Nel “mio” mondo…

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Nel “mio” mondo non ci sono:

  • nazioni, frontiere, partiti, tribù ma libera socialità tra simili in un pianeta che non conosce astratte linee geografiche chiamate “confini”;
  • stati, tribunali, carceri e corpi di polizia ma rispetto tra esseri umani che riconoscono, praticano e condividono il valore del rispetto reciproco e dell’innocuità (Ahimsa);
  • scontri ideologici ma il riconoscimento della relatività di tutte le idee;
  • guerre e lotte tribali ma riti di pace e unità;
  • bene e male, redenzione e colpa, ma azioni innocue ed azioni che producono sofferenza a me stesso ed agli altri;
  • dittature della maggioranza chiamate ironicamente “democrazia” ma un vivere sociale non-gerarichico, ovvero organizzato orizzontalmente;
  • religioni e chiese ma spiritualità libera e condivisa il cui spazio sacro è l’Universo;
  • fedi e credenze ma la realizzazione diretta della nostra Vera Natura, il Supremo;
  • guru che si autoproclamano “esseri superiori” ma amici gentili che aiutano semplicemente a comprendere che non c’è altro Maestro della nostra Vera Natura (SatGuru);
  • artisti e star ma forme d’arte collettiva e partecipata;
  • competizioni ma agire solidale.  Non ci può essere vera felicità se altri miei simili soffrono o rimangono indietro, se sono io a vincere e tu a perdere;
  • luoghi di indottrinamento di massa quali scuole, università, seminari, madrasse colme di studenti standardizzati in cui è stato ucciso il desiderio di sapere, ma libera circolazione e condivisione della Conoscenza;
  • nozioni ed espressioni culturali vuote ma sapere che si fa Conoscenza, ovvero sapere intuitivo che si radica nell’Unità sostanziale della manifestazione;
  • allevamenti industriali, ovvero campi di tortura e sterminio per esseri senzienti ma riconoscimento della dignità di tutti gli esseri viventi;
  • farmaci per lenire i sintomi di uno stile di vita patogeno ma salute reale, coltivata attraverso uno stile di vita e alimentazione globalmente sani;
  • banche, soldi, finanza e tasse ma condivisione responsabile di risorse tra esseri umani;
  • matrimoni, divorzi, contratti e carte fondate sul sospetto e sulla paura, ma relazioni d’Amore tra esseri umani liberi;
  • attaccamento a tutto senza Amore, ma Amore verso tutto senza attaccamenti.

Questo ed altro ancora sto coltivando nel mondo che, attraverso il mio pensiero e azione, sto contribuendo a co-creare insieme a un numero crescente di esseri umani che semplicemente si sono stancati di vivere in un carcere senza sbarre da loro stessi creato. Chiunque voglia unirsi interiormente alla co-creazione è il benvenuto!

Buon 2013 a tutti!

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Incontro 7.12.2012 – Vademecum dell’esploratore interiore

Hastamalakastotra

1. “Chi sei tu, figlio mio, e con chi sei? Qual è il tuo nome e da dove vieni? Dimmi ogni cosa distintamente per rendermi felice – tu che hai riempito il mio cuore di gioia.”

2. “Non sono un uomo, né un dio, né un semidio, non sono Brahmana, Kshatriya, Vaisya, né Sûdra; non sono studente, non sono capofamiglia, né anacoreta o rinunciante; io sono l’innata Consapevolezza.

3. Quello che permette la manifestazione dell’attività della mente, dell’occhio e del resto, così come il sole è causa del movimento degli esseri viventi, ma che è libero da ogni condizionamento, come l’etere infinito – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

4. Quello che essendo uno, immutabile, eterna conoscenza in essenza, come il fuoco è in essenza calore, è il sostrato che sostiene, mentre agiscono, la mente, l’occhio e tutto il resto – che sono mera ignoranza – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

5. Il riflesso del volto visto nello specchio non è nulla in sé, niente altro dalla faccia, così l’anima individuale non è nulla in sé, altro che il riflesso dell’Intelligenza sugli organi interni – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

6. Così come scompare il volto riflesso quando si toglie lo specchio, e la faccia resta sola, separata dall’illusione, così quell’Essere che rimane quando non vi è più oggetto di pensiero – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

7. Quello che si trova distaccato dalla mente, dall’occhio e dal resto, che è esso stesso la mente, l’occhio e il resto per la mente, l’occhio e il resto e che non è conosciuto dalla mente, dall’occhio e dal resto – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

8. Quello che essendo uno, risplende auto-manifesto, dotato di pura intelligenza, essendo luce in essenza, eppure appare come fosse variamente modificato attraverso i diversi organi interni, così come il sole risplende riflesso nell’acqua di diversi vasi – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

9. Come il sole, illumina innumerevoli occhi allo stesso tempo ed è lo stesso per ciascuno, così quell’Essere, l’unica intelligenza che illumina innumerevoli organi interni – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

10. Come i sensi illuminati dal sole catturano la forma degli oggetti, ma quando restano al buio non catturano più le forme, così quello da cui il sole stesso deve essere illuminato per illuminare i sensi – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

11. Come l’unico sole sembra moltiplicarsi nel riflesso dell’acqua agitata, e anche quando si riflette nell’acqua ferma si deve riconoscere separato, così quello che, realmente uno, sembra divenire molti nel movimento degli organi interni – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

12. Come uno la cui visuale è coperta dalle nubi pensa, nella sua illusione, che il sole sia coperto dalle nubi e abbia perso il suo splendore, così l’Essere sembra vincolato a colui che ha la mente oscurata – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

13. Quello che essendo uno, attraversa tutte le cose ma con nessuna entra in contatto, e che, come l’etere, è sempre puro e incontaminato nella propria essenziale natura – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

14. Come un cristallo puro può apparire differente se camuffato, così anche tu appari differente alle menti individuali; come la falce di luna appare tremolante nell’acqua, così anche tu, o Vishnu, sembri muoverti nel nostro mondo.”

di Hastamalaka
E’ uno dei primi quattro discepoli di Sankara. Si dice che il ragazzo fosse muto dalla nascita quando il Maestro lo incontrò e comprese che il suo silenzio era il voto di un asceta. Shankara lo benedisse e gli chiese “Chi sei?” al che il ragazzo rispose con un poema di dodici strofe l’Hastamalakastotra nel quale descrive se stesso come il Sé della pura Coscienza.

Tu sei il Supremo

Tu non sei un povero peccatore perso per una valle di lacrime che elemosina qualche frammento di grazia e di luce. L’idea di ritenersi un’entità limitata e separata dal resto del mondo: ecco l’illusione più radicata. La tua Vera Natura è il Supremo che fa esperienza di questo e infiniti altri mondi attraverso innumerevoli corpi ed esseri. Ricordati Chi sei ed ogni paura psicologica e mancanza giungerà alla sua estinzione. Questa realizzazione è un accadimento impersonale che può avvenire in infiniti modi perchè la Realtà Ultima è ovunque eppure irriducibile ad alcun oggetto o concetto limitato. Tuttavia non c’è approccio più diretto ad Essa dell’autoindagine (Atma-Vichara).

Tripura Rahasaya

“Dimmi dunque dove non trovi questa Suprema Coscienza simile all’incendio che divora ogni cosa alla fine di ogni periodo cosmico?
E’ lei che rende simile a se stessa tutte le nostre attività, sia corporali che mentali, esattamente come il fuoco, consumando ogni varietà di legno, dal fico al sandalo, li rende simili a se stesso.
Chi ha compreso questa verità non sente più la minima inclinazione ad aprire o chiudere gli occhi. Abbandona dunque la pretesa di identificarti con questa coscienza per mezzo di un controllo delle attività mentali. Spezza ugualmente il nodo che consiste nel credere che il dispiegamento cosmico sia qualcosa di diverso da ciò che costituisce la tua vera essenza. Questo universo tutto intero si riflette nella coscienza come il cielo immenso si riflette in uno specchio largo come una mano. Realizza questo e poi comportati come una persona ordinaria. Non ritirarti in solitudine, rimani dove sei e abbandona anche il sentimento di raggiungere la Coscienza Assoluta.”

da Dattatreya – Tripura Rahasaya, La Dottrina segreta della Dea Durga

VADEMECUM DELL’ESPLORATORE INTERIORE

1) La regola “aurea”: non accettare nulla per sentito dire, coltiva il dubbio, fondati solo su ciò che puoi sperimentare e realizzare direttamente.

2) Diffida dei profeti e dei messia, di chi si pone come “illuminato per rivelazione” e ti chiede di credere a ciò che dice millantando presunte ispirazioni mistiche, incontri alieni, canalizzazioni angeliche, ecc. Ciò che non può essere comprovato direttamente non ha alcun valore.

3) Ovunque un essere umano rivendichi una presunta superiorità rispetto a un proprio simile non possono che esserci violenza e corruzione.
Diffida dunque di ogni gerarchia, di quei rapporti e sistemi politico-religiosi che richiedono obbedienza e dipendenza economica (povertà) ai propri seguaci: settarismo e abusi sono garantiti.

4) Leggi molto, confronta, viaggia, sperimenta. Non aver paura di aderire a scuole e tradizioni. Tuttavia abbi anche il coraggio di abbandonarle quando lo ritieni opportuno. Non è vero che tutte le pratiche e le vie, se seguite sino in fondo, portano agli stessi risultati. Alcune favoriscono la chiarezza, altre invece incrementano l’illusione.
Sperimenta quindi tutte le pratiche e le vie che ti ispirano ma non ti attaccare a nessuna, mantieni un atteggiamento critico. Ricordati che qualsiasi pratica, anche la più sofisticata, è solo come una spina che ti aiuta ad estrarre una scheggia dal dito. Una volta estratta la scheggia è naturale liberarsi di entrambe. Sappi dunque abbandonarle, sempre e comunque con gratitudine perchè non esistono sbagli, solo esperienze che hanno qualcosa da insegnarci.

5) Diffida di chi ha bisogno di mostrare “prodigi” e di utilizzare espedienti emotivi per farsi ascoltare e attirare seguaci. I saggi non esibiscono i poteri psichici, anche se spesso potrebbero, perchè sanno bene che sono solo manifestazioni apparenti e relative che spesso finiscono per incrementare le illusioni sia in chi li pratica, sia in chi ne è suggestionato.

6) Diffida di chi richiede la castità come prerequisito per una ricerca spirituale profonda millantando che l’astinenza sessuale sia un segno di purezza o un “accumulo di energia”. L’enorme energia che si spende per resistere ai desideri è di gran lunga maggiore rispetto a quella che si dissipa nell’assecondarli in modo equilibrato. L’unica castità accettabile è di tipo interiore, una castità che accade spontaneamente, senza sforzo, spesso dopo molti anni di sesso attivo. La castità che ha bisogno di voti, di riti e impegni pubblici, di sforzi per essere mantenuta ha come unici “benefici” l’aridità o la follia.
Quando vita spirituale e castità vengono coniugate, ciò avviene esclusivamente per questioni di potere o di presunta convenienza pratica.

7) Comprendi la natura confusa ed effimera delle emozioni. Vivile appieno ma non fare affidamento su di esse.
Comprendi chiaramente anche la natura dualistica del pensiero, della mente concettuale, che non può concepire nulla senza immediatamente produrre il suo opposto. Lascia spazio invece al fiorire in te dell’Intelligenza, dell’Intuizione “sovramentale”, della Buddhi, della “Conoscenza del Cuore”: essa è il vero strumento del Risveglio, di una vita autenticamente spirituale, la facoltà sopita grazie alla quale l’uomo può trasformare la sua vita da un piccolo gretto affare a una celebrazione impersonale dell’Uno.

8) Diffida di chi si pone come l’unico vero maestro, vuol dire che pretende di insegnare senza sapere alcunchè.
Impara invece da tutti, apriti alla Vita che è infinita possibilità di apprendimento. L’unico vero maestro è infatti la tua Vera Natura che produce un’infinità di occasioni per perdersi e risvegliarsi a Se Stessa in questo grande kolossal che è l’esistenza. Riconosci dunque tutte le manifestazioni esteriori come semplici apparenze che hanno come unico ruolo il rimandarti a quella Sostanza Incondizionata che sei sempre stato e sempre sarai.

9) E’ relativamente facile mettere in discussione il mondo. Più difficile è sapere mettere in discussione se stessi.
Sappi dunque mettere in dubbio ogni tua credenza, ogni immagine di te stesso, ogni ruolo e identificazione interiore o esteriore che hai interpretato sino ad ora. Solo chi smaschera senza indugi ogni identificazione può realizzare la propria Vera Natura.

10) Applica ciò che è stato detto anche a questo vademecum. Dubita di ogni punto e indagane la veridicità nel tuo vissuto.

Nirvana Ashtakam (sei strofe sul Nirvana)

Io non sono la mente, né l’intelligenza,
Non l’individuo, né il pensiero con i suoi sensi,
Né sono la terra o il cielo o l’aria o la luce,
Io sono Shiva, sono Shiva, pura Consapevolezza e beatitudine.

Non sono il respiro, né i cinque soffi,
Non sono i sette elementi, né i cinque involucri,
Non sono la voce o le mani o piedi o gli altri organi,
Io sono Shiva, sono Shiva, pura Consapevolezza e beatitudine.

Non conosco ostilità o amicizia,
Né vigore, né desiderio di competizione,
Non ho doveri, né beni, non cerco la passione o la salvezza,
Io sono Shiva, sono Shiva, pura Consapevolezza e beatitudine.

Non ho meriti o demeriti, piacere o dolore,
Non pratico i mantra, le abluzioni, i Veda, il sacrificio,
Io non sono il cibo, né il consumatore di cibo,
Io sono Shiva, sono Shiva, pura Consapevolezza e beatitudine.

Non conosco la morte, il dubbio, la distinzione di casta,
Non ho né padre, né madre, né nascita alcuna,
Non ho parenti, amici, maestri o discepoli,
Io sono Shiva, sono Shiva, pura Consapevolezza e beatitudine.

Io sono oltre il mutamento, privo di qualità e di forma,
Io contengo tutte le forme, e sono imprendibile agli organi di senso,
Io sono sempre equanime, oltre la liberazione e la schiavitù,
Io sono Shiva, sono Shiva, pura Consapevolezza e beatitudine.

Nirvana Ashtakam (sei strofe sul Nirvana)
di Adi Shankara

Jakob Böhme – Frammenti

“Nessuno conosce veramente il proprio sé, finché non lo trova nell’Unità del Tutto”.

“Non devi fare nulla, ma abbandonare la tua volontà alla propria disposizione. Le tue cattive qualità si indeboliranno e ti tufferai con la tua volontà nell’Uno dal quale uscisti in principio. Tu giaci prigioniera delle creature: abbandona la tua stessa volontà e morranno in te le creature e le loro  cattive inclinazioni, che ti trattengono perché tu non vada a Dio”. 


“L’Uno, il “Sì”, è puro potere, è la vita e la verità di Dio, o Dio stesso. Dio però sarebbe inconoscibile a Se stesso e in Lui non vi sarebbe alcuna gioia o percezione, se non fosse per la presenza del “No”. Quest’ultimo è l’antitesi, o l’opposto, del positivo o verità; esso consente che questa divenga manifesta, e ciò è possibile solo perché è l’opposto in cui l’amore eterno può divenire attivo e percepibile.”

“Il tuo stesso udito, la tua stessa volontà e la tua stessa vista ti impediscono di vedere e udire Dio. Esercitando la tua volontà, ti separi da quella di Dio e impiegando la tua vista, tu vedi solo entro i tuoi desideri, mentre tali desideri ostruiscono il tuo stesso senso dell’udito, chiudendoti le orecchie con ciò che appartiene alle cose terrene e materiali. Ciò ti mette a tal punto in ombra che non puoi scorgere ciò che è supersensoriale e al di là della tua natura umana. Ma se rimani tranquillo, e ti trattiene dal pensare e dal sentire con il tuo sé personale, allora ti verranno rivelati l’udito, la vista e la parola eterni, e Dio vedrà, sentirà e udrà attraverso di te.”

NIENTE DA PERDERE, NIENTE DA RAGGIUNGERE

Per imparare un mestiere, una scienza o una dottrina bisogna acquisire conoscenze e concetti. Abituati a questa modalità siamo portati a pensare che valga lo stesso principio anche per quanto riguarda la realizzazione della nostra vera natura. Se fosse così basterebbe seguire correttamente un percorso prefissato, un curriculum di studi, una pratica metodica per aver la garanzia totale del Risveglio. Ma non è così.
Il processo di reminiscenza della nostra vera natura ha infatti a che fare più con il perdere, lo smascherare, il dissolvere, che con l’acquisire. Ciò che si perde è la costellazione di illusioni e credenze riguardo a ciò che siamo. Da acquisire invece non c’è nulla perchè ciò che viene cercato è ciò che è sempre presente, squisitamente imperdibile. Ovunque vada, qualunque cosa succeda “io” sono sempre qui. Non posso perdermi, dunque perchè sento necessità di ritrovarmi???
Questo accade perchè ho creduto di essere qualcuno o qualcosa che non sono.
Sono abituato a pensarmi come un “oggetto”, un corpo, una persona, un impiegato, ecc. e per questo soffro nelle infinite limitazioni che mi auto-impongo. Anche se pre-sento di essere infinitamente più vasto rispetto a qualsiasi cosa possa percepire sono indotto a pensare che anche la mia vera natura debba essere un oggetto, dunque qualcosa sperimentabile ed acquisibile. Ma non è così in quanto io sono ciò che rende possibile e sperimenta ogni oggetto senza essere a sua volta oggettivabile e sperimentabile.
Dunque è un’illusione sia il cercarmi come oggetto, sia il cercarmi in sè in quanto, come si è detto, sono squisitamente imperdibile. Quindi ciò che che separa “me” dalla mia vera natura è solo ed unicamente l’idea che essa sia qualcosa da raggiungere, conquistare, afferrare. In questo sforzo di realizzarmi, di ritrovarmi, mi perdo.
Smetto di cercarmi ed ecco che ritrovo qualcosa che non è mai andato perduto: dal diradarsi delle nebbie della ricerca emerge ciò che sono sempre stato e sempre sarò.

Dunque si tratta di vedere la questione nella sua brutale semplicità: niente è andato perduto e nulla deve essere ritrovato e riacquisto. Ciò che cerchiamo è ciò che è sempre presente. Possiamo Esserlo, esserne coscienti ma non ridurlo ad oggetto di esperienza. L’averlo ridotto a qualcosa da raggiungere ha prodotto l’illusione della sua perdita e le infinite vie per riacquisirlo.

Concludendo se esiste un Risveglio è la fine di un’illusione, il dissolvimento del sogno di qualcuno che deve realizzare qualcosa, così come di qualcuno che ritiene di perdere o ottenere qualcosa. La nostra vera natura infatti non conosce nè diminuzione, nè guadagno. Queste sono infatti categorie che riguardano la parte, non la Totalità indifferenziata che siamo.

Coscienza, Testimone e Consapevolezza

“Qual è la differenza tra la consapevolezza e l’essere testimone? 
C’è una grande differenza tra consapevolezza e l’essere testimone. L’essere testimone è ancora un’azione; c’è qualcuno che lo sta facendo, l’ego è lì presente. Per cui il fenomeno dell’essere testimone è diviso tra soggetto e oggetto.
Essere testimone è una relazione tra soggetto e oggetto. La consapevolezza è completamente priva di soggettività e oggettività. Nella consapevolezza non c’è nessuno che sia testimone; non c’è nessuno che sia testimoniato. La consapevolezza è un atto totale, integrato; il soggetto e l’oggetto non hanno nessuna relazione con essa; sono dissolti. Quindi consapevolezza non significa che ci sia qualcuno che è consapevole, nè che ci sia qualcosa a cui prestare attenzione.
La consapevolezza è totalità, è soggettività totale e oggettività totale uniti in un unico fenomeno – mentre nell’essere testimone esiste una dualità tra soggetto e oggetto. La consapevolezza è un non fare, l’essere testimone implica qualcuno che fa. Ma attraverso l’essere testimone è possibile arrivare alla consapevolezza, perché essere testimone è un atto, ma conscio. Si può fare qualsiasi cosa e non essere – la nostra attività ordinaria è attività inconscia, ma se ne diventi consapevole questo diventa essere testimone. Quindi tra l’attività ordinaria inconscia e la consapevolezza esiste un salto che può essere colmato con l’essere testimone.
L’essere testimone è una tecnica, un metodo verso la consapevolezza. 

Non è consapevolezza ma, se paragonata all’ ordinaria attività inconscia è un gradino più alto. Qualcosa è cambiato: l’attività è diventata conscia, l’incoscienza è stata sostituita dalla coscienza.
Ma c’è ancora qualcosa da conquistare cioè l’attività deve essere sostituita dall’ inattività. Quello sarà il secondo gradino. E’ difficile saltare dall’ attività ordinaria inconscia alla consapevolezza. E’ possibile ma difficile per cui è utile che ci sia un gradino in mezzo. Se uno inizia dall’ attività conscia dell’essere testimone, allora il salto è più facile, cioè il salto nella consapevolezza senza nessun oggetto conscio, senza nessun soggetto conscio, senza nessuna attività conscia.

Questo non significa che la consapevolezza non sia coscienza; è pura coscienza ma non vi è nessuno che sia conscio di essa. 

C’è una ulteriore differenza tra coscienza e consapevolezza.
La coscienza è una qualità della mente ma non è la mente in toto.  La mente può essere conscia o inconscia ma quando trascendi la mente non c’è inconscio. E neanche una coscienza corrispondente. C’è consapevolezza.

Consapevolezza vuol dire che la totalità della mente è diventata consapevole. Ora  la vecchia mente non esiste più ma c’è la qualità dell’essere conscio. La consapevolezza è diventata totale, la mente in se stessa è diventata parte della consapevolezza. Non si può dire che la mente è consapevole, si può solo dire in un modo significativo che la mente è conscia. Consapevolezza vuol dire trascendere la mente, per cui non è la mente ad essere consapevole. E’ solo trascendendo la mente, andando oltre la mente che è possibile la consapevolezza.
La coscienza è una qualità della mente, la consapevolezza è il trascendere, è andare oltre la mente. La mente come tale è in mezzo alla dualità, quindi la coscienza non può mai trascendere la dualità. E’ sempre conscia di qualcosa, c’è sempre qualcuno che è conscio. La coscienza quindi è una parte, un frammento della mente e la mente come tale è la sorgente di ogni dualità, di ogni divisione. Divisione tra soggetto e oggetto, attività e inattività, coscienza e incoscienza. Ogni tipo di dualità è mentale. La consapevolezza è non duale, quindi significa stato di non mente.

Quindi qual è la relazione tra la coscienza e l’essere testimone? Essere testimoni è uno stato, la coscienza è un mezzo verso l’essere testimoni. Se uno inizia ad essere conscio, si arriva all’essere testimone. Se uno inizia ad essere conscio delle proprie azioni, conscio degli avvenimenti delle giornate, giorno per giorno, conscio di tutto ciò che è intorno, allora inizia ad essere testimone.
L’essere testimone arriva come una conseguenza dell’essere consci. Non si può praticare l’essere testimoni, si può solo praticare l’essere consci. Lo stato di testimone arriva come conseguenza, come un’ombra, un risultato, un prodotto.
Più diventi conscio più vai verso lo stato di testimone.

Quindi essere consci è un metodo per arrivare alla consapevolezza. E il secondo passo è che l’essere testimone diventa un metodo per arrivare alla consapevolezza.

Ci sono quindi tre gradini: coscienza, essere testimone, consapevolezza.
Ma lo spazio in cui ci troviamo di solito è il gradino più basso cioè quello dell’attività inconscia. L’attività inconscia è lo stato abituale della nostra mente.
Attraverso l’essere consci si può arrivare ad essere testimoni, e attraverso l’essere testimoni si può arrivare alla consapevolezza e, attraverso la consapevolezza si può ottenere il “non-ottenere”.Attraverso la consapevolezza si può ottenere tutto quello che è già stato ottenuto. Al di là della consapevolezza non c’è nulla, la consapevolezza è alla fine.

La consapevolezza è al termine del progresso spirituale. 
Nella consapevolezza si perde il testimone e rimane solo il testimoniare, si perde colui che fa, si perde la soggettività, si perde la coscienza egocentrica. A quel punto rimane solo la coscienza senza l’ego. Rimane la circonferenza senza il centro. La circonferenza senza il centro è consapevolezza. Coscienza senza alcun centro, senza alcuna sorgente, senza motivazione, senza una sorgente da cui derivare – una coscienza senza sorgente – questa è consapevolezza.  Quindi ci si muove dall’esistenza inconsapevole, che è la materia, prakriti, verso la consapevolezza.
Potete chiamarlo “il divino”, “la divinità” o in qualunque modo volete; tra la materia e il divino la differenza sta sempre nella consapevolezza.”

tratto da Osho: Meditation: The Art of Ecstasy