La felicità non conosce opposti

Se prendiamo una lampada e la puntiamo verso un oggetto vedremo che proietta un’ombra. Se aumentiamo la luminosità della lampada potremo constatare come l’ombra diventi sempre più netta e intensa con l’aumentare della luce. Questo accade perché luce ed ombra sono strettamente interconnesse, complementari e interdipendenti. Lo stesso si può dire di tutte le infinite coppie di opposti che l’umanità pare prendere molto sul serio: bene e male, giusto e sbagliato, male e bene, dio e uomo, io e altro da me, soggetto e oggetto, iniziati e profani, compatrioti e stranieri, credenti e atei, ecc. La mente è un’inesauribile fucina di opposti perché il pensiero è per sua natura dualistico: appena pensiamo a X produciamo immediatamente il concetto di opposto di X o -X. Fin qui tutto bene. Il problema insorge quando iniziamo a considerare questi opposti come reali e non per quello che sono: costruzioni apparenti con le quali la mente filtra, organizza e frammenta il flusso UNITARIO dell’esperienza.

Ed è proprio perdendoci in questi opposti che inizia il grande sonno dell’avidya, dell’ignoranza, l’amaro sonno della separazione e della paura.

La mente ci induce a pensare di essere delle entità separate e dunque inventiamo pratiche e insegnamenti che ci permettano di ovviare a questa separazione. Ma tali pratiche sono illusorie almeno quanto l’idea stessa di essere entità separate. Non c’è nessun “Uno” da qualche parte da sperimentare. E’ già qui, lo stiamo già sperimentando, è tutto ciò che è. La separazione è solo concettuale, apparente, non reale.

Assopiti nel sogno della separazione degli opposti ci illudiamo che sia “bene” sviluppare e coltiviare pensieri positivi, benevoli, amorevoli, ecc. non rendendoci conto che proprio in questo modo andiamo inevitabilmente ad incrementare anche il polo opposto, ciò che riteniamo negativo. Luce ed ombra non possono che andare insieme. Per questo le lotte e crociate contro il Male, le tenebre, ecc. sono, oggi come un tempo, efficienti narcotici di massa. La vera posta in gioco è mantenere gli esseri umani nel dualisimo e nell’ignoranza.

“Coltiva e proietta pensieri di abbondanza, di ricchezza perchè così potrai ottenere tutto ciò che desideri!” molte voci vanno ripetendo in ogni dove.
Tuttavia chi coltiva questi pensieri e desideri è proprio quella coscienza egoica che sta all’origine del senso di mancanza, della paura, della separazione. Dunque è facile comprendere che ciò che realmente stiamo attraendo non è proprio quello che pensiamo di attrarre. Focalizzandoci sui soldi tutto il giorno quello che proietteremo è semplicemente il nostro senso di mancanza, l’avidità, la paura della povertà, ecc. E la manifestazione risponderà di conseguenza…

E’ ora che iniziamo a comprendere che l’unica vera pienezza non può che emergere nel momento in cui ci eleviamo al di sopra degli opposti, smascheriamo il valzer illusorio e dualistico della mente concettuale e ci apriamo alla realizzazione della nostra Vera Natura, senza forma, sovramentale.

Allora possiamo comprendere che il “segreto” per vivere una vita felice non è immaginarci come felici o inseguire una qualche felicità. Realizziamo invece l’intrinseca perfezione di tutto ciò che è, gustando e celebrando il variegato spettacolo del mondo in tutte le sue forme, suoni, colori, meraviglie e assurdità.
Cessiamo allora di voler cambiare il mondo e permettiamo alla nostra Vera Natura, che è Gioia, Pienezza, Beatitudine, di riemergere e illuminare una mente che non è più un confuso comandante ma un pronto servitore.

Cessiamo dunque di inseguire l’idea di una qualche felicità: SIAMO Felicità.

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Bene e Male

“Cercare l’Uno al di sopra del bene e del male…” canta F. Battiato e questa affermazione condensa a mio parere un nodo chiave della ricerca della nostra vera natura.
Non è poi così difficile constatare come bene e male siano concetti relativi ed interdipendenti: il bene si pone solo in relazione al male e viceversa. Va da sè che anche l’esistenza di Satana e del Male come realtà “autonome” sia un paradosso insostenibile, anche e soprattutto dal punto di vista teologico. Se Dio è Onnipotente infatti, non si può giustificare un principio antagonista ed avverso, che di per se stesso vanifica la sua onnipotenza!!!
Dunque rimangono solo le seguenti opzioni:
– Dio ha creato e sostiene il Male
– Dio non è onnipotente
– il Male, inteso come principio autonomo, è privo di esistenza.
Il conflitto tra Bene e Male è dunque un mega-paradosso dottrinale, connaturato a tutti i monoteismi, sul quale viene calato il consueto “mistero della fede”.
La Realtà, come espresso con vari linguaggi da tutte le tradizioni Non-Duali, è che esiste un unico principio Cosciente che proietta il grande spettacolo di quest’esistenza. Non c’è nulla che non sia sua manifestazione, anche l’illusione stessa della dualità e della separazione. Tutto ciò che interpretiamo come negativo è solo qualcosa di funzionale al gioco base della Coscienza su questo piano di esistenza: il perdersi e il ritrovarsi, l’ignoranza e il risveglio, il sogno della dualità e la “reminiscenza” dell’Unità. Siamo qui per cercare il Supremo con i “suoi occhi”. Ed è in questo il significato profondo dell’Amore e della Compassione. Come ci può essere infatti Amore in chi frammenta l’esistenza tra buoni e cattivi, perduti e salvati, paradisi e inferni, aldilà e aldiquà, ecc? L’Amore o comprende tutto o non è! 🙂
I vari soggetti che combattono Satana o lo adorano con festini e rituali di varia natura, dormono profondamente nel sonno della dualità e della separazione. Paiono antagonisti ma in sostanza non sono poi così diversi. Parlano quasi tutti di amore (anche occultisti luciferiani come Crowley) ma nei fatti sono sacerdoti della separazione, dell’odio e della dualità. E’ proprio per questo che, in nome della lotta a Satana ed al Male, i monoteismi (e non solo il cattolicesimo) hanno compiuto e compiono ancora oggi le cose più aberranti (vd i gruppi fondamentalisti di tipo islamico e cristiano). Ma anche questi “disastri”, non dimentichiamocelo, sono funzionali al gioco impersonale della Coscienza. 🙂

NO TAV

La consueta violenza e sopraffazione degli stati e delle oligarchie finanziare che li comandano, può essere vanificata solo da una diffusa resistenza pacifica e non-collaborazione. Il potere infatti si alimenta di odio e contrapposizione violenta, con cui può legittimare tutte le misure repressive su cui si fonda: “Noi dobbiamo essere violenti perchè sono “loro” ad essere violenti”. Così il gioco al massacro si perpetua da millenni, incurante delle flebili voci di quegli esseri umani sufficientemente lucidi per vedere l’assurdità di tutto questo.
Sogno il giorno in cui l’umanità potrà risvegliarsi da questo “sogno circolare”, ottuso e devastante, della violenza. Personale, mafiosa o di stato poco conta. Sempre violenza è.
Allora l’umanità potrà fare a meno non solo dei confini nazionali ma anche dei governi stessi, così come di qualsiasi sistema gerarchico, basato inevitabilmente sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sull’abuso del forte sul debole. Non c’è infatti nulla di più violento e brutale della gerarchia. Che sia di tipo politico, ideologico o religioso poco importa.
Dunque mi chiedo: possono esistere forme di socialità umana che possano fare a meno degli stati, organizzate in senso orizzontale e non-gerarchico? Possono esistere processi educativi non basati sull’indottrinamento, sul bastone e la carota, sulla competizione, bensì sullo sviluppo creativo, sulla fervida attitudine all’apprendimento tipica dei bambini, sulla collaborazione? Il fatto di vedere la brutalità del sistema attuale ed iniziare a concepire un’alternativa come possibile, iniziare almeno a immaginarla, è già di per sè stesso spalancare la porta su un cambiamento del quale possiamo essere preziosi co-creatori.

Il diritto al delirio

“(…) Nel 1948 e nel 1976, le Nazioni Unite proclamarono le grandi liste dei diritti umani: tuttavia la stragrande maggioranza dell’umanita’ non ha altro che il diritto di vedere, udire e tacere. Che direste se cominciassimo a praticare il mai proclamato diritto di sognare? Che direste se delirassimo per un istante?
Puntiamo lo sguardo oltre l’infamia, per indovinare un altro mondo possibile: l’aria sarà pulita da tutto il veleno che non venga dalle paure umane e dalle umane passioni; nelle strade, le automobili saranno schiacciate dai cani; la gente non sarà guidata dall’automobile, non sarà programmata dai calcolatori, nè sarà comprata dal supermercato, nè osservata dalla televisione; la televisione cesserà d’essere il membro più importante della famiglia e sarà trattato come una lavatrice o un ferro da stiro; la gente lavorerà per vivere, invece di vivere per lavorare; ai codici penali si aggiungerà il delitto di stupidità che commettono coloro che vivono per avere e guadagnare, invece di vivere unicamente per vivere, come il passero che canta senza saper di cantare e come il bimbo che gioca senza saper di giocare; in nessun paese verranno arrestati i ragazzi che rifiutano di compiere il servizio militare; gli economisti non paragoneranno il livello di vita a quello di consumo, nè paragoneranno la qualità della vita alla quantità delle cose; i cuochi non crederanno che alle aragoste piaccia essere cucinate vive; gli storici non crederanno che ai paesi piaccia essere invasi; i politici non crederanno che ai poveri piaccia mangiare promesse; la solennità non sarà più una virtù, e nessuno prenderà sul serio chiunque non sia capace di prendersi in giro; la morte e il denaro perderanno i loro magici poteri, e nè per fortuna nè per sfortuna, la canaglia si trasformerà in virtuoso cavaliere; nessuno sarà considerato eroe o tonto perchè fa quel che crede giusto invece di fare ciò che più gli conviene; il mondo non sarà più in guerra contro i poveri, ma contro la povertà, e l’industria militare sarà costretta a dichiararsi in fallimento; il cibo non sarà una mercanzia, nè sarà la comunicazione un’affare, perchè cibo e comunicazione sono diritti umani; nessuno morirà di fame, perchè nessuno morirà d’indigestione; i bambini di strada non saranno trattati come spazzatura, perchè non ci saranno bambini di strada; i bambini ricchi non saranno trattati come fossero denaro, perchè non ci saranno bambini ricchi; l’educazione non sarà il privilegio di chi può pagarla; la polizia non sarà la maledizione di chi non può comprarla; la giustizia e la libertà, gemelli siamesi condannati alla separazione, torneranno a congiungersi, ben aderenti, schiena contro schiena; una donna nera, sara’ presidente del Brasile e un’altra donna nera, sara’ presidente degli Stati Uniti d’America; una donna india governerà il Guatemala e un’altra il Perù; in Argentina, le pazze di Plaza de Mayo saranno un esempio di salute mentale, poichè rifiutarono di dimenticare nei tempi dell’amnesia obbligatoria; la Santa Chiesa correggerà gli errori delle tavole di Mosè, e il sesto comandamento ordinerà di festeggiare il corpo; la Chiesa stessa dettera’ un altro comandamento dimenticato da Dio: “Amerai la natura in ogni sua forma”; saranno riforestati i deserti del mondo e i deserti dell’anima; i disperati diverranno speranzosi e i perduti saranno incontrati, poichè costoro sono quelli che si disperarono per il tanto sperare e si persero per il tanto cercare; saremo compatrioti e contemporanei di tutti coloro che possiedono desiderio di giustizia e desiderio di bellezza, non importa dove siano nati o quando abbiano vissuto, giacchè le frontiere del mondo e del tempo non conteranno più nulla; la perfezione continuerà ad essere il noioso privilegio degli dei; però, in questo mondo semplice e fottuto ogni notte sarà vissuta come se fosse l’ultima e ogni giorno come se fosse il primo.”

Tratto da “Il diritto al delirio” di Eduardo Galeano

Compassione

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Coltivare pensieri compassionevoli, positivi, d'amore può apportare momentaneo sollievo e benefici a una mente altrimenti abituata solo a critiche, giudizi, conflitti, ecc. Tuttavia non è qualcosa di risolutivo, in quanto il nodo del problema non viene toccato. 
Coltivare pensieri compassionevoli non è infatti ESSERE realmente compassionevoli. Questo è possibile solo quando, per molteplici cause, inizia a dissolversi il sogno di essere entità separate ed incominciamo ad intuire la nostra vera natura, impersonale ed onnipervasiva. Iniziamo allora a vedere quanto è stato assurdo e doloroso tutto il meccanismo di conflitto, isolamento e sfruttamento connaturato alla coscienza egoica e, proprio per questo, siamo in grado di comprendere e sentire "con" gli altri e negli altri tale sofferenza. Ma Compassione è anche e soprattutto pre-sentire che non esiste nessun "altro", che questo caleidoscopico accadimento che chiamiamo "mondo" non è altro che un accadimento i Noi, Abisso Consapevole che permea e rende possibile ogni manifestazione. Ed è proprio in questo che il noto detto "Noi siamo il mondo ed il mondo è noi" rivela il suo più profondo ed autentico significato.

Rivoluzionare la Coscienza Collettiva

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C'è una rivoluzione silenziosa in corso che non si associa più a nessuna ideologia (sia di tipo politico che religioso) ma passa semplicemente attraverso il Cuore (inteso come facoltà, non come organo) che è il "luogo" dell'Amore incondizionato per tutti gli esseri, della Compassione e della realizzazione dell'Unità sostanziale della manifestazione. Questa energia rivoluzionaria preme sempre di più in tutti e nessuno può restarne indifferente. Non è un caso che tutte le credenze che hanno sino ad ora animato e dilaniato l'umanità siano in netta crisi: politica, economia, religioni, famiglia, ecc. Il nuovo sentire che sta emergendo non può più accettare i tristi compromessi del vecchio: la gerarchia, lo sfruttamento avido dell'uomo sui suoi simili, la tortura e l'eccidio sistematico di altri esseri senzienti, la distruzione dell'ecosistema, la competizione, la guerra, la rapina del forte sul debole, l'isolamento, ecc. La Coscienza collettiva è stata sino ad ora estremamente frammentata dalle innumerevoli credenze che gli esseri umani hanno coltivato: religiose, partitiche, ideologiche, nazionali, ecc.  Tale frammentazione non ha potuto che dar forma ad un mondo violento, avido e conflittuale. 

Identificarsi con una qualsiasi credenza, ovvero fondarsi su di un'idea acquisita che non può essere verificata direttamente, è infatti estremamente faticoso e deprimente, in quanto necessita di continue conferme e rassicurazioni. Le credenze non possono che basarsi sull'ansia, sulla paura della confutazione e sulla mancanza tipiche della coscienza egoica. Per questo i fedeli di una qualsiasi religione, partito o movimento organizzato hanno un drammatico bisogno della compagnia degli altri fedeli e militanti (per rassicurazione) ed avversano in tutti i modi coloro che mettono in discussione le loro credenze (in quanto producono insicurezza). 

Quando invece non ci fondiamo più su niente e nessuno ritroviamo la nostra naturale sicurezza in quanto dimoriamo nella totale apertura. Non avendo più posizioni, ideologie, dei, nazioni, dogmi da difendere e da cui ricevere rassicurazioni possiamo essere finalmente leggeri e vasti come l'intero universo. Non c'è maggiore sicurezza infatti dell'avere nulla da difendere. Libero e totalmente pacificato è chi, non fondandosi su nulla, abbraccia ogni cosa. Per lui l'esistenza non è più dilaniata da opinioni e credenze ma è un Tutto la cui essenza è celebrazione. Questo nuovo sentire non può che portare ad una società compassionevole, solidale, anti-gerarchica (basata sul consenso e non sulla dittatura della maggioranza), basata sul rispetto e sull'uguaglianza reale di tutti gli esseri e sulla celebrazione del Cosmo, della Madre Terra e della Vita. 
Questo nuovo sentire parte dall'interiorità per esprimersi nel mondo. Per questo non può portare a rivoluzioni violente e sommosse di piazza. Si basa semplicemente sulla non-cooperazione non-violenta rispetto a pratiche, istituzioni e metodi di un sistema nel quale non ci si riconosce più. Questo nuovo sentire è rivoluzione nel senso più profondo e positivo del termine in quanto si compie innanzitutto sul piano della Coscienza Collettiva, intesa l' insieme delle idee, emozioni, fantasie, credenze, ecc. vissute e proiettate in questo momento dall'umanità. 

Sempre più esseri umani si stanno rendendo conto dell'enorme potere creativo del pensiero e stanno realizzando che l'unico modo per ottenere un mondo più equo, pacifico e solidale è iniziare a pensarlo come tale. E' invece pensando al mondo come un posto terribile (magari in contrapposizione a un aldilà beatifico) che lo abbiamo fatto diventare un disastro e facciamo di tutto perchè rimanga così. Con questo non sto negando i problemi, i conflitti e le strategie di sfruttamento e manipolazione sempre più evidenti. Vorrei semplicemente mettere in evidenza il nostro ruolo co-creativo in tutto questo. Non possono infatti esistere oppressori senza una massa che si pensa e si vede come oppressa. In termini individuali è schiavo solo chi si pensa come schiavo ed è importante comprendere che è proprio attraverso questo pensiero che egli produce inconsciamente il suo sfruttatore. Per questo certi poteri fanno di tutto per mantenere, attraverso i media, un senso di impotenza, rassegnazione, paura, incertezza e nello stesso tempo di evasione nelle masse. Un certo tipo di pensieri devono albergare stabilmente nelle menti perchè questo sistema possa essere mantenuto. 

Dobbiamo renderci conto che siamo noi ad accettare, in modo più o meno conscio, il ruolo di carcerati, facendo in questo modo il subdolo gioco dei carcerieri. In fondo qualsiasi sistema di potere non è altro, a livello sostanziale, di un'idea fortemente condivisa da un largo numero di esseri umani. Quando viene a mancare l'appoggio a tale idea il sistema non può che dissolversi, collassare su se stesso, venendo a mancare l'energia mentale su cui si sostiene. 

Non c'è infatti alcun potere che possa dominare chi ha realizzato la propria sostanziale libertà. Possono anche ucciderti ma l'energia di questo sacrificio non può che riflettersi nella coscienza collettiva come forza dirompente.  Per questo i nazisti, nei campi di concentramento, si premuravano di annullare tutta l'umanità dei detenuti (ovvero chiudere totalmente il Cuore come luogo di consapevolezza della propria sostanziale libertà, compassione ed empatia indiscriminata) prima di procedere alla loro eliminazione fisica. Tutto faceva parte di un preciso rituale occulto teso ad ottenebrare la coscienza collettiva. E questo rituale, come molti potranno intuire, non si è certo fermato con la caduta di Berlino. 

Concludendo vorrei invitare tutti a prendere coscienza del fatto che stiamo vivendo in un'epoca autenticamente rivoluzionaria e, francamente, ne sono assai felice. 

Sempre più esseri umani stanno spostando l'attenzione dal piano esteriore al piano della Coscienza Collettiva e stanno comprendendo l'enorme potere co-creativo e trasformativo dei loro pensieri rispetto ad essa.  Stanno anche prendendo coscienza di come l'identificazione con credenze e ideologie, intese come idee non-verificabili direttamente, abbia un ruolo sostanzialmente frammentante e dunque li allontani dalla realizzazione dell'unità sostanziale della manifestazione. Questa infatti non è una credenza ma un fatto che emerge proprio quando tutta la frammentaria nebbia mentale prodotta dalle credenze viene messa da parte. 

E' solo a partire da questa totale "apertura" all'Uno, questo fondarci su nulla che ci apre al Tutto, che possiamo iniziare ad operare nella Coscienza Collettiva una trasformazione di qualità totalmente diversa. Non proietteremo più nuove ideologie e credenze che si contrapporranno a quelle vecchie, ottenendo come unico risultato una Coscienza collettiva ancora più frammentata (e di conseguenza un mondo ancora più frammentato e conflittuale). Opereremo piuttosto un radicale alleggerimento ed unificazione di Essa, che si rifletterà su un mondo più unito, solidale, equo e basato su dinamiche sociali totalmente differenti. 

Buona co-creazione a tutti! 

ARS REGIA e Non-Dualità

0a246ba07c8367ab31769b74e9808978_medium"L'alchimia serve a separare il vero dal falso."
Teofrasto Paracelso

L'Ars Regia, l'Alchimia, è sostanzialmente un un'opera simbolica, anche se qualcuno pensa che davvero l'opera degli alchimisti si esaurisse nel lavoro con fornelli, mercurio e metalli. L'Alchimia, come molti sanno,fu velata da simboli e allegorie nonchè travestita da arte materiale per sfuggire all'Inquisizione ed alle persecuzioni religiose che hanno insanguinato l'Europa per secoli. 
Al lavoro alchemico esteriore infatti corrisponde una trasmutazione alchemica interiore che è sostanzialmente una trasformazione coscienziale. La "pietra filosofale" è la realizzazione della nostra Vera Natura, indifferenziata, senza forma, onnipervasiva. Realizziamo di essere quell'Indicibile Consapevole che rende possibile l'intero universo. 
Ma per integrare completamente questa realizzazione bisogna, secondo l'Ars Regia, passare attraverso un processo ben chiaro:

– NIGREDO o opera al nero, in cui la materia si dissolve, putrefacendosi; Traduci: ci disidentifichiamo da tutto ciò che è grossolano, ciò che ha forma, ciò che è manifesto, ciò che è un semplice contenuto della Pura Consapevolezza. Nigredo è DISIDENTIFICAZIONE TOTALE. 

– ALBEDO o opera al bianco, durante la quale la sostanza si purifica, sublimandosi; Traduci: ci realizziamo come Puro Indicibile senza forma, che non può essere inquadrato e definito da nessun concetto, immagine o idea perché è ciò che li comprende tutti senza a sua volta poter essere compresa. Albedo è REALIZZAZIONE INTUITIVA DEL SE'. 

– RUBEDO o opera al rosso, che rappresenta lo stadio in cui si ricompone, fissandosi; Traduci: è la fase di "ricomposizione" in cui realizziamo che l'intero universo è sì un contenuto effimero nell'Indicibile Consapevole che siamo, ma esso non è separato da noi, come le onde non sono separate dall'acqua che le compone. La forma è il prodotto della Non-Forma. Rubedo è la REINTEGRAZIONE FINALE, la "ricomposizione" di ciò che era stato sempre ritenuto separato. Realizziamo che noi siamo il mondo ed il mondo è noi. Solo quando questa fase si completa possiamo parlare di pienezza del Risveglio perchè realizziamo il "mistero" della Compassione, intesa come percezione profonda dell'Unità di esseri e Coscienza. 
Alla luce di tutto questo può essere compreso il significato profondo della formula alchemica per eccellenza: "Solve et coagula" (sciogli/scomponi e coagula) che sintetizza in sè tutto il processo realizzativo: disidentificati da ciò che è una tua proiezione, un tuo contenuto, e realizza la tua Vera Natura, Non-Duale, reintegrando in te l'intera manifestazione. 
L'immortalità conferita dalla "pietra filosofale" non è dunque la presunta immortalità dei corpi (fisici o sottili che siano) che molti attribuiscono a leggendari alchimisti tipo il Conte di Saint Germain o Fulcanelli, ma la realizzazione della nostra Vera Natura, Non-Nata in quanto è ciò in cui si articola l'apparente ciclo di vita e di morte senza minimamente condizionarla. E l'oro che viene prodotto non è l'oro fisico ma l'Oro Supremo della Conoscenza Realizzativa, Jnana in India, Gnosi in Occidente. In questo senso l'Ars Regia può essere annoverata tra le grandi Tradizioni Non-Duali dell'umanità.

Il Risveglio è Compassione. Non buonismo.

Li_Wei_1Aleggia in diversi ambienti un concetto molto buonista della non-dualità per il quale si dovrebbe sempre subire tutto in totale silenzio e compassione in quanto tutto è funzionale al gioco della Coscienza. Se tutto è uno, si pensa, chi te lo fa fare di prendere posizione, fare considerazioni scomode, porsi in modo critico rispetto a questo e quello: Critica=ego=male. 
Si dimentica che anche le prese di posizione e le critiche fanno parte ugualmente dello stesso gioco impersonale che muove la commedia del mondo. Il fatto che tutto sia Uno, che è chiaramente la Realtà, non deve farci dimenticare che sul piano relativo volenti o nolenti non possiamo esimerci dal prendere posizione. Anche quando pensiamo di non prendere posizione alcuna e ci accomodiamo in una non-critica buonista, stiamo comunque prendendo una particolare posizione. 
Trattasi tra l'altro di una posizione abbastanza grave perchè, come è facile constatare, una folla di ignavi buonisti è quanto di meglio le dittature politiche, ideologiche e religiose si siano sempre augurate.

C'è tuttavia una differenza enorme tra una critica che esce da una coscienza identificata, egoica, e una critica che accade in un essere umano in cui la Coscienza si è risvegliata a se stessa. 
La prima è una critica personale. La seconda impersonale. La prima è un movimento nel tempo, intrisa di separazione, competizione e conflitto mentre la seconda avviene istantaneamente, senza strascichi di odio e separazione. La prima nasce dall'ego, la seconda è un atto compassionevole, di amore, anche se non tutti se ne possono rendere conto. 
Per questo i più grandi saggi dell'umanità, senza eccezione alcuna, sono stati non solo dei dispensatori di conoscenza ma anche dei grandi "criticoni", talvolta pagando con la vita questo affronto: da Buddha a Shankara, da Lao-Tse a Cristo, da Kabir a Nisargadatta, ecc. 
Come ci può essere liberazione se non siamo in grado di vedere in modo critico la gabbia virtuale in cui ci siamo rinchiusi e che spesso ideologie, religioni, morali non fanno altro che indorare? 

Specchi

"Al di là delle idee di giusto e sbagliato
c'è un campo. Vi incontrerò laggiù.
Quando l'anima si riposa su quel prato,
c'è pienezza inesprimibile.
E idee, linguaggio, anche l'espressione "l'un l'altro"
non hanno più alcun significato. "


"Tu non hai idea
di quanto sia stato difficile trovare 
un dono da portarTi.
Nulla sembrava la cosa giusta.
Che senso ha portare oro
ad una miniera d'oro,
oppure acqua all'Oceano.
Ogni cosa che trovavo,
era come portare spezie in Oriente.
Non Ti posso donare il mio cuore
e la mia anima,
perché sono già Tue.
Così, Ti ho portato uno specchio.
GuardaTi
e ricordami
."

 

Jalāl al-Dīn Rūmī

Jnani Lifestyle

compassion-tiger-12010Non c'è una formula riguardante il vivere pratico.

Alcuni interpretano la rinuncia in termini esteriori e praticano una vita di austerità, si emarginano dal mondo, ecc. Ma spesso, non avendo sradicato l'illusione e l'identificazione con l'ego e un corpo-mente, la loro è solo una rinuncia ipocrita. Hanno apparentemente rinunciato al mondo ma dentro di loro ribollono, la loro mente è piena di attaccamenti e disprezzo.

La rinuncia all'identificazione con un corpo-mente, da cui l'ego si è originato, è l'unica vera rinuncia da effettuare. Una volta avvenuta si comprende che non è poi così importante come si vive la vita pratica. Puoi essere libero sia come re che come mendicante. Ciò che cambia è che, dissolvendosi il sogno egoico di essere colui che agisce, emerge una incondizionata accettazione per ciò che è. Di qui possono emergere anche compassione e un atteggiamento mite e giocoso nei confronti della manifestazione. Ma non è detto. Il Jnani semplicemente sa che tutto ciò che accade è perfetto così com'è e solo l'ego divide il mondo in giusto e sbagliato, propizio e sfigato, ecc. L'organismo corpo-mente fa il suo corso nella manifestazione, recita la sua parte come miliardi di altri esseri animati e inanimati. Solo la consapevolezza senza forma che rende tutto questo film possibile è libera e incondizionata.
Quindi scopriamo di essere sempre stati interiormente liberi e le domande riguardo al "come" vivere l'esistenza non saranno più troppo importanti.

Cosa dire a proposito della compassione?
Compassione è "patire" + "con". "Patire" in latino è “sentire”, provare pathos. Quando sentiamo profondamente che noi siamo il mondo ed il mondo è noi, che tutto non è altro che espressione di un'unica sostanza che è il Sè la compassione non può che emergere spontaneamente. Il significato che in italiano diamo al termine compassione, a causa forse del condizionamento cattolico, è parecchio legato a carità, "opere di bene" , ecc. Ma la carità implica sempre che ci sia io che sto bene e tu che sei uno sfigato e ti do qualcosa, presumendo che in questo modo sarò ricompensato in Paradiso ed amenità del genere. Si tratta dunque di una pratica strettamente egoica e dualistica, basata sulla separazione. Per questo nelle istituzioni cosiddette caritatevoli trovi una quantità incredibile di corruzione e doppi fini. Gran parte della gente fa volontariato per se stessa, usa gli altri per colmare la propria vita vuota. Ma va bene così, anche questo fa parte del gioco!
La compassione del Jnani è invece puro Amore disinteressato, diretta espressione dell'Uno. Io sono te, tu sei me, io sono Dio, tu sei Dio perchè ogni cosa è Quello. Chi dunque deve aiutare chi? L'amore diventa qualcosa di spontaneo, non interessato all'acquisizione o al profitto. Il Jnani è già completo perchè è cosciente di essere tutto, e dimora nella sua vera natura che è un oceano infinito di Amore. Quando agisce lo fa con la spontaneità di un fiore che cresce o di un gracchiare di un corvo. Accade e basta senza particolari interessi. Agisce perchè non si può fare a meno di agire, ama e aiuta tutti gli esseri animati e inanimati spesso senza neanche la consapevolezza di stare aiutando qualcuno. La vita fa il suo corso, tutto accade e basta, impersonalmente. Il suo amore non è più egoico ed il suo aiuto non è più interessato, anche solo alla soddisfazione personale.
Questo non vuol dire che il Jnani si debba dare x forza ad attività sociali, ecc. Alcuni lo fanno, altri no. Molti si dedicano spontaneamente al gesto di Amore più autentico che è lo stimolare al risveglio altri esseri umani. Questo avviene nelle modalità più disparate. Non c'è azione più amorevole in questo mondo. Rispetto a questo, dare del cibo a mille persone è ben poca cosa. Ma serve anche quello.
Altri fanno semplicemente una vita appartata, ma ben presto le persone iniziano a cercarli. Altri sono presi per matti, altri ancora uccisi perchè la cultura locale non può accettare che esistano esseri umani liberi. Ma anche sul patibolo il jnani non può non provare compassione per la totalità della manifestazione, uomini, animali, piante e oggetti "inanimati". Quanti eretici sono andati al rogo con l'amore nel cuore e perdonando i loro aguzzini? Tutto dunque è possibile.
Non c'è dunque un lifestyle standard per il Jnani. Ed è proprio questo il bello!