Hastamalakastotra

1. “Chi sei tu, figlio mio, e con chi sei? Qual è il tuo nome e da dove vieni? Dimmi ogni cosa distintamente per rendermi felice – tu che hai riempito il mio cuore di gioia.”

2. “Non sono un uomo, né un dio, né un semidio, non sono Brahmana, Kshatriya, Vaisya, né Sûdra; non sono studente, non sono capofamiglia, né anacoreta o rinunciante; io sono l’innata Consapevolezza.

3. Quello che permette la manifestazione dell’attività della mente, dell’occhio e del resto, così come il sole è causa del movimento degli esseri viventi, ma che è libero da ogni condizionamento, come l’etere infinito – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

4. Quello che essendo uno, immutabile, eterna conoscenza in essenza, come il fuoco è in essenza calore, è il sostrato che sostiene, mentre agiscono, la mente, l’occhio e tutto il resto – che sono mera ignoranza – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

5. Il riflesso del volto visto nello specchio non è nulla in sé, niente altro dalla faccia, così l’anima individuale non è nulla in sé, altro che il riflesso dell’Intelligenza sugli organi interni – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

6. Così come scompare il volto riflesso quando si toglie lo specchio, e la faccia resta sola, separata dall’illusione, così quell’Essere che rimane quando non vi è più oggetto di pensiero – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

7. Quello che si trova distaccato dalla mente, dall’occhio e dal resto, che è esso stesso la mente, l’occhio e il resto per la mente, l’occhio e il resto e che non è conosciuto dalla mente, dall’occhio e dal resto – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

8. Quello che essendo uno, risplende auto-manifesto, dotato di pura intelligenza, essendo luce in essenza, eppure appare come fosse variamente modificato attraverso i diversi organi interni, così come il sole risplende riflesso nell’acqua di diversi vasi – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

9. Come il sole, illumina innumerevoli occhi allo stesso tempo ed è lo stesso per ciascuno, così quell’Essere, l’unica intelligenza che illumina innumerevoli organi interni – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

10. Come i sensi illuminati dal sole catturano la forma degli oggetti, ma quando restano al buio non catturano più le forme, così quello da cui il sole stesso deve essere illuminato per illuminare i sensi – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

11. Come l’unico sole sembra moltiplicarsi nel riflesso dell’acqua agitata, e anche quando si riflette nell’acqua ferma si deve riconoscere separato, così quello che, realmente uno, sembra divenire molti nel movimento degli organi interni – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

12. Come uno la cui visuale è coperta dalle nubi pensa, nella sua illusione, che il sole sia coperto dalle nubi e abbia perso il suo splendore, così l’Essere sembra vincolato a colui che ha la mente oscurata – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

13. Quello che essendo uno, attraversa tutte le cose ma con nessuna entra in contatto, e che, come l’etere, è sempre puro e incontaminato nella propria essenziale natura – quell’Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

14. Come un cristallo puro può apparire differente se camuffato, così anche tu appari differente alle menti individuali; come la falce di luna appare tremolante nell’acqua, così anche tu, o Vishnu, sembri muoverti nel nostro mondo.”

di Hastamalaka
E’ uno dei primi quattro discepoli di Sankara. Si dice che il ragazzo fosse muto dalla nascita quando il Maestro lo incontrò e comprese che il suo silenzio era il voto di un asceta. Shankara lo benedisse e gli chiese “Chi sei?” al che il ragazzo rispose con un poema di dodici strofe l’Hastamalakastotra nel quale descrive se stesso come il Sé della pura Coscienza.

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VADEMECUM DELL’ESPLORATORE INTERIORE

1) La regola “aurea”: non accettare nulla per sentito dire, coltiva il dubbio, fondati solo su ciò che puoi sperimentare e realizzare direttamente.

2) Diffida dei profeti e dei messia, di chi si pone come “illuminato per rivelazione” e ti chiede di credere a ciò che dice millantando presunte ispirazioni mistiche, incontri alieni, canalizzazioni angeliche, ecc. Ciò che non può essere comprovato direttamente non ha alcun valore.

3) Ovunque un essere umano rivendichi una presunta superiorità rispetto a un proprio simile non possono che esserci violenza e corruzione.
Diffida dunque di ogni gerarchia, di quei rapporti e sistemi politico-religiosi che richiedono obbedienza e dipendenza economica (povertà) ai propri seguaci: settarismo e abusi sono garantiti.

4) Leggi molto, confronta, viaggia, sperimenta. Non aver paura di aderire a scuole e tradizioni. Tuttavia abbi anche il coraggio di abbandonarle quando lo ritieni opportuno. Non è vero che tutte le pratiche e le vie, se seguite sino in fondo, portano agli stessi risultati. Alcune favoriscono la chiarezza, altre invece incrementano l’illusione.
Sperimenta quindi tutte le pratiche e le vie che ti ispirano ma non ti attaccare a nessuna, mantieni un atteggiamento critico. Ricordati che qualsiasi pratica, anche la più sofisticata, è solo come una spina che ti aiuta ad estrarre una scheggia dal dito. Una volta estratta la scheggia è naturale liberarsi di entrambe. Sappi dunque abbandonarle, sempre e comunque con gratitudine perchè non esistono sbagli, solo esperienze che hanno qualcosa da insegnarci.

5) Diffida di chi ha bisogno di mostrare “prodigi” e di utilizzare espedienti emotivi per farsi ascoltare e attirare seguaci. I saggi non esibiscono i poteri psichici, anche se spesso potrebbero, perchè sanno bene che sono solo manifestazioni apparenti e relative che spesso finiscono per incrementare le illusioni sia in chi li pratica, sia in chi ne è suggestionato.

6) Diffida di chi richiede la castità come prerequisito per una ricerca spirituale profonda millantando che l’astinenza sessuale sia un segno di purezza o un “accumulo di energia”. L’enorme energia che si spende per resistere ai desideri è di gran lunga maggiore rispetto a quella che si dissipa nell’assecondarli in modo equilibrato. L’unica castità accettabile è di tipo interiore, una castità che accade spontaneamente, senza sforzo, spesso dopo molti anni di sesso attivo. La castità che ha bisogno di voti, di riti e impegni pubblici, di sforzi per essere mantenuta ha come unici “benefici” l’aridità o la follia.
Quando vita spirituale e castità vengono coniugate, ciò avviene esclusivamente per questioni di potere o di presunta convenienza pratica.

7) Comprendi la natura confusa ed effimera delle emozioni. Vivile appieno ma non fare affidamento su di esse.
Comprendi chiaramente anche la natura dualistica del pensiero, della mente concettuale, che non può concepire nulla senza immediatamente produrre il suo opposto. Lascia spazio invece al fiorire in te dell’Intelligenza, dell’Intuizione “sovramentale”, della Buddhi, della “Conoscenza del Cuore”: essa è il vero strumento del Risveglio, di una vita autenticamente spirituale, la facoltà sopita grazie alla quale l’uomo può trasformare la sua vita da un piccolo gretto affare a una celebrazione impersonale dell’Uno.

8) Diffida di chi si pone come l’unico vero maestro, vuol dire che pretende di insegnare senza sapere alcunchè.
Impara invece da tutti, apriti alla Vita che è infinita possibilità di apprendimento. L’unico vero maestro è infatti la tua Vera Natura che produce un’infinità di occasioni per perdersi e risvegliarsi a Se Stessa in questo grande kolossal che è l’esistenza. Riconosci dunque tutte le manifestazioni esteriori come semplici apparenze che hanno come unico ruolo il rimandarti a quella Sostanza Incondizionata che sei sempre stato e sempre sarai.

9) E’ relativamente facile mettere in discussione il mondo. Più difficile è sapere mettere in discussione se stessi.
Sappi dunque mettere in dubbio ogni tua credenza, ogni immagine di te stesso, ogni ruolo e identificazione interiore o esteriore che hai interpretato sino ad ora. Solo chi smaschera senza indugi ogni identificazione può realizzare la propria Vera Natura.

10) Applica ciò che è stato detto anche a questo vademecum. Dubita di ogni punto e indagane la veridicità nel tuo vissuto.

Nirvana Ashtakam (sei strofe sul Nirvana)

Io non sono la mente, né l’intelligenza,
Non l’individuo, né il pensiero con i suoi sensi,
Né sono la terra o il cielo o l’aria o la luce,
Io sono Shiva, sono Shiva, pura Consapevolezza e beatitudine.

Non sono il respiro, né i cinque soffi,
Non sono i sette elementi, né i cinque involucri,
Non sono la voce o le mani o piedi o gli altri organi,
Io sono Shiva, sono Shiva, pura Consapevolezza e beatitudine.

Non conosco ostilità o amicizia,
Né vigore, né desiderio di competizione,
Non ho doveri, né beni, non cerco la passione o la salvezza,
Io sono Shiva, sono Shiva, pura Consapevolezza e beatitudine.

Non ho meriti o demeriti, piacere o dolore,
Non pratico i mantra, le abluzioni, i Veda, il sacrificio,
Io non sono il cibo, né il consumatore di cibo,
Io sono Shiva, sono Shiva, pura Consapevolezza e beatitudine.

Non conosco la morte, il dubbio, la distinzione di casta,
Non ho né padre, né madre, né nascita alcuna,
Non ho parenti, amici, maestri o discepoli,
Io sono Shiva, sono Shiva, pura Consapevolezza e beatitudine.

Io sono oltre il mutamento, privo di qualità e di forma,
Io contengo tutte le forme, e sono imprendibile agli organi di senso,
Io sono sempre equanime, oltre la liberazione e la schiavitù,
Io sono Shiva, sono Shiva, pura Consapevolezza e beatitudine.

Nirvana Ashtakam (sei strofe sul Nirvana)
di Adi Shankara

Jakob Böhme – Frammenti

“Nessuno conosce veramente il proprio sé, finché non lo trova nell’Unità del Tutto”.

“Non devi fare nulla, ma abbandonare la tua volontà alla propria disposizione. Le tue cattive qualità si indeboliranno e ti tufferai con la tua volontà nell’Uno dal quale uscisti in principio. Tu giaci prigioniera delle creature: abbandona la tua stessa volontà e morranno in te le creature e le loro  cattive inclinazioni, che ti trattengono perché tu non vada a Dio”. 


“L’Uno, il “Sì”, è puro potere, è la vita e la verità di Dio, o Dio stesso. Dio però sarebbe inconoscibile a Se stesso e in Lui non vi sarebbe alcuna gioia o percezione, se non fosse per la presenza del “No”. Quest’ultimo è l’antitesi, o l’opposto, del positivo o verità; esso consente che questa divenga manifesta, e ciò è possibile solo perché è l’opposto in cui l’amore eterno può divenire attivo e percepibile.”

“Il tuo stesso udito, la tua stessa volontà e la tua stessa vista ti impediscono di vedere e udire Dio. Esercitando la tua volontà, ti separi da quella di Dio e impiegando la tua vista, tu vedi solo entro i tuoi desideri, mentre tali desideri ostruiscono il tuo stesso senso dell’udito, chiudendoti le orecchie con ciò che appartiene alle cose terrene e materiali. Ciò ti mette a tal punto in ombra che non puoi scorgere ciò che è supersensoriale e al di là della tua natura umana. Ma se rimani tranquillo, e ti trattiene dal pensare e dal sentire con il tuo sé personale, allora ti verranno rivelati l’udito, la vista e la parola eterni, e Dio vedrà, sentirà e udrà attraverso di te.”

IL MALINTESO TRA INSEGNAMENTI PROGRESSIVI E INSEGNAMENTI DIRETTI

Un concetto molto diffuso è che tutti gli insegnamenti e pratiche siano equipollenti e rimandino, in ultima istanza, allo stesso Centro, Realtà ultima o Verità, secondo la ben nota metafora dei raggi di una ruota di un carro che convergono tutti verso il mozzo.
Questo è vero solo in parte ed è importante fare una chiara distinzione tra insegnamenti PROGRESSIVI, (in genere legati al manifesto) ed insegnamenti DIRETTI (che rimandano in vari modi all’Immanifesto). Il fatto che non ci sia chiarezza sulle differenze tra i due, porta spesso i fans dei vari insegnamenti a scornarsi a causa di malintesi facilmente evitabili.
Per esempio affermazioni come “Tu sei già ciò che stai cercando”, “Non c’è nulla da praticare”, ecc. tipiche degli insegnamenti diretti possono indignare non poco i “fans” degli insegnamenti progressivi. Allo stesso modo l’insistenza degli insegnamenti progressivi sulla necessità di una disciplina, di regole morali, di una pratica costante, ecc. indignano assai i “fans” degli insegnamenti diretti. La diatriba può essere facilmente risolta distinguendo chiaramente i livelli su cui i vari insegnamenti lavorano.

Gran parte degli insegnamenti e pratiche hanno a che fare con il manifesto, il mondo delle “forme”. Che siano forme fisiche, mentali o psichiche non cambia molto. Sempre del manifesto si tratta!
Questi insegnamenti hanno in genere una natura PROGRESSIVA, basata su iniziazioni, fasi e tappe, ed i loro effetti, lavorando su ciò che è temporaneo e relativo, non possono che essere temporanei e relativi. Permettono ad esempio di raggiungere stati di rilassamento corporeo, pace e silenzio mentale che tuttavia, essendo appunto stati, hanno un inizio, una durata ed una fine. Queste pratiche hanno tuttavia un significato profondo: acquietare per un poco il flusso mentale può permettere alla Coscienza di cessare di rivolgersi verso il manifesto e “rientrare” in Se Stessa, incominciare quel “viaggio” a ritroso che è l’unico reale “ritorno a casa”, Reminiscenza del Sè.
Quando questo processo si attiva, si incomincia in genere a sentire maggiore risonanza ed attrazione verso il secondo tipo di insegnamenti, quelli DIRETTI, che trattano di un “livello” più sottile, rimandano alla nostra Vera Natura, all’Immanifesto, a quella Realtà che testimonia e rende possibili tutte le forme senza a sua volta essere riconducibile a nessun suono, forma, odore, sapore, stato, ecc. La struttura di questi insegnamenti, è in genere immediata ed auto-dissolvente, nel senso che, nel caso prescrivano una qualche pratica, è solo per portare il “praticante”, la pratica e l’insegnamento stesso ad una rapida “crisi”, nel senso proprio di crollo, dissolvimento. Solo il “collasso” , lo smascheramento delle finzioni, delle sovrapposizioni, può permettere di prendere coscienza di ciò che siamo realmente. Questo approccio è evidente in pratiche come l’autoindagine nell’Advaita o i koan dello Zen Rinzai, che mettono in questione tutto ciò che è manifesto, senza compromessi. Di qui il famoso detto zen: “Se incontri il Buddha, uccidilo!”.
La sostanza degli insegnamenti diretti non è legata al tempo in quanto Onnipresente. Per questo in molti di essi si parla di “nulla da raggiungere”. Gli insegnamenti diretti stimolano l’essere umano ad aprirsi a ciò che non è uno stato in quanto precede tutti gli stati di coscienza, a ciò che non può essere perso in quanto onnipresente e proprio per questo sostanzialmente “inafferrabile”, proprio come lo spazio che è ovunque eppure in nessun luogo, intuibile eppure indefinibile.

Dunque è importante, per chiarezza, distinguere tra insegnamenti legati alla forma, progressivi, ed insegnamenti legati alla non-forma, diretti ed immediati. Se ad uno sguardo superficiale possono sembrare simili, la sostanza che viene trattata è radicalmente differente. I primi hanno in genere una natura preparatoria e propedeutica mentre i secondi aprono l’essere umano al Risveglio.

Buona pratica e non-pratica a tutti!

Il vecchio Ceng

“Avete sentito dire che per vedere lo spirito originale la vostra piccola mente dev’essere vuota… 
Comprendete una volta per tutte l’inutilità di ogni sforzo per penetrare l’impenetrabile col pensiero e con l’azione: è come voler acchiappare il vento. Se invece voi siete privi di ogni ingombro, interamente disponibili per lo spirito originale, questo vi afferrerà direttamente. Siccome avete sentito dire che il vuoto è il raggiungimento supremo voi cercate di arrivarci; e cosi cadete nel torpore e nell’insensibilità, e credete che siano la vacuità dello spirito originale. Per vedere la luce del sole non avete bisogno di nessuno. Tutto ciò che vi possono dire gli altri in proposito è inutile. Voi siete nella luce: essa vi scalda il corpo ma non la potete prendere e imbottigliare. Tutti i tentativi per possederla sono falliti in partenza; non la potete prendere, e non ve ne potete sbarazzare. Sono cose che ha gia detto un vecchio chiacchierone ed anche altri prima di lui. 

Lo stesso vale per lo spirito originale. È sempre presente, ed è abbagliante proprio come la luce; non ve ne potete impadronire e non ve ne potete disfare. Non lo potete vedere perché siete prigionieri di tutti gli sforzi che fate per prenderlo nella trappola dei vostri pensieri, delle vostre pratiche. Immaginate che sia lontano, e invece è qui: lo volete acchiappare, e quello vi sfugge. 
Se foste totalmente semplici vi basterebbe aprire gli occhi per vederlo, proprio come vedete la luce del sole; non c’è bisogno d’altro. Sta a voi, continuare a perdervi nelle distinzioni, nelle sfumature e nelle sottigliezze.

Il Buddha ha anzitutto cercato lo spirito originale per mezzo dello spirito individuale, e ha visto che era cosa vana. Poi l’ha cercato per mezzo di discipline e di pratiche, e ha visto anche cosi che era cosa vana. Seduto sotto l’albero della Bodhi non aveva visto ancora lo spirito originale, ma aveva capito che lo spirito individuale e l’azione non erano in grado di dargli la visione della propria natura. Allora il Buddha rinunciò a far uso dello spirito individuale e dell’azione, accettò la propria ignoranza e l’impotenza a liberarsi di essa. 

Il Buddha era solo ormai incertezza e attesa, e non era accaparrato da nulla; immobile come un pezzo di legno morto quando, al vedere la stella del mattino, lo spirito originale lo illuminò. 

Questa è l’esperienza del buddha, l’esempio e l’insegnamento primordiale che ha lasciato. 
Ma voi tutti, discepoli del Buddha, che avete fatto? Vi siete impossessati del Buddha per far della sua vita una leggenda tale da meravigliarci, e della sua persona un idolo da adorare. Vi siete impadroniti della parola del Buddha per farne una cosa sacra e degna di essere appresa, recitata e ricopiata senza fine. Sulla base della vita e delle parole del Buddha avete creato una quantità di scuole differenti; avete costruito templi e modellato delle statue. Accendete l’incenso e fate fiammeggiare la canfora. Avete canonizzato delle credenze e stabilito dogmi, regole, discipline e pratiche. In questo modo siete caduti nei tranelli e nelle seduzioni di tutto quello che Buddha aveva riconosciuto errato, e che non può che condurre alla confusione; e in questo modo avete costruito delle muraglie proprio davanti alla Spirito Originale, quello che volete vedere. 
Se persistete nel vostro errore, qual fallimento sarà la vostra vita! 

Adesso, zucche rapate, ascoltatemi con la massima attenzione. Sto per rivelarvi il gran segreto dello spirito originale; sarà la cosa più importante di tutto quello che sia stato detto a questo proposito. Ecco: IL SEGRETO DELLO SPIRITO ORIGINALE NON ESISTE!”

VECCHIO CENG – Maestro Buddismo Chan

ARS REGIA e Non-Dualità

0a246ba07c8367ab31769b74e9808978_medium"L'alchimia serve a separare il vero dal falso."
Teofrasto Paracelso

L'Ars Regia, l'Alchimia, è sostanzialmente un un'opera simbolica, anche se qualcuno pensa che davvero l'opera degli alchimisti si esaurisse nel lavoro con fornelli, mercurio e metalli. L'Alchimia, come molti sanno,fu velata da simboli e allegorie nonchè travestita da arte materiale per sfuggire all'Inquisizione ed alle persecuzioni religiose che hanno insanguinato l'Europa per secoli. 
Al lavoro alchemico esteriore infatti corrisponde una trasmutazione alchemica interiore che è sostanzialmente una trasformazione coscienziale. La "pietra filosofale" è la realizzazione della nostra Vera Natura, indifferenziata, senza forma, onnipervasiva. Realizziamo di essere quell'Indicibile Consapevole che rende possibile l'intero universo. 
Ma per integrare completamente questa realizzazione bisogna, secondo l'Ars Regia, passare attraverso un processo ben chiaro:

– NIGREDO o opera al nero, in cui la materia si dissolve, putrefacendosi; Traduci: ci disidentifichiamo da tutto ciò che è grossolano, ciò che ha forma, ciò che è manifesto, ciò che è un semplice contenuto della Pura Consapevolezza. Nigredo è DISIDENTIFICAZIONE TOTALE. 

– ALBEDO o opera al bianco, durante la quale la sostanza si purifica, sublimandosi; Traduci: ci realizziamo come Puro Indicibile senza forma, che non può essere inquadrato e definito da nessun concetto, immagine o idea perché è ciò che li comprende tutti senza a sua volta poter essere compresa. Albedo è REALIZZAZIONE INTUITIVA DEL SE'. 

– RUBEDO o opera al rosso, che rappresenta lo stadio in cui si ricompone, fissandosi; Traduci: è la fase di "ricomposizione" in cui realizziamo che l'intero universo è sì un contenuto effimero nell'Indicibile Consapevole che siamo, ma esso non è separato da noi, come le onde non sono separate dall'acqua che le compone. La forma è il prodotto della Non-Forma. Rubedo è la REINTEGRAZIONE FINALE, la "ricomposizione" di ciò che era stato sempre ritenuto separato. Realizziamo che noi siamo il mondo ed il mondo è noi. Solo quando questa fase si completa possiamo parlare di pienezza del Risveglio perchè realizziamo il "mistero" della Compassione, intesa come percezione profonda dell'Unità di esseri e Coscienza. 
Alla luce di tutto questo può essere compreso il significato profondo della formula alchemica per eccellenza: "Solve et coagula" (sciogli/scomponi e coagula) che sintetizza in sè tutto il processo realizzativo: disidentificati da ciò che è una tua proiezione, un tuo contenuto, e realizza la tua Vera Natura, Non-Duale, reintegrando in te l'intera manifestazione. 
L'immortalità conferita dalla "pietra filosofale" non è dunque la presunta immortalità dei corpi (fisici o sottili che siano) che molti attribuiscono a leggendari alchimisti tipo il Conte di Saint Germain o Fulcanelli, ma la realizzazione della nostra Vera Natura, Non-Nata in quanto è ciò in cui si articola l'apparente ciclo di vita e di morte senza minimamente condizionarla. E l'oro che viene prodotto non è l'oro fisico ma l'Oro Supremo della Conoscenza Realizzativa, Jnana in India, Gnosi in Occidente. In questo senso l'Ars Regia può essere annoverata tra le grandi Tradizioni Non-Duali dell'umanità.

So di non sapere

socrate2La nota e spesso abusata sentenza "so di non sapere" non significa, a mio parere, sapere niente e crogiolarsi nella beata ignoranza.
Significa invece comprendere che il pensiero razionale e la logica sono limitati ed incapaci di oltrepassare i propri limiti, di realizzare i misteri dell'esistenza.
Significa aprirsi ad un approccio intuitivo-olistico che cessa di voler "capire" le cose, riducendole ad oggetto di conoscenza ma le "abbraccia" intuitivamente, le realizza. 
Dunque si conosce senza sapere.
Avviene un salto dal sapere razionale, che è accumulazione nozionistica, all'Essere che è vita ed immediatezza.
Ed è solo attraverso questa modalità di conoscenza che i "misteri" possono essere aperti e realizzati. 
Non cerchiamo più di capire ma SIAMO Conoscenza.

Specchi

"Al di là delle idee di giusto e sbagliato
c'è un campo. Vi incontrerò laggiù.
Quando l'anima si riposa su quel prato,
c'è pienezza inesprimibile.
E idee, linguaggio, anche l'espressione "l'un l'altro"
non hanno più alcun significato. "


"Tu non hai idea
di quanto sia stato difficile trovare 
un dono da portarTi.
Nulla sembrava la cosa giusta.
Che senso ha portare oro
ad una miniera d'oro,
oppure acqua all'Oceano.
Ogni cosa che trovavo,
era come portare spezie in Oriente.
Non Ti posso donare il mio cuore
e la mia anima,
perché sono già Tue.
Così, Ti ho portato uno specchio.
GuardaTi
e ricordami
."

 

Jalāl al-Dīn Rūmī

Saggezza Ermetica

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Traduzione di un antico testo egizio intagliato sulla porta d’accesso ad un sacro sito:

“Finalmente ho raggiunto il MIO traguardo
e risolto il segreto della mia anima:
Io sono QUELLO a cui rivolgevo le preghiere,
QUELLO a cui chiedevo aiuto.
Sono QUELLO che ho cercato.
Sono la stessa vetta della MIA montagna.
Guardo la creazione come una pagina del MIO stesso libro.
Sono infatti l’UNICO che produce i molti,
della stessa sostanza che prendo da ME.
Poiché TUTTO è ME, non vi sono due,
la creazione è ME STESSO, dappertutto.
Quello che concedo a ME stesso,
lo prendo da ME stesso e lo do a ME stesso,
l’UNICO, poiché sono il Padre ed il Figlio.
Quanto a quello che voglio,
non vedo altro che i MIEI desideri, che sgorgano da ME.
Sono infatti il conoscitore, il conosciuto, il soggetto, il governante ed il trono.
Tre in UNO è quello che sono
e l’inferno è solo un argine che ho messo al MIO stesso fiume,
allorché sognavo durante un incubo.
Sognai che non ero il SOLO unico e così IO stesso iniziai il dubbio,
che fece il suo corso, finché non mi svegliai.
Trovai così che IO avevo scherzato con ME stesso.
Ora che sono sveglio, riprendo di sicuro il MIO trono
e governo il MIO regno che è ME stesso, il Signore per l’Eternità.”