Il Risveglio riportato alla sua naturale semplicità

enlightenment-2La nostra Vera Natura (Sè, Pura Consapevolezza, Brahman, Spirito Originario, Natura-Buddha, ecc.) non può essere nè posseduta, nè sviluppata, nè costruita, nè conosciuta come oggetto di conoscenza, nè sperimentata come oggetto di esperienza. 
Che lo accettiamo o meno, che lo sappiamo o meno, noi siamo già Quello, e realizzazione-risveglio significa presa di coscienza permanente di ciò che siamo sempre stati e sempre saremo. Questa non è un'esperienza ma è realizzazione immediata di ciò che sperimenta e rende possibile ogni esperienza, non è un concetto ma è realizzazione diretta di ciò che sperimenta e rende possibili tutti i concetti. 
Realizzazione non è infatti contemplazione filosofico-concettuale, nè esperienza mistica, nè viaggio astrale in presunti piani superiori. Queste sono esperienze divertenti che spesso tuttavia possono diventare nuove cause di identificazione, confusione ed ignoranza. 
Realizzazione è semplicemente presa di coscienza profonda, totale, incrollabile, della Realtà non-nata che soggiace a tutte le esperienze, a tutti i concetti. Questo è risveglio all'Incondizionato che non significa la fine dei condizionamenti della mente, la cui natura, appunto, è proprio quella di essere condizionata. Noi non siamo la mente. La mente appare in noi come ogni altra cosa manifesta: corpo, dottrine, galassie, teologie, creatori vari, sogni, angeli, ufo, ecc. Tutto questo va e viene ma ciò che siamo realmente resta, testimone silenzioso di tutto questo spettacolo evanescente. 
Risveglio è fine della ricerca perchè è dissolvimento dell'identificazione con il presunto cercatore di qualcosa che crede perduta. Ma la non-cosa che viene cercata è la Realtà sempre presente in cui cercatore e ricerca appaiono. 
Risveglio è anche realizzazione del non-nato e dunque fine della paura della morte, dell'identificazione con un corpo-mente la cui natura è quella di nascere per poi scomporsi negli elementi che un giorno lo costituirono. Una scomposizione che erroneamente viene chiamata "morte" mentre è semplice trasformazione di energia. 
Disidentificazione non significa che il corpo-mente con tutti suoi meccanismi si vaporizzi o cessi di funzionare. E' piuttosto un ritorno al suo più naturale e spontaneo funzionamento, non più intralciato dalla disturbante credenza di essere qualcuno in particolare che compie qualcosa, una credenza astratta che lo perturba con dilanianti conflitti, rigidità, paure e incertezze. Non c'è più qualcuno che vive ma un vivere impersonale, un fluido funzionamento testimoniato dalla silenziosa Realtà Consapevole che siamo. Questo è il Risveglio, questa è realizzazione del Non-Nato e del Non-Agente, riportati alla loro naturale semplicità. Semplice tuttavia non è sinonimo di "facile".

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Il simbolo del Buddha e l’immaginario del risvegliato

Buddha18Molti hanno inciso a fuoco nella loro mente l’immagine del Buddha, perennemente beato e sorridente, imperturbabile, seduto dolcemente su un loto, e ne hanno fatto una matrice esteriore dell’apparenza e del comportamento che si addicono ad un essere risvegliato.
Il risvegliato dunque non può mai ammalarsi (se non volontariamente in punto di morte), arrabbiarsi, deve fare miracoli e prodigi a destra e manca, la sua mente non può più essere maculata da alcun pensiero “impuro” o passione, deve avere perennemente un sorriso beato e quel nonsochè di estatico sul volto, deve essere gentile e compassionevole sempre e comunque con tutti gli esseri, deve stare perennemente in silenzio o parlare pochissimo e solo di Verità Sublimi, il suo corpo profumare perennemente di loto e rose, lungo il suo cammino gli animali selvaggi devono giungere a porgergli omaggio e farsi vezzeggiare, deve essere circondato da discepoli zelanti e devoti, ecc.
Non è difficile constatare come questo immaginario del risvegliato sia un’iperbole mitica e ben poco realistica prodotta nel migliore dei casi da discepoli dormienti ansiosi di affermarsi celebrando la grandezza del proprio Super Guru e la sua peculiare superiorità rispetto agli altri.  

Per fortuna l’immagine del Buddha non ha nulla a che fare con qualcosa di “personale” o esteriore.

E’ invece un meraviglioso simbolo totalmente interiore. Esso rimanda alla nostra Vera Natura, eternamente incondizionata ed ineffabile, Indicibile Consapevole, il Non-Stato in cui l’intero universo accade. L’immagine del Buddha evoca potentemente ciò che precede ogni manifestazione, la non-forma che rende possibili tutte le forme, la Realtà Ultima, suscitando in chi è recettivo un pre-sentimento della nostra Vera Natura.
Ritenere quindi che l’immagine del Buddha sia la descrizione di un atteggiamento esteriore e di un comportamento è davvero fuorviante, in quanto è snaturare totalmente il simbolo e mancare totalmente il suo meraviglioso significato.

Luogo comune fuorviante è anche il ritenere che il risveglio sia il conseguimento di una presunta perfezione “esteriore”. E’ invece la realizzazione della Perfezione intrinseca della nostra Vera Natura, l’accettazione della naturale imperfezione ed umanità di quello che è solo un veicolo transitorio: il corpo-mente. Ciò che spesso accade invece è che, identificati con un corpo-mente e dunque dimentichi della nostra intrinseca perfezione ed immortalità, siamo indotti a ricercare un corpo immortale ed un comportamento perfetto e appropriato rispetto all’immaginario mitico al quale le varie leggende sui guru e sugli illuminati ci hanno abituati.

La realtà è che, per fortuna, non esiste alcun comportamento standard per gli esseri umani in cui la Coscienza Impersonale ha operato il risveglio.
Il risveglio, come accadimento impersonale, influisce sicuramente sul comportamento del corpo-mente ma gli esiti possono essere i più vari ed inaspettati. La Coscienza è infatti infinitamente più creativa rispetto a qualsiasi aspettativa ed immaginario personale.
Una volta dissolto tale immaginario ogni comportamento assume una sua peculiare perfezione ed appropriatezza, in quanto viene riconosciuto come espressione di un’unica Coscienza Impersonale che è tutto ciò che è. Allora la vita diventa Celebrazione permanente di tutto ciò che accade, non ricerca di un’improbabile perfezione personale secondo una qualche dottrina o immaginario spirituale.