VADEMECUM DEL SONNO

Possiamo constatare che siamo ancora “dormienti”:
– se ci sono ancora dubbi su ciò che siamo realmente;
– se siamo legati a un’idea, ad un’immagine di noi stessi;
– se è ancora presente il senso di qualcuno che deve comprendere, realizzare, diventare qualcosa;
– se ci chiediamo: “Ho realizzato o no?”;
– se c’è ancora ricerca, più o meno conscia;
– se diamo patentini e certificati in giro di illuminazione o mancata illuminazione. Ci poniamo dunque le annose domande: “Questo o quel maestro è veramente un realizzato? Come dovrebbe comportarsi un realizzato? “;
– se pensiamo ancora che esistano realmente un Dio, un mondo, esseri “altri” da noi;
– se c’è ancora il senso di essere colui che agisce;
– se c’è ancora attaccamento al frutto delle azioni;
– se crediamo ancora nel karma, nel fatto che ci sia qualcuno che accumuli meriti e demeriti in virtù dei quali vada in paradiso, all’inferno o rinasca in modo più o meno “favorevole”;
– se abbiamo ancora paura di morire: questa è la “suprema cartina tornasole”.

Forma e Non-Forma

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La forma è limitata, la Non-Forma è illimitata, infinita e vibrante potenzialità. La forma è piacere o sofferenza, la Non-Forma è infinita beatitudine senza oggetto e tempo. La forma è suono, la Non-Forma è silenzio potenziale. La forma è un oggetto-evento con nascita, forma, dimensione e dissoluzione. La Non-Forma è puro Spazio Non-Nato in cui nascita e morte sono semplici eventi apparenti. 

Una forma personale è ciò che riteniamo di essere, mentre Non-Forma impersonale è ciò che realmente siamo. Ma quanto siamo coscienti di ciò durante ogni fotogramma di esistenza che ci appare? Quando viviamo ogni istante, ogni esperienza, ogni sensazione, ogni emozione, ogni piacere, ogni dolore coscienti di essere Non-Forma, non siamo più qualcuno che si è liberato, risvegliato, illuminato, ecc. Siamo Liberazione stessa. 
Dimoriamo dunque nella Non-Forma sperimentando ogni forma, nel silenzio gustando ogni suono. Liberi, gioiosi e vasti come l'intero universo attraversiamo dunque l'oceano giocoso dell'esistenza. 

Essere è gioia

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La gioia non può essere sviluppata nè raggiunta. E' piuttosto ciò che emerge spontaneamente quando cessiamo di essere "altrove", identificati con qualcosa o qualcuno, persi nelle fantasie del passato e del futuro. I pensieri, le emozioni, la felicità, la tristezza, i piaceri, i dolori vanno e vengono. Ma la gioia è sempre lì, incondizionata, perchè essa è il pre-sentimento più sottile della nostra vera natura, diretta emanazione del puro senso di Essere. Possiamo trovarci nelle situazioni più elegiache o in autentici inferni in terra ma questo puro senso di essere -"Sono" – è sempre presente. E questo puro Essere è Gioia, anche se spesso è oscurato da mille nubi concettuali ed emotive. 
La gioia non è dunque acquisizione di uno stato, di un'emozione, di una condizione. E' l'esatto opposto: ciò che emerge quando tutto questo movimento si conclude. La gioia non può essere il traguardo e il compimento di una qualche ricerca ma è ciò che riaffiora quando la ricerca stessa si dissolve. La gioia è la base onnipresente al di là delle "nuovole" concettuali ed emotive, non un punto d'arrivo. La gioia è ovunque ma riducendola a uno stato che deve essere raggiunto o mantenuto, la perdiamo.

Elogio dell’Otium

gatto_che_prende_il_sole_3-530x397"Il non fare nulla è la cosa più difficile del mondo." Oscar Wilde

Meglio essere inefficientemente liberi che produttivamente schiavi. 
Ci sono ottimi motivi per rivendicare l'importanza di sospendere il fare per lasciare spazio all'Essere ed aprirsi alla Conoscenza. 
I latini elogiavano l'OTIUM che non era il padre dei vizi (come oggi lo si intende ndr) ma il dedicare spazio a se stessi, all'interiorità, alla Conoscenza. L'otium si contrapponeva al NEGOTIUM, ovvero il dedicarsi agli affari che ha come funzione il semplice sostentamento, l'avere, l'acquisire. L'otium invece si riferiva alla sfera dell'Essere, ponendosi come necessaria compensazione alla sfera dell'agire mondano. 

La mesta ignoranza del sistema sociale contemporaneo (in buona parte mutuato dagli USA e dall'avida e ignorante etica protestante) si misura da come sia totalmente perso nel negotium e nell'idolatria dell'efficienza, del profitto, della produttività, della competizione. Se non fai e non produci vieni considerato un un parassita, un reietto, un rinnegato dalla grazia di Dio (per i protestanti) o un morto sociale. 
Peccato che i veri morti semoventi siano proprio i crociati di questo sistema di iper-produzione di idee, beni, credenze, gingilli in larghissima parte superflui se non nocivi. Si sono talmente immedesimati nella loro vita zelante da schiavi, stressata ma produttiva, da ritenere che essa sia la più alta forma di libertà e di affermazione della dignità umana. Dietro alla mania di fare non si cela altro che la paura di fermarsi un attimo e vedere il carcere nel quale ci si è rinchiusi. E le sbarre non sono mai una bella vista per i reclusi. Meglio continuare febbrilmente ad arricchire, decorare e dotare di ogni comfort l'interno di una prigione a cui è stato dato sarcasticamente il nome di "liberismo", forse in implicito omaggio alla scritta "Arbeit macht frei – il lavoro rende liberi", che accoglieva i nuovi detenuti di Auschwitz. Mi sembra sempre meno una semplice coincidenza. 
Puoi essere anche la persona più in pace, compassionevole e felice di questo mondo ma se non ti fai il mazzo, se non produci ricchezza, sei un fallito, un pelandrone o, come qualche neo-guru grottescamente afferma, un "malato spirituale".

La parola d'ordine è produttività anche in vacanza! Bisogna "sfruttare" al meglio tutto il tempo "libero" che ci siamo alacremente "guadagnati"! Fare, fare, fare, dalla prima mattina a tarda notte! Quanti turisti compulsivi si vedono in giro che non si danno pace finchè non esauriscono la lista delle attrazioni stereotipate segnalate dalla guida! Visitano tutto ma in definitiva non gustano nulla perché sono molto più concentrati sul fare e sull'acquisire che sul gustare ciò che stanno vedendo. Solo quando l'avere e l'acquisire lasciano spazio all'Essere possiamo realmente tornare a gustare e meravigliarci per qualcosa. Si cessa di visitare e si ricomincia a "vedere". 
Lo stesso sistema produttivistico ha invaso anche la ricerca spirituale. Ecco dunque che ai fini dell'illuminazione è diventato un imperativo farsi il mazzo, fare ritiri tostissimi ed intensivi, saltare e ballare per ore, storpiarsi il corpo nelle posture più esotiche, ecc. Bisogna infatti "acquisire" l'illuminazione come fosse una qualsiasi merce. L'unica differenza è che si ritiene che questa non si possa pagare solo in soldi ma anche, e soprattutto, in esperienze. Dunque più esperienze mistiche mi induco attraverso varie pratiche, più "investo" in corsi costosi, più acquisirò bonus nel mio viaggio verso l'illuminazione. Ecco la spiritualità degli schiavi-discepoli e degli schiavi-guru, sempre attenti al profitto, all'efficienza ed alla produttività delle loro pratiche, viaggi, ashram e chiese. 

Tuttavia è proprio il concetto di qualcuno che compie qualcosa ad essere uno dei maggiori ostacoli al risveglio. 
Illuminazione è proprio il dissolvimento del senso di essere qualcuno che vuole ottenere l'illuminazione. Riguarda l'ambito dell'Essere, non dell'avere. Non si può "acquisire" l'illuminazione. Essa ha a che fare con il "togliere", non con l'ottenere. Per questo nell'attuale spiritual-supermarket c'è enorme ignoranza. L'avere e l'ottenere hanno quasi totalmente soffocato l'Essere. 

E la ruota del dolore gira più che mai nel grande carcere della società del fare e dell'avere. Tuttavia permane una gioiosa, pacifica, giocosa ed "oziosa" resistenza che è la vera speranza per questa umanità reclusa. 

La porta della cella è spalancata. Ma siamo troppo impegnati a imbellettare la cella o a fantasticare un mondo al di fuori delle sbarre per rendercene conto. E riprendere coscienza di una libertà che non è stata mai perduta. In un istante.

Sulla Bellezza

edVisX18Bmrrp5oxgheFgwdoo1_500La Bellezza e l'Amore sono quando voi non ci siete.
J. Krishnamurti

Pre-sentiamo Bellezza quando si dissolve qualcuno che insegue il Bello. 
Non c'è più senso di separazione: io che osservo qualcosa di bello. Siamo "stregati", assorbiti totalmente da ciò che stiamo contemplando o facendo. 
Se siamo persi nell'ignoranza, siamo indotti a ritenere che la bellezza sia qualcosa di inerente all'oggetto di contemplazione o al tipo di azione che stiamo facendo. Dunque cercheremo di carpire tale bellezza fotografando o filmando ciò che stiamo contemplando o facendo. Tornando il senso di separazione, sarà dunque inevitabile il dissolversi del senso di Bellezza. 

L'oggetto o l'azione che reputiamo belli ci hanno offerto solo un pretesto per assorbirci, dileguare per un poco la nebbia egioca, mentale ed emozionale in cui è così facile incapsularci. In questo modo ci hanno dato una preziosa occasione per ritornare spontaneamente a noi stessi, dissolvendo per un istante, un minuto, un'ora, un giorno il dilaniante senso di essere qualcuno che contempla o compie qualcosa. 

Rimangono solo Agire e Contemplare, vasti, ineffabili e impersonali. E in questo c'è Bellezza, pre-sentimento di ciò che siamo, della nostra Vera Natura esattamente come lo sono la Pace, l'Amore, la Gioia, la Beatitudine, ecc. Ogni volta che, per qualche motivo, ritorniamo al nostro stato naturale non possono non percepirli esattamente come quando ci buttiamo in acqua non possiamo non percepire il senso di bagnato. 

Quando iniziamo a realizzare di essere quella Bellezza che andavamo cercando ovunque, l'intera esistenza inizia a permearsi di Meraviglia. 
Iniziamo a percepire e vedere la Bellezza ovunque e diventiamo portatori sani di Bellezza in un mondo di portatori malati di tristi merci estetizzanti. 
La Bellezza ha infatti molto più a che fare con la non-forma che con la forma, più con l'invisibile che con il visibile, più con il togliere più che con l'aggiungere. Bellezza è Neti Neti, né questo, né quello, qualcosa di sostanzialmente indefinibile eppure estremamente significativo nella nostra vita. 

Per questo la ricerca della Bellezza è uno degli infiniti sinonimi della ricerca del Sè, del Supremo, della Nostra Vera Natura. Esattamente come lo sono la ricerca della Felicità, di Dio, della Pace, ecc.

Schiavi o uomini liberi?

freeUno schiavo deve essere produttivo, economico, ignorante, specializzato, preciso ed efficiente. Deve essere inoltre spietato con i suoi simili e obbediente per accattivarsi gli elogi e le grazie del padrone.

Un essere umano libero, invece, non può che esser saggio, olistico, compassionevole e solidale. Avendo smascherato la frode mentale che si nasconde dietro a concetti da schiavo come "efficienza" e "produttività" vive nell'armonia e nella quiete. 

Lo schiavo sopporta le vessazioni a cui è soggetto in nome di un poco d'evasione, talvolta terrena o più spesso ultraterrena. L'uomo libero invece vive celebrando l'esistenza e l'esistenza celebra la vita in lui, in ogni istante. 

Lo schiavo è un dio indotto a credersi un povero derelitto, un peccatore, una fedele pecorella, un precario che ringrazia chi gli da un posto in cui farsi sfruttare, umiliare e rapinare della vita. 
L'uomo libero è invece un dio consapevole del proprio potenziale, della propria vera natura non-nata e impersonale. L'uomo libero è cosciente di essere un creatore e vive di conseguenza. 

Uno schiavo vive nella paura, si pensa come debole, carente e limitato e dunque vive nel debito e nella penuria. Pensandosi povero ha bisogno continuamente di circondarsi di beni per colmare la povertà interiore in cui vive. E pensandosi debole concorre a dare potere a chi lo sfrutta. Possono infatti esistere tiranni e sfruttatori solo in relazione a uomini che si pensano come sottomessi. 

Un uomo libero invece, essendo cosciente della propria vera natura illimitata, vive nella ricchezza interiore e per questo dimora nell'abbondanza e nella celebrazione. Può vivere in una grotta con quasi nulla senza per questo sentirsi povero o limitato. O può vivere in una reggia senza per questo sentirsi sostanzialmente diverso chiunque altro. Questo perchè è consapevole che la vera ricchezza dell'essere umano non sta in ciò che "ha", ma in ciò che "è", nella propria vera natura. 
Utilizza dunque ciò che la vita gli da per sostenere il corpo ma non lega a questo la sua felicità. 

Lo schiavo prega Dio e i padroni per ottenere sempre qualcosa di più e si lamenta continuamente della propria sventura, pochezza e povertà. Lo schiavo pensa di vivere in una "valle di lacrime" e spera di passare "a miglior vita". 
L'uomo libero celebra l'abbondanza dell'Esistenza e si meraviglia come un bambino di fronte alla bellezza del mondo. L'uomo libero è cosciente che questo istante è tutto ciò che è. 

Lo schiavo mercanteggia e lotta per qualche briciola di sesso e di affetto. L'uomo libero Ama e per questo dimora nella Pienezza. 

Lo schiavo teme la morte e per questo vive continuamente nella paura del tempo, dei potenti, delle malattie, dei 2012 di turno, ecc. La paura lo rende ricattabile e per questo si costringe a una vita da vile, ipocrita e sottomesso. 
L'uomo libero ha invece realizzato di essere una Realtà non-nata e che ciò che muore è solo il corpo, un veicolo transitorio. Questo gli permette di vincere la paura primigenia, quella della morte, del dissolvimento, dell'estinzione che è alla base di tutte le paure che costringono l'uomo in schiavitù. L'uomo libero non è più ricattabile perchè ha vinto la paura. Per questo gli uomini liberi hanno sempre fatto paura agli schiavi: la loro esistenza è confutazione continua delle loro ridicole illusioni e tragiche paure. 

Una società di schiavi è gerarchica, corrotta, competitiva, repressiva, fondata sulla paura, sulla scarsità, sull'homo homini lupus, sul contratto-ricatto sociale, sull'alternanza fatica/evasione (=bastone/carota), sul sistema monetario. 
Una società di uomini liberi invece non può che essere non-gerarchica e solidale, fondata sull'Amore, sull'abbondanza, sul Bene comune, sulla celebrazione della Vita e della natura, in cui non si commercia povertà ma si condivide abbondanza di risorse. 

Lo schiavo è tale perchè si pensa come tale. Per questo ha bisogno di governanti, pastori e banchieri che crea e sostiene in relazione all'illusoria immagine di sè in cui vive confortevolmente imprigionato. 
L'uomo libero, invece, è tale perchè, avendo realizzato di essere il Supremo, ha cessato di pensare di essere qualcuno in particolare. 
In quanto dimora nella coscienza di essere la Totalità non ha più bisogno di nulla. Tutto ciò che arriva non è più un'elemosina, un salario o un soddisfacimento di un bisogno: è un lusso, qualcosa di gradito ma non necessario. 

Schiavi o uomini liberi? 
A noi la scelta… Non possiamo infatti sperare in una società differente se non realizziamo in noi stessi, innanzitutto a livello mentale, il cambiamento che vorremmo. Siamo infatti dei creatori, non delle vittime sacrificali.

La musica delle Sfere

Solar SystemL'Universo è Musica e questo corpo-mente è uno strumento che risuona all'unisono con le Sfere.

L'unico elemento di dissonanza nella sinfonia è la presenza del "suonatore" che si accanisce nel tentativo di adattare alla propria personale melodia non solo il corpo ma anche l'intero universo.
Tuttavia l'unica cosa che può fare è creare dissonanza fino a snervarsi a suon di note stridenti e stonate. Stecca dopo stecca può capitare che comprenda la vanità del tentativo e dunque cessa di voler essere compositore per rimanere semplice esecutore: cerca dunque con mille tecniche di "riconnettersi", di conformare la sua musica a quella dell'Universo.

Ma le dissonanze permangono perché è lui la dissonanza. Di fallimento in fallimento, di dolore in dolore il suonatore giunge infine a fermarsi, alla resa. Il meccanismo si inceppa e il suonatore si dissolve nel nulla da cui è provenuto per lasciare l'intero campo a ciò che è sempre stato presente: la Musica delle Sfere.

Enjoy the Sound.

Forme-Pensiero e Liberazione

risveglio"Conosci: "io sono Pura Consapevolezza" e sii felice delle ceneri, libero dall'angoscia. Poiché tutto ciò che si vede non è diverso da un serpente immaginato dove c'è solo una corda; ma tu sei quella gioia, la suprema conoscenza e consapevolezza; ora, sii felice. 
Se qualcuno crede di essere libero, è libero; se crede di essere legato
, è legato. Perciò è vero il detto: "Si diventa ciò che si pensa". "
Ashtavakra Samhita

"Si diventa ciò che si pensa." 
In modo conscio o inconscio siamo abilissimi creatori di forme pensiero attraverso le quali plasmiamo continuamente immagini di noi stessi così come dell'intero universo. Per questo chi si pensa continuamente come vittima è il miglior creatore di carnefici e aguzzini. Tuttavia non ci possono essere carnefici senza persone che si pensano vittime, così come non ci possono essere infidi pastori senza esseri umani che si pensino come un fedelissimo e insicuro gregge, ansioso di essere guidato. 
O astuti e sanguinari inquisitori senza la credenza in un astuto e sanguinario satanasso da combattere. O dittatori senza popoli zelantemente obbedienti ed ai quali in fondo va bene sottomettersi in quanto si pensano come sottomessi. O generali e guerre senza popoli impauriti che si pensano minacciati e dunque chiedono di essere difesi, governanti corrotti. O senza cittadini che beneficiano della corruzione e del nepotismo e che, lamentandosi in continuazione, sostengono e motivano senza sosta il sistema, alimentando le forme-pensiero che lo plasmano (vd. Italia). 

Insomma nelle forme pensiero c'è una potenza immensa di cui sempre più esseri umani stanno prendendo coscienza. 
Tuttavia la vera "svolta" non è passare dall'identificazione con una forma-pensiero a un'altra, da vittima a carnefice, da oppresso a dittatore, da ricco a povero, da sfigato ad affascinante, ecc. scornandosi per piegare l'universo ai nostri desideri, che è il gioco dell'esoterismo-fastfood stile The Secret e simili, accattivante al gusto ma sostanzialmente intossicante.

La vera "svolta" è realizzare di essere la non-forma consapevole da cui promana ogni forma-pensiero, ma che questa non-forma non può essere a sua volta rinchiusa in alcuna forma-pensiero. 

Questo perché ciò che siamo realmente non è un'idea, un'immagine, un concetto, un pensiero. Conteniamo ogni definizione senza a nostra volta poter essere definiti, ogni forma senza a nostra volta poter essere formati. Per questo, in qualsiasi forma-pensiero nella quale ci identifichiamo non possiamo che sentirci, in ultima analisi, infelici, inappagati ed in esilio. 

Come può infatti l'Illimitato non sentirsi infelice ed esiliato nell'identificazione con il limitato? L'intero video-game in questo piano di esistenza si articola su questo. 

Perciò realizza che "Si diventa ciò che si pensa", ma soprattutto "Conosci: "io sono Pura Consapevolezza" e sii felice delle ceneri, libero dall'angoscia." come ci ricorda senza posa la bellissima Ashtavakra Samhita.

No Target

400_F_11720157_PxkySX8JqMP1MfWZFL8NHR17JkalvJ1BLa coscienza identificata, egoica, è continuamente a caccia di obiettivi, traguardi, orizzonti che possano dare un senso all'agire ed al vivere. Accade così che si sacrifichi l'intensità di ogni istante in relazione a un concetto astratto, proiettato nel futuro. Si apre un conflitto tra ciò che stiamo vivendo e ciò che dovremmo vivere al fine di raggiungere l'obiettivo prefissato. Non ci possono essere nè pace, nè gioia in una vita popolata da finalità ed obiettivi. Non si vive, si lotta. 

Bisogna tuttavia prendere atto che ciò che ci porta a lottare e produce ansia non è tanto la presenza di obiettivi in sè ma il fatto di ritenere che solo raggiungendoli potremo essere felici e realizzati. Inventiamo dei traguardi, lottiamo per raggiungerli, ci disperiamo se questo non accade e ne inventiamo invece di nuovi nel caso essi siano stati raggiunti per riprendere il gioco dall'inizio. E' come bere acqua salata. Più ne bevi e più la sete cresce. Quando smascheriamo l'assurdità di questo movimento, generatore di competizione, ansia  e conflitti, ci riapriamo a quell'intensità del vivere che ci sconcerta nei bambini, che possono giocare un'intera giornata senza mai stancarsi, godendosi il gioco istante per istante, che passano ore e ore a costruire meticolosamente un castello di sabbia per poi distruggerlo placidamente. Perchè? Perchè per loro il gioco non ha altra finalità che non sia il gioco stesso. Se chiediamo a un bambino qual'è il senso del suo giocare è molto probabile che non capisca la domanda. Qualsiasi questione riguardo al senso infatti è tipica di quella coscienza egoica "avanzata", astratta, soffocante e frammentaria, tipica dell'età adulta.

Che cosa è successo?
La Coscienza, identificandosi con un corpo, inizia a credersi un punto nello spazio. Non è più Spazio ma un oggetto che si muove nello spazio. E questo oggetto inizia dunque ad aver bisogno di direzioni, di orientamenti, di sensi di marcia per orientare il proprio movimento. Allora ci inventiamo religioni, filosofie, ideologie che possano dare senso al nostro agire, senza tuttavia renderci conto di quanto sia innaturale questo processo sin dalle sue premesse. E' come se l'oceano, credendosi onda, cercasse disperatamente dei motivi trascendenti per orientare il proprio movimento. Per l'oceano questo gioco dell'identificazione con un'onda può essere eccitante per un po' ma alla lunga non può che rivelarsi deprimente e soffocante. 
 
Tutto in questo universo si muove in perfetto ordine senza porsi alcuna questione riguardo al senso. Solo nell'essere umano queste domande emergono in virtù dell'identificazione con un corpo che produce la coscienza egoica, la coscienza personale, auto-coscienza. Solo per l'onda le domande di senso possono assumere un qualche significato. Per l'Oceano, per la Totalità esse non hanno alcun significato. Ed ancor meno per l'acqua, che compone sia l'onda che l'Oceano. 
 
Quando ci risvegliamo alla nostra vera natura, cessiamo semplicemente di crederci un punto nello spazio assetato di direzioni. Torniamo ad essere Spazio Incondizionato. 
E questo non può che portare al dissolvimento di tutte le questioni riguardo al senso, al significato, agli orizzonti grazie ai quali orientare il vivere. Torniamo a vivere le cose nella loro naturale intensità perchè non ci sono più frammentazione, sacrificio dell'oggi per il domani. 
 
Il senso della Vita torna ad essere il vivere stesso. Così come il senso della Relazione il relazionarsi, il senso della danza il danzare, il senso dell'Amore l'amare, ecc. E in questo riscopriamo coscientemente una pace, una gioia, una pienezza a lungo dimenticati a causa dell'esilio illusorio nella terra straniera dell'identificazione.

Specchi

"Al di là delle idee di giusto e sbagliato
c'è un campo. Vi incontrerò laggiù.
Quando l'anima si riposa su quel prato,
c'è pienezza inesprimibile.
E idee, linguaggio, anche l'espressione "l'un l'altro"
non hanno più alcun significato. "


"Tu non hai idea
di quanto sia stato difficile trovare 
un dono da portarTi.
Nulla sembrava la cosa giusta.
Che senso ha portare oro
ad una miniera d'oro,
oppure acqua all'Oceano.
Ogni cosa che trovavo,
era come portare spezie in Oriente.
Non Ti posso donare il mio cuore
e la mia anima,
perché sono già Tue.
Così, Ti ho portato uno specchio.
GuardaTi
e ricordami
."

 

Jalāl al-Dīn Rūmī