflesso dell’Intelligenza sugli organi interni – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

6. Così come scompare il volto riflesso quando si toglie lo specchio, e la faccia resta sola, separata dall’illusione, così quell’Essere che rimane quando non vi è più oggetto di pensiero – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

7. Quello che si trova distaccato dalla mente, dall’occhio e dal resto, che è esso stesso la mente, l’occhio e il resto per la mente, l’occhio e il resto e che non è conosciuto dalla mente, dall’occhio e dal resto – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

8. Quello che essendo uno, risplende auto-manifesto, dotato di pura intelligenza, essendo luce in essenza, eppure appare come fosse variamente modificato attraverso i diversi organi interni, così come il sole risplende riflesso nell’acqua di diversi vasi – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

9. Come il sole, illumina innumerevoli occhi allo stesso tempo ed è lo stesso per ciascuno, così quell’Essere, l’unica intelligenza che illumina innumerevoli organi interni – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

10. Come i sensi illuminati dal sole catturano la forma degli oggetti, ma quando restano al buio non catturano più le forme, così quello da cui il sole stesso deve essere illuminato per illuminare i sensi – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

11. Come l’unico sole sembra moltiplicarsi nel riflesso dell’acqua agitata, e anche quando si riflette nell’acqua ferma si deve riconoscere separato, così quello che, realmente uno, sembra divenire molti nel movimento degli organi interni – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

12. Come uno la cui visuale è coperta dalle nubi pensa, nella sua illusione, che il sole sia coperto dalle nubi e abbia perso il suo splendore, così l’Essere sembra vincolato a colui che ha la mente oscurata – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

13. Quello che essendo uno, attraversa tutte le cose ma con nessuna entra in contatto, e che, come l’etere, è sempre puro e incontaminato nella propria essenziale natura – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

14. Come un cristallo puro può apparire differente se camuffato, così anche tu appari differente alle menti individuali; come la falce di luna appare tremolante nell’acqua, così anche tu, o Vishnu, sembri muoverti nel nostro mondo.”

di Hastamalaka
E’ uno dei primi quattro discepoli di Sankara. Si dice che il ragazzo fosse muto dalla nascita quando il Maestro lo incontrò e comprese che il suo silenzio era il voto di un asceta. Shankara lo benedisse e gli chiese “Chi sei?” al che il ragazzo rispose con un poema di dodici strofe l’Hastamalakastotra nel quale descrive se stesso come il Sé della pura Coscienza.

Tu sei il Supremo

Tu non sei un povero peccatore perso per una valle di lacrime che elemosina qualche frammento di grazia e di luce. L’idea di ritenersi un’entità limitata e separata dal resto del mondo: ecco l’illusione più radicata. La tua Vera Natura è il Supremo che fa esperienza di questo e infiniti altri mondi attraverso innumerevoli corpi ed esseri. Ricordati Chi sei ed ogni paura psicologica e mancanza giungerà alla sua estinzione. Questa realizzazione è un accadimento impersonale che può avvenire in infiniti modi perchè la Realtà Ultima è ovunque eppure irriducibile ad alcun oggetto o concetto limitato. Tuttavia non c’è approccio più diretto ad Essa dell’autoindagine (Atma-Vichara).

Tripura Rahasaya

“Dimmi dunque dove non trovi questa Suprema Coscienza simile all’incendio che divora ogni cosa alla fine di ogni periodo cosmico?
E’ lei che rende simile a se stessa tutte le nostre attività, sia corporali che mentali, esattamente come il fuoco, consumando ogni varietà di legno, dal fico al sandalo, li rende simili a se stesso.
Chi ha compreso questa verità non sente più la minima inclinazione ad aprire o chiudere gli occhi. Abbandona dunque la pretesa di identificarti con questa coscienza per mezzo di un controllo delle attività mentali. Spezza ugualmente il nodo che consiste nel credere che il dispiegamento cosmico sia qualcosa di diverso da ciò che costituisce la tua vera essenza. Questo universo tutto intero si riflette nella coscienza come il cielo immenso si riflette in uno specchio largo come una mano. Realizza questo e poi comportati come una persona ordinaria. Non ritirarti in solitudine, rimani dove sei e abbandona anche il sentimento di raggiungere la Coscienza Assoluta.”

da Dattatreya – Tripura Rahasaya, La Dottrina segreta della Dea Durga

lo spazio del sè

E’ affascinante constatare con quanti ruoli e immagini di noi stessi dobbiamo identificarci prima di realizzare di essere infinitamente più vasti di qualsiasi ruolo o immagine. Vedere chiaramente l’impossibilità di ricondurci a qualche forma particolare, per quanto sofisticata sia, è il principio del “ritorno a casa”.

Ogni teoria riguardo a noi stessi ed al mondo può essere contraddetta, smentita, superata, sostenuta o avversata. L’unica base indubitabile è il fatto che, in questo preciso istante, ci sia una Consapevolezza Senza Forma che rende possibile e testimonia tutto questo gioco di affermazioni e smentite. Anche se la nego ci sarà comunque qualcosa che è consapevole di questa negazione. Senza questo Substrato Consapevole non ci possono essere nè mondi, nè persone, nè IO, nè dei, nè concetti di Dio. E’ dunque questo Substrato il Supremo, la Sorgente, lo Zero Metafisico. Noi siamo Questo.

Il Sè è come lo spazio. Se cerchi di afferrarlo, circoscriverlo, definirlo ti sfugge. Smaschera questo gioco illusorio e prendi coscienza del fatto che Esso è imperdibile in quanto onnipresente.

ESSERE NON-FORMA

“Il sommo bene è come l’acqua:
l’acqua ben giova alle creature e non contende,
resta nel posto che gli uomini disdegnano.
Per questo è quasi simile al Tao.
Nel ristare si adatta al terreno,
nel volere s’adatta all’abisso,
nel donare s’adatta alla carità,
nel dire s’adatta alla sincerità,
nel correggere s’adatta all’ordine,
nel servire s’adatta alla capacità,
nel muoversi s’adatta alle stagioni.
Proprio perché non contende
non viene trovata in colpa.”
Tao Te Ching – cap. VIII

Finché ci reputiamo una forma, un corpo, una persona, una personalità, un ruolo non possiamo che percepire la necessità di difenderci o aprirci, perdere o acquisire, progredire o regredire, ecc. Di qui emerge la paura di altre forme o dell’estinzione della forma stessa. Per questo creiamo una serie di nuove forme “soprannaturali” per ovviare alla paura, quali divinità che premiano o puniscono, o tentiamo di eternare la forma attraverso opere “immortali” nell’aldiquà e paradisi o inferni nell’aldilà. L’identificazione con una forma è infatti paura e debolezza. Ci “perdiamo” nel limitato, esperienza affascinante eppure sofferente in quanto innaturale, nel senso di non adatto alla nostra vera natura.

Risvegliarci al fatto di essere una Realtà Senza Forma è la realizzazione di essere sostanzialmente invincibili, invulnerabili. Solo le forme possono infatti contrapporsi, essere ferite, combattere o venire sconfitte. Noi siamo invece come lo spazio, il vento, l’acqua. Come possono essere combattuti, feriti o sconfitti? Neanche le più imponenti montagne possono resistere all’erosione continua del vento e dell’acqua. Le montagne, le colline, le case, gli alberi, le persone possono apparire e scomparire ma lo Spazio è sempre lì, incondizionato. Questa è la “dolce potenza” di ciò che non ha forma rispetto alla forma, l’invulnerabilità dell’ineffabile: la “resa invincibile” della Non-Forma sulla Forma.

L’illusione della dualità

aaLa dualità che attribuiamo a questa manifestazione è solo un'interpretazione illusoria, risiede solo nella mente. In realtà non esiste altro che ciò che è, ciò che accade, che è una mera apparizione, accadimento in una Pura Consapevolezza che non conosce alcuna separazione, che non è mai stata separata dai suoi contenuti, compresi i concetti di dualità e separazione, come uno specchio è incondizionato ma non separato dai riflessi che ospita.
Dualità, bene e male, yin e yang, io e l'altro, shiva e shakti, vita e morte, ecc. sono bellissimi concetti con cui la mente si gingilla ad interpretare il mondo, in quanto è stata condizionata a farlo sin dall'infanzia ed è in linea perfetta con il suo funzionamento (elaborato un concetto la mente crea immediatamente il suo opposto). La dualità ha sicuramente una sua utilità pratica e per questo, anche smascherata, non deve essere abbandonata ma vissuta come un semplice artificio pratico, efficace ma non reale. La manifestazione è ciò che è, un Tutto Organico emanazione di un unico Principio Cosciente. Per questo non c'è altra liberazione del risveglio dal sogno della dualità.

Conoscenza relativa e conoscenza assoluta

296830_10150420650199328_762564327_10151036_1225939577_nNella conoscenza relativa, "esteriore", si accumulano saperi, esperienze e scoperte. Nella conoscenza assoluta, "interiore", si toglie, si smaschera ciò che è falso, ci si disidentifica. La conoscenza relativa ha come oggetto l'universo che è infinito, mentre la conoscenza assoluta ha come non-oggetto lo ZERO in cui l'intero universo emerge. La prima richiede tempo infinito mentre la seconda non può che essere diretta ed immediata. Se qualcuno non la considera tale, è perchè, per superficialità o ignoranza, fa confusione tra i due tipi di conoscenza. 

Pensare di conoscere la complessità dell'universo in un'istante non ha senso, esattamente come lo è ritenere che la realizzazione della nostra vera natura implichi un accumulo infinito di tecniche, pratiche, conoscenze, ecc. Non si giunge infatti a ciò che realmente siamo, perchè è già qui. Tutta la conoscenza che possiamo accumulare riguardo a noi stessi è sempre di natura relativa, comprese quelle considerate più "alte", quelle di tipo advaitico, ermetico, ecc. Non possiamo infatti essere ridotti a oggetto di conoscenza concettuale. Possiamo solo prendere coscienza intuitiva di ciò che siamo attraverso un drastico e radicale processo di "sottrazione".

ESSERE CONOSCENZA, non accumulare conoscenze.

Forma e Non-Forma

lucio-fontana-pananti2

La forma è limitata, la Non-Forma è illimitata, infinita e vibrante potenzialità. La forma è piacere o sofferenza, la Non-Forma è infinita beatitudine senza oggetto e tempo. La forma è suono, la Non-Forma è silenzio potenziale. La forma è un oggetto-evento con nascita, forma, dimensione e dissoluzione. La Non-Forma è puro Spazio Non-Nato in cui nascita e morte sono semplici eventi apparenti. 

Una forma personale è ciò che riteniamo di essere, mentre Non-Forma impersonale è ciò che realmente siamo. Ma quanto siamo coscienti di ciò durante ogni fotogramma di esistenza che ci appare? Quando viviamo ogni istante, ogni esperienza, ogni sensazione, ogni emozione, ogni piacere, ogni dolore coscienti di essere Non-Forma, non siamo più qualcuno che si è liberato, risvegliato, illuminato, ecc. Siamo Liberazione stessa. 
Dimoriamo dunque nella Non-Forma sperimentando ogni forma, nel silenzio gustando ogni suono. Liberi, gioiosi e vasti come l'intero universo attraversiamo dunque l'oceano giocoso dell'esistenza.