Io Sono

PIANO ASSOLUTO (REALE)
Nel mondo manifesto l’Uno, la Coscienza, l’Indicibile (usate il termine che preferite) gioca a velare e disvelare se stesso, a dimenticarsi di Sé e a riprendere coscienza di Sé. L’essere umano che scrive questo blog ne é parte integrante. In esso si è dissolto semplicemente il senso di essere “qualcuno” in particolare, un individuo separato che agisce. Non rimane dunque che un fluire nel sapiente gioco dell’Uno. Non c’è nessuno che scrive questo blog. Esiste solo l’Uno che indaga su Se Stesso, che è la parola, la mano che digita, il computer e il blog stesso. Tutto è Uno ed Io sono Quello.

PIANO RELATIVO (APPARENTE)
Mi chiamo Francesco, da circa vent’anni dedico tempo e passione all’indagine dello Spazio Interiore ispirandomi a Tradizioni Sapienziali sia di tipo Occidentale che Orientale. Ho trascorso lunghi soggiorni in India durante i quali ho approfondito in particolare la conoscenza dell’Advaita Vedanta, detto anche Jnana Yoga (Yoga della Conoscenza) con Ramesh Balsekar a Mumbai, Swami Dayananda a Rishikesh e Swami Suddhananda a Tiruvannamalai.
Ho tenuto numerosi incontri di dialogo, ritiri e conferenze pubbliche su ricerca interiore, NonDualità, Geometria Sacra, abitare sostenibile. Sto scrivendo articoli e saggi sulla Conoscenza del Sè e sulla Geometria Sacra per alcune case editrici.

Contatti:
nonduale@gmail.com

44 thoughts on “Io Sono

  1. ieri da Santaruina un maestro ( chi giudica la preparazione altrui si presume tale) è rimasto forse urtato dai miei complimenti per un tuo commento.
    devo dirti che S. Agostino mi insegna, come tutto e tutti, moltissimo. ma credo che siamo daccordo che tutto serva..
    non ho specificato (da Santaruina) che sono Cristiano, vado a messa e leggo la Bibbia tutti i giorni perchè non è un vanto ma un fatto…ma ho constatato che i miei fratelli cristiani spesso presumono troppo.
    Da quando mi sono appeso a testa in giù il Vangelo mi è solo più esplicito, non ho certo cambiato idea. Ermete è argomento complesso, lo specchio è ancora ingannevole, ma quando ti parlano anche i cartoni animati, le canzoni pop o i gerani sai che stai percorrendo la tua strada, e capisci che ognuno ha la propria, unica via. mi piace vestirmi male perchè voglio trasmettere sostanza, non forma.
    come scrisse Rino Gaetano: beati gli esegeti di questa mia canzone

  2. E’ la presenza di discepoli a fare di un uomo un maestro esattamente come sono i figli fanno di una donna una madre o di un uomo un padre. Per questo autoproclamarsi maestro senza avere dei discepoli è abbastanza paradossale. 🙂 Bisogna essere consapevoli che maestro e discepolo sono solo due ruoli che si giocano nella commedia ma la nostra vera natura è infinitamente più vasta di qualsiasi ruolo.
    Tanto più cessiamo di identificarci con questo o quello, compreso un corpo che nasce, muore e vive la sua vita, tanto più ci poniamo nella condizione di “ricordare” la nostra vera natura, ineffabile, immanifesta, senza forma. Questa è la “pietra filosofale” che si “distilla” solo attraverso un processo di sottrazione, spogliandosi dai metalli e da tutto ciò che è “grossolano”, ovvero delle identificazioni con la forma, per dirla in termini alchemici. Arriva dunque un momento in cui ci si spoglia anche dei riferimenti ai testi, alle religioni, ai maestri che non significa rinnegarli ma riconoscerne, con la dovuta gratitudine, i limiti. Ci hanno aiutato a traghettare il fiume dell’ignoranza ma una volta sull’altra sponda perchè portarsi dietro la barca?
    Riguardo al cristianesimo ti consiglio di leggere Meister Ekhart che fu uno tra i pochi, se non l’unico, nella cristianità a trascendere la visione tristemente dualistica dell’ortodossia ed “affacciarsi” sulla Realtà Ultima. Non è un caso che non l’abbiano fatto Santo e sfuggì al rogo solo perchè la bolla papale che ne ordinava l’esecuzione arrivò poco dopo la morte naturale. 🙂
    Riguardo a Gesù sappiamo poco o niente ed i vangeli canonici (come l’Antico Testamento d’altronde) sono tra i testi più manipolati della storia. Io vedo Gesù più come un personaggio leggendario (tipo Ermete), creato ad hoc per dare fondamento a una nuova religione capace di radunare la miriade di culti gnostici, egizi, mitraici, ecc. che come personaggio storico. So che questo non ti troverà in accordo ma non è così importante. Se trovi ispirazione nei Vangeli, fatti pure ispirare! 🙂
    Se non l’hai ancora fatto ti consiglio vivamente di leggere il Vangelo di Tomaso, di cui ho riportato alcuni frammenti anche su questo blog:
    https://nonduale.wordpress.com/2010/04/20/advaita-nel-vangelo-di-tomaso/#comments

    • Siamo un manipolo di manipolatori…quindi non facciamo parte dell’Assoluto. Chiesa di Dio popolo in festa…stiamo attenti a non perdere la testa. Vi porteranno nei tribunali….quante ferite per chi guarda sui piani orrizzontali. Umiltà di essere feriti nella riconoscenza di essere accolti. Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati. Ma Lui chi è per noi?…razza di apocrifi, scusate di ipocriti…ha detto. E forse lo siamo, ma riconoscerlo, come limite, ci rende protesi verso. Nel divenire s’incontra la Verità che è una persona, quindi in relazione. Essere assoluto taci un minuto, tu che sei dono ora so io chi sono. (Collodi)
      IRReverendo vostro, per la Chiesa di Cristo, per altri un mostro.

  3. tranquillo, non ho motivo di non essere daccordo su alcunchè. i Vangeli li ho letti tutti, quelli disponibili almeno. non ho mai mollato Gesù perchè non si può fare a meno dell’aria che si respira, ma Gesù mi ha detto che chi non è contro di noi è per noi…e in te non vedo niente che sia contro di noi.
    Riguardo le manipolazioni ne sono consapevole, ma in una delle sciocchezze che ho scritto dico “puoi correggere anche il libro tanto il verbo resta dentro”. Forse sei il primo vero cultore di Ermete che conosco, e mi sa che i miei enigmi tu li capisci… vienimi a trovare solo se hai voglia di sorridere… il Kybalion lo leggo spesso. ciao

  4. Caro Vocedi1
    in che senso Gesù “ti” ha detto?

    Il Kybalion è un testo senza dubbio molto interessante. Riguarda tuttavia più il mondo fenomenico manifesto o relativo che la Realtà Ultima che è appunto il vero “oggetto non-oggetto” della NonDualità. Per questo nel Kybalion trovi molti concetti dualistici come polarità, causa-effetto, genere, ecc. e nello stesso tempo il primo principio, quello del mentalismo, afferma la sostanziale unità della manifestazione, letta, tanto per cambiare come sostanziata da un’unico Principio. Il Kybalion lo chiama Mente, altri Coscienza, altri Spirito, altri Vacuità o Sunyata, altri Brahman ma Quello è sempre lo stesso Indicibile onnipervasivo.
    Quindi il Kybalion è una buona sintesi tra Conoscenza Assoluta, NonDuale, e conoscenza relativa, strutturata su una dualità convenzionale. E’ una sintesi tra Metafisica e Magia ermetica.

    Per una panoramica sulla NonDualità così come si è manifestata nelle diverse tradizioni sapienziali ti consiglio di procurarti le due antologie di Jean Klein intitolati Essere – Accostamenti alla NonDualità che comprendono diversi testi anche di Meister Ekhart e altri mistici cristiani.
    http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__essere_volume_1.php
    I linguaggi sono infiniti ma la Conoscenza Ultima, del Reale, non può che essere la stessa per tutti gli esseri umani. Le fedi religiose affermano mille cose diverse ma le tradizioni sapienziali indicano tutte la stessa Realtà Ultima. 🙂
    https://nonduale.wordpress.com/2011/05/14/religioni-e-tradizioni-sapienziali/

  5. ciao,
    niente “visioni” o simili… parlo di Gesù al presente perchè ciò che mi fa definire cristiano è il sentire Gesù qui ed ora da quando sono nato, nessuno mi ci ha portato (certo, chi mi ha catechizzato in vari modi da bambino c’entra, ma mi sono distaccato molto presto dal pensiero comune).
    mi è stato semplice acquisire nozioni su archetipi, allegorie e via dicendo perchè vivevo in un frattale mentale dalla preadolescenza, come se avessi già meditato sul cosmo prima di nascere in questa forma. sono talmente abituato ad essere considerato diverso che non mi turba minimamente il “cosa penseranno di me…”
    non ho mai parlato così esplicitamente perchè non avevo mai trovato un interlocutore davvero distaccato, ma anch’io sono uscito dal dualismo in un lampo, “come quando passa un raffreddore”, e mi rendo conto che dire ciò e dichiarare di credere in Gesù è quantomeno insolito. davvero sono daccordo con tutto quello che affermi, vibro simpaticamente davanti alle tue frasi senza mezzi termini, ed è per questo che da te i consigli li accetto più che da altri. non cerco più nulla, ma contemplo.
    mille strade una sola via. a 20 anni già mi chiedevo perchè Horus era così uguale a ciò che conoscevo. ho anche messo in dubbio la reale esistenza nella storia di Gesù, come chiedevano tutti i libri che ho trovato… ma niente. continuo a sentirlo dentro, i vangeli mi tornano in mente da soli in ogni situazione e mi spazzano ogni nube… ciò che credo è che tutte le tradizioni, stringi stringi, arrivino allo stesso dunque, ma un certo giorno che nessuno sa, l’uno si sia materializzato in una storia bellissima.
    parlare con te non mi serve, mi piace e basta. mi basta una frase di solito per dire”non ci siamo”, una tua frase mi ha fatto pensare “eccone un altro, finalmente”.
    uscendo dalle smancerie, ho 43 anni, sono sposato e ho una figlia. un lavoro appagante e
    100 euro in banca… e non desidero altro che continuare a contemplare la sincronicità del cosmo. essere sottovalutato dai frettolosi mi diverte, ma preferisco dialogare con chi si libera dai metalli. scrivo cosette colorate su un blog perchè il compito di una voce è gridare nel deserto, ma dove cadano i miei semi non mi deve riguardare.
    cosette strane me ne capitano, ma la lingua degli uccelli è intraducibile, come sai.
    insomma, sono entusiasta della piega che ha preso la mia vita da quando ho conosciuto l’esoterismo perchè le vibrazioni aumentano di frequenza, ognuno è artefice del proprio universo, e a me piace molto trasmutare.
    continua a consigliarmi libri, lo apprezzo davvero. e se ti capita di passare da me guardati la trilogia alchemica. non è necessario lasciare tracce o commenti, il mio lavoro mi ha messo al centro dall’attenzione per 20 anni, l’esibizionismo mi ha stufato da un pò.
    ciao, è sempre un piacere.

    ti do una chiave: il Kybalion voleva essere metafora di ermetismo, ergo linguaggio allegorico. non è sfoggio di arte metaforica, davvero mi piace parlare per immagini.

  6. Caro Vocedi1 sono contento che tu possa trovare una “risonanza” nelle mie parole. Per me è chiaro come le strade possono essere mille ma la Realtà Ultima sia sempre la stessa. Di dove sei per curiosità? Ed in che senso affermi di essere stato al centro dell’attenzione per 20 anni?

    • ciao,
      abito a Monza.
      nel senso che ho lavorato su palchi di ogni tipo. non ti sarà difficile trovarmi, anche se non sono conosciuto nè famoso.
      Grazie per l’allegoria della barca, mi ha fatto meditare un pò e la cosa mi piace e mi serve. Alla fine ho la risposta: dal mio punto di vista non mi porto dietro la barca, ma non abbandono il nocchiero che mi ha accompagnato sull’altra riva:

      17 e, saliti in una barca, si avviarono verso l’altra riva in direzione di Cafarnao. Era ormai buio, e Gesù non era ancora venuto da loro. 18 Il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. 19 Dopo aver remato circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. 20 Ma egli disse loro: «Sono io, non temete». 21 Allora vollero prenderlo sulla barca e rapidamente la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

      Giovanni cap. 6

      lo sai quanto rispetto il tuo punto di vista. ciao

      • Ma dai! Anch’io abito in questo periodo a Monza! 🙂
        Scrivimi in privato i tuoi contatti… se vuoi ci possiamo prendere un tè insieme… 🙂

  7. Ciao, ho trovato un tuo articolo e dopo aver visitato il tuo blog mi è sorta una domanda, la realizzazione sembrerebbe non essere il frutto di nessuna disciplina ne di alcun sentiero o pratica ma nonostante questo ogni realizzato ha sempre dato indicazioni di situazioni o atteggiamenti che in qualche modo avvicinano o meglio predispongono favorevolmente a che la non-cosa si autorealizzi. Per quello che si manifesta come comprensione dentro di tè cosa puoi dire a riguardo? Ti ringrazio, Atmanand.

  8. Ciao Piermaria, piacere di fare la tua conoscenza!
    “La verità è una terra senza sentieri” diceva giustamente Krishnamurti e questo significa che essendo “ovunque” è un assurdo affermare che ci siano vie predeterminate per raggiungerla. Anzi, la questione fondamentale diventa: che cosa ci ha indotti a pensare di essere separati da Essa? Che cosa ha creato il concetto illusorio che la verità (o Realtà) sia qualcosa di distante che deve essere raggiunto?
    Quello che io chiamo “risveglio” è la presa di coscienza della nostra vera natura che è proprio ciò che è sempre presente. Tutto va e viene, anche gli stati di coscienza, così come gli stati di veglia, sogno e sonno profondo. Ma questa “piattaforma” indicibile che siamo è sempre qui, silenziosa ed incondizionata. Questa piattaforma è forse qualcosa da raggiungere? E’ proprio questo qualcuno che si è illuso di doverla raggiungere, ovvero la coscienza egoica, la principale illusione. Dunque ha creato mille pratiche progressive basate su un errore fondamentale: la distanza tra un presunto “me” e la mia vera natura. Se le varie pratiche spirituali hanno un significato è proprio quello di portare questo movimento dell’ego a un totale snervamento, portare il praticante di fronte all’insanabile paradosso di se stesso e della sua pratica. Possiamo passare anni e anni coltivando le pratiche più assurde prima di prendere coscienza che il vero problema è il praticante stesso, il senso di qualcuno che deve raggiungere questo o quel traguardo spirituale. E che è proprio questo il principale “disturbo” che ci impedisce di Essere ciò che realmente stiamo, di prendere coscienza della nostra vera natura, qui ed ora!
    Per questo l’unica “pratica” che mi sento di consigliare è dunque più quella di osservare attentamente ciò che accade e smascherare ogni falsità, ogni costrutto mentale su noi stessi e sul mondo, fino a smascherare il praticante stesso. Il risveglio ha infatti più a che fare con un “togliere” che con un acquisire qualcosa. Più che un approdo a qualche stato di coscienza o luogo dell’essere, è un ritornare a una casa mai abbandonata, una reminiscenza della semplicità originaria, al di là di qualsiasi condizione o stato. 🙂

    • Sì, questo è quello che sempre più persone in tutto il mondo stanno realizzando e diffondendo, e che ho sentito dire direttamente da tante persone che come tè sono state attraversate da questa esperienza “autoesplicativa”.Quello che ho potuto osservare direttamente è che niente può essere diverso da come si manifesta, ma dopo lì qualcosa si è bloccato, è un processo incompleto, forse con l’aggiunta di qualche fraintendimento o aspettativa o non sò che altro…Dopo aver girato mezzo mondo alla ricerca di qualcuno che potesse rispondere partendo dalla sua esperienza diretta mi sembra troppo bello poterlo fare così con semplicità, anche se attraverso un computer. Volevo inoltre chiederti se condividi la tua esperienza attraverso incontri aperti al pubblico o privatamente. Grazie comunque per la disponibilità, buon week-end, Atmanand.

  9. Ciao Piermaria, ho creato questo blog proprio per poter condividere liberamente quello che sento e sono più che lieto di rispondere a qualsiasi domanda mi venga posta. Noto un enorme cambiamento in corso nella Coscienza collettiva che sta portando sempre più esseri umani ad affacciarsi su realizzazioni e comprensioni fino a pochi anni fa vissute da pochissimi. La contropartita è anche chiaramente un aumento della confusione ma questo fa parte del gioco. 🙂
    Ho organizzato in passato incontri aperti sia a Milano che a Roma ma al momento preferisco che sia chi è realmente interessato e sente dentro di sè il “fuoco” della ricerca, a pormi domande sia per via virtuale, anche durante incontri fisici se la collocazione geografica lo permette.

    Per quanto riguarda il blocco di cui parli potresti dirmi, se ti va, che cosa in particolare ti fa sentire che il “processo è incompleto”? Che cosa senti che manca?

  10. Ciao, penso di aver sbagliato a postare già due commenti nei giorni scorsi. Ci riprovo. Il rispondere alla tua domanda mi ha mosso un bel pò di cose. Cosa mi manca? Nel risponderti ho ripassato questi ultimi 25 anni in cui il Fuoco della ricerca è stato presente a varie intensità fino ad arrivare ad oggi dove è quasi spento e dove mi ritrovo depresso e smarrito. Quindi direi che manca la fine del dolore psicologico, dell’insoddisfazione, della preoccupazione, dell’instabilità, della conflittualità interiore, dell’identificazione con i limiti e le contraddizioni della personalità. Forse il “niente può essere diverso” che ho visto ha diversi livelli di profondità e quindi di implicazioni che non ho ancora conosciuto e accettato. Ti ringrazio per la tua disponibilità, ciao, Atmanand.

  11. Se osserviamo bene il dolore psicologico è sempre il prodotto del nostro opporci a ciò che è. Si presentano situazioni, pensieri, sensazioni che per vari motivi non vogliamo e, attraverso questa opposizione, forniamo loro energia facendoli diventare piano piano “mostri” che monopolizzano la nostra mente. Allora, attraverso varie pratiche, cerchiamo di superare questa “infestazione mentale” che produce dolore psicologico, ma in questo modo soffriamo sempre di più perchè il dolore si nutre di conflitto e separazione, del nostro opporci ad esso. Invece se accogliamo ciò che accade senza nè opporci nè attaccarci, limitandoci a viverlo per quello che è, ovvero qualcosa di effimero e mutevole, la mente diventa istantaneamente più chiara. “Vedere chiaramente il disordine è infatti già di per se stesso ordine” diceva Krishnamurti.
    E questa chiarezza mentale ci può senza dubbio essere d’aiuto per pre-sentire che la nostra vera natura è quella base consapevole, incondizionata, eternamente in pace e in silenzio, su cui tutto questo spettacolo di pensieri, percezioni, piaceri e dolori fluisce. Qualunque cosa accada siamo, sempre e comunque, l’Incondizionato. Allora l’esistenza cambia totalmente. Non ci sono più problemi e sofferenze psicologiche. C’è solo ciò che accade e la Realtà silenziosa ed incondizionata che lo testimonia e lo sostanzia.

  12. Sembra essere l’identificarsi con quello che attraversa la mente e le emozioni collegate, le sensazioni, sopratutto quelle che non piacciono, che non si vogliono, e poi quando si risponde agli impulsi che sentiamo dentro, ai desideri, alla confusione, all’indecisione, all’insoddisfazione…

  13. Una cosa è certa… Tutto ciò che sorge, che va e viene, che muta, non sei “tu”… forse stai continuando a cercare una particolare esperienza o concetto a cui aggrapparti e poter dire: ecco questo sono io. Osserva tutto questo meccanismo come l’ennesima espressione della mente. Tu non sei niente che possa essere descritto, concettualizzato o definito in quanto sei prima di tutto ciò che è descrivibile e concettualizzabile. Non sei riducibile ad oggetto di conoscenza ma SEI Conoscenza. Se non ti aggrappi a nulla che cosa rimane?

  14. Ciao
    In un precedente intervento si fa breve cenno alle pratiche; ne riporto un estratto:

    ” E’ proprio questo qualcuno che si è illuso di doverla raggiungere, ovvero la coscienza egoica, la principale illusione. Dunque ha creato mille pratiche progressive basate su un errore fondamentale: la distanza tra un presunto “me” e la mia vera natura. Se le varie pratiche spirituali hanno un significato è proprio quello di portare questo movimento dell’ego a un totale snervamento, portare il praticante di fronte all’insanabile paradosso di se stesso e della sua pratica”.

    Per esperienza personale constato che una pratica sia essenziale per non rischiare di lasciare alla mente individuale ogni possibile “realizzazione” la quale, stando così le cose, resta illusoria e virtuale; sono note, ad esempio, le capacità di suggestione ed autosuggestione, entrambe ancora appartenenti all’ambito psichico, a cui qualcuno è riuscito ad accostare in modo incredibile perfino la recita dei mantram o delle orazioni, magari dell’esicasmo; ma si potrebbe anche smontare l’idea del tanto decantato “positive-thinking”, poiché il pensiero, con buona pace di Descartres,è solo una delle varie funzionalità riscontrabili in un individuo. Una pratica seria e costante, la cui natura richiede una vera autodisciplina, indubbiamente stringe a fare i conti partendo dall’elemento più grossolano del sistema, prima ancora d’approdare agli altri: il corpo fisico. Come dire: se di una casa non si curano le fondamenta… ovviamente senza alcuna finalità assimilabile alla beauty-farm o al culturismo! Peraltro, proprio attraverso una pratica apparentemente solo fisica si può osservare e percepire che il fisico stesso così tanto materiale non lo è affatto, piuttosto che immaginarselo già etereo. Intendiamoci: per autodisciplina non si vuole esprimere qualcosa che possa, seppur minimamente, richiamare gli esercizi in tuta mimetica da eseguirsi in una piazza d’armi; si sa che tutto ciò che venga compresso in modo ottuso schizza dalle mani come un pesce, e più grosso è il pesce… Dunque una pratica non solo è utile, ma necessaria, proprio per mettere fuori gioco l’ego il quale, da solo, non ha alcuna intenzione di farlo (e bisogna anche comprenderlo, poverino, pensa di aver la vita a sua disposizione). Inoltre: qualsiasi pratica qualificata è imprescindibile dal respiro, anzi focalizzata, in un modo o nell’altro, proprio su quello; pure se inizialmente non è previsto, col tempo si arriva spontaneamente a ricercare il ritmo corretto di respirazione, indubbiamente variabile da individuo a individuo. Da quale dei bisogni ritenuti (discutibilmente) primari, ci si può astenere per il minor tempo possibile? Sonno, sesso, acqua, cibo? Respiro.
    Indubbiamente occorre prestar attenzione a che la pratica non divenga fine a se stessa o surrogato di qualche significato che le si attribuisce (faccio yoga o meditazione, quindi sono puro spirito illuminato o sulla strada per divenirlo), o anche peggio. D’altronde, per cambiar esempio entrando più nel profano (forse), come farebbe un musicista ad improvvisare senza essersi smazzato ore ed ore di solfeggi e scale musicali da far quasi impallidire perfino la proverbiale pazienza di Giobbe?

    • Osserva questo aggrapparti senza interferire… sii cosciente che tu sei lo spazio consapevole in cui questo “aggrappamento” accade… Ti sto invitando a un sottile slittamento di prospettiva: dalla nuvola al cielo incondizionato che la ospita… 🙂

  15. “Dunque una pratica non solo è utile, ma necessaria, proprio per mettere fuori gioco l’ego il quale, da solo, non ha alcuna intenzione di farlo .”
    E se le pratiche fossero proprio un prodotto della coscienza egioca che, immaginandosi come separata da una qualche Sorgente, Dio, Tutto, Brahman, ha creato una serie infinita di pratiche per riunificare ciò che ritiene separato? Chi e’ che vuol mettere fuori gioco l’ego se non l’ego stesso?
    Ti invito a riflettere su queste domande… 🙂

    • Capovolgo la domanda: e se fossero le non-pratiche o l’assenza di pratiche o la semplice affermazione filosofica-mentale che non ve ne sia necessità, ad essere un altro prodotto della coscienza egoica? Potrei invece chiedermi: chi non vuol metter fuori gioco l’ego, se non l’ego stesso? Qualsiasi percezione ordinaria è frutto dell’ego, non a caso si definisce ordinaria; e se è lo stesso ego a decidere che sia sovra-ordinaria o non più egoica, abbiamo già detto tutto. Oppure lasciamo tutto com’è, qualsiasi cosa accada, anche la più terrificante: finché si teme qualcosa, qualcosa non è al suo posto. A parole ogni cosa è possibile. E nel procedere per affermazioni e negazioni di questo genere si tira la notte dei tempi. Cavarsi fuori dall’ego per mera affermazione o negazione di principio è dunque come credere che sia possibile farlo per merito della pratica in sé; i termini sono identici, ponendosi agli estremi della stessa corda, come suggerito dallo stesso Kybalion. Dunque il Buddha avrebbe incontrato l’illuminazione che passava casualmente sotto l’albero, mentre lui se ne stava tranquillo a bere il caffé; ed avendo lasciato insegnamenti d’ogni genere, pratiche incluse, sarebbe uno spudorato ingannatore. Zazen diventa una innaturale costrizione buona soltanto ad anchilosare gli arti inferiori, o qualcosa di simile al fachirismo. Il Buddha si accorse che erano le pratiche estreme ad essere inutili, ma quelle, proprio perché “eroicizzavano” il senso dell’ego che le sopportava, aumentandolo. L’Alchimia si riduce a ricercar davvero l’oro volgare, con buona pace delle fatiche d’Ercole richieste per la Pietra. Le cattedrali si sarebbero dovute costruire da sé, o per nulla, essendo inutile il farlo. I mantram, la preghiera esicastica e il dhikr sufi sono semplici esercizi vocali o lagne da presentare al prossimo Sanremo. Gli otto punti di Patanjali una lista della spesa. Lo stesso Eckhart, essendo domenicano, dubito assai che si sia limitato a scrivere quello che gli passava per la testa, giusto perché vi aveva riflettuto sopra un poco; con tutto il rispetto per gli stessi è un compito da teologi, i quali minimamente si discostano dalla filosofia speculativa, frutto del pensiero, e raramente vivono l’esperienza d’unione diretta. Peraltro i sermoni del buon Johannes erano rivolti soprattutto a un pubblico oggi diremmo “specializzato”, ovvero monaci e monache ed appartenenti ad ordini religiosi: si sa quali e quante pratiche seguano, condivisibili o meno dal punto di vista della forma.
      Allora: come si entra nella concentrazione, prodromo della contemplazione, ove si è totalmente dimentichi di sé e della pratica stessa? Col pensiero? Con le emozioni? Con una semplice, benché meritoria di rispetto, dichiarazione d’intenti? Lo si è già, solo scrivendolo?

  16. Rebis@…di pratiche ne ho fatto di tanti tipi, portano vicino alla comprensione ma per quanto mi riguarda non sono ancora servite a permettere che la realizzazione si sia “realizzata” …Nonduale@….Ti ringrazio per la tua pazienza…queste tue parole mi risuonano. ma mi sento impotente nel farle funzionare, ogni sforzo sembra inutile, sembra di essere un idiota…

    • @Piermaria: è appunto perchè ti sforzi di farle funzionare che ti metti nei guai. Rilassati e torna in te stesso perchè ciò che stai cercando non può essere perso. Lo perdi quando ti sforzi di afferrarlo o comprenderlo concettualmente. E’ come lo spazio. Più cerchi di afferrarlo e più rimani con una manciata di mosche… 🙂

      @Rebis: quanta carne al fuoco!!! Rallenta un attimo la questione è estremamente semplice (ma non facile). La coscienza egoica crea tutto ed il contrario di tutto e la confusione è il suo pane. Crea la pratica e la non-pratica che è a sua volta una forma di pratica. Ci siamo talmente adattati all’idea di essere entità separate da agnognare in tutti i modi il raggiungimento dell’Uno, del Brahman, dello Spirito Originale, ecc. Dunque riteniamo che per poterlo fare si debba essere perfettamente concentrati, sapere contemplare questo o quello… Ma una mente concentrata non è di per sè una mente nè felice nè risvegliata. Esattamente lo stesso dicasi per una mente vuota.

      Dunque la questione da porsi è: che cosa mi ha indotto a pensare di essere un’entità separata? Che ci sia da qualche parte un Dio, un Assoluto, col quale ricongiungermi? E se invece fossi io stesso il principio supremo che rende possibile l’intera manifestazione, compreso questo corpo e questa mente che mi appaiono ogni mattina quando mi risveglio dal sonno?

      Invito entrambi a leggere il magnifico passo del vecchio Ceng, misterioso maestro del Buddhismo Chan, che riassume in poche righe il paradosso della ricerca della nostra vera natura. Lo posterò tra poco… 🙂

      • Se rispondo a una domanda creando un’altra domanda entro inevitabilmente nella speculazione filosofico-mentale: se mi chiedo cosa mi ha indotto a pensare, sto già pensando: creo un’altra illusione per convincermi che non mi sto illudendo. Se tutto dipendesse dal pensiero sarebbe sufficiente pensare d’essere il principio supremo e il gioco è fatto; se invece lo suppongo, sempre col pensiero, resta una supposizione. Posso convincermi di essere davvero il principio supremo, e lo Sono, ma allo stesso modo posso anche convincermi di conoscere l’Australia guardando cartoline o foto autentiche: ed anch’esse lo sono. Ma una convinzione non equivale a un’esperienza. Chuang-tze si svegliò da un sogno e disse. “Ho sognato d’essere una farfalla. Ora non so se sono una farfalla che sogna d’essere Chuang-tze.” Mi pare che fu proprio Cheng ad apostrofare i monaci dicendo loro: “Poi, sapreste anche che ciò che noi chiamiamo vacuità, assoluto, purezza, distacco, ed anche ‘mente originale’, non sono niente altro che parole, che esistono soltanto dal vostro punto di vista, e proprio a causa della vostra cecità e della vostra ignoranza. Stolti, il vostro desiderio di simulare la mente originaria segna la vostra fine.” Come mettersi le ciabatte sulla testa. E’ “mente originale”? Non è “mente originale”? Come mai alcuni lo fecero e vennero ricordati come maestri, altri invece presero la loro bella bastonata?

    • @Piermaria – Come fai a sapere d’esser vicino o lontano dalla comprensione? La vedi da qualche parte e così ne misuri la distanza o la vicinanza? Ne senti forse i passi che s’appropinquano o si allontanano? Se la “vedi” si è realizzata, se “non la vedi” non puoi sapere quanto vicino o lontano sia. Magari non esiste neppure. Di certo non è misurabile. Nessuna pratica fornisce mai alcuna garanzia. E’ come quel detto che recita: non si trova la verità cercandola, ma se non la si cerca come si troverà?

  17. @Rebis: a mio parere un processo di indagine che passa di domanda in domanda è molto “salutare”, a patto che le domande siano ben poste ed oneste! 🙂
    E’ piuttosto accumulare risposte a chiuderci in una gabbia mentale. Non dimentichiamo infatti che il vero oggetto o meglio non-oggetto in questione è di tipo sovra-mentale.
    C’è una differenza enorme tra coltivare razionalmente una qualche conoscenza ed ESSERE Conoscenza. Il punto è solo questo. Che cosa distingue la semplice auto-persuasione da una realizzazione diretta?
    Nella prima comunque sia ci sono dubbi ed incertezze (tipici della mente) e dunque la spasmodica necessità di rassicurazione in qualche testo, gruppo, dottrina, ruolo, ecc. Nel secondo caso tutto è cristallino nella sua sconcertante semplicità e non si cerca più alcun appoggio in nulla e nessuno perchè si dimora nella non-forma continuando tuttavia a sperimentare il mondo manifesto.
    Nel primo caso la ricerca in qualche modo continua, anche se talvolta non lo si ammette. Nel secondo la ricerca si dissolve lasciando spazio semplicemente all’Essere senza nè aspettative, nè obiettivi.

    • @Nonduale – Concordo col senso complessivo di quest’ultimo giro. Sottolineo, per sintesi, quanto espresso così:

      “Che cosa distingue la semplice auto-persuasione da una realizzazione diretta?”

      E’ una domanda da porsi, ma alla quale non si può dare alcuna risposta, essendo vero che l’accumulare risposte tende a chiudere in una gabbia mentale. Poiché la realizzazione diretta, nel momento in cui si “attua”, non distingue più tra oggetto, soggetto e atto di conoscenza, non concede più spazio per domandare se l’attuazione sia vera o falsa: è e basta. Qualche annetto fa, per una simile asserzione, mi diedero dell’insensato; ricercavano la prova che la verità fosse vera per poterne affermare la verità. Tuttavia non è sufficiente riconoscere il senso di quella affermazione che mi valse l’insensatezza, dev’essere presente una totale partecipazione dell’intero essere. L’esperienza dimostra l’estrema perturbabilità del complesso “uomo” il quale a parole esprime cose che i fatti poi spesso negano. La riprova giunge da elementi apparentemente banali o urgentemente immediati: è ancora presente la paura della morte, della malattia, della vecchiaia, del discredito, dell’insuccesso o del successo, dell’affermazione e della negazione, della dissoluzione? Se sì, si alberga ancora nel duale, transitorio e contingente mondo creato dalle proprie sensazioni; se no, non c’è più “nessuno” che possa vantarsene. Deshimaru disse che meditare equivale a entrare nella propria bara, non parlò di acquisizione, realizzazione e quant’altro. Okada Torajiro esortò: “Stai attento a venire istruito il meno possibile. Se ti siedi, allora capirai tutto da solo.” Semplici e soli esempi che non rappresentano nulla in se stessi, nessuna verità. Tuttavia bisognerà pur compiere il gesto pratico di sedersi o afferrare la tazza di tè da portare alle labbra. Almeno quello. Almeno inizialmente. Finché il sedersi non è un’attualizzazione di qualsiasi attimo della vita.

  18. Rebis@ Sì, non posso dire che le pratiche non funzionano, può essere che non sia la via per tutti, ma anche questa è un ipotesi, finchè non si realizza molte sono le ipotesi. Nonduale@ Ti ringrazio per i suggerimenti e se fosse possibile mi piacerebbe incontrarti, ciao Atmanand.

    • @Piermaria – Tutti quanti ci attendiamo che qualcosa “funzioni”. Così finiamo col sospirarne il funzionamento invece d’andare avanti, o semplicemente restare dove siamo, senza alcuna aspettativa o sospiro; certo, più facile a dirsi. Magari la verità non ha bisogno di “funzionare” e qualcuno, forse Guenon tra gli altri, ha proprio ricordato che la verità non possa essere affatto dimostrata. Per la nostra consueta mentalità pare una bestemmia. Vogliamo spiegare tutto e impieghiamo delle ipotesi. Questo va bene nella sperimentazione scientifica che, per sua natura, è limitata al manifestato. Eppure esistono correnti scientifiche in cui si inizia a chiedersi quanto il ricercatore influenzi la ricerca senza accorgersene, magari proprio attraverso le sue aspettative o il suo modo di pensare o sentire; di certo la influenza ponendo le condizioni che sono alla base di qualsiasi esperimento, la limita sin dall’inizio, definendo: “cerchiamo qualcosa che sia incluso tra qui e qui”. Sembra un paradosso, ma è così. Alla fine ci troviamo quasi ad ammettere che, stando così le cose, una verità oggettiva realmente dimostrabile non esiste. Il che non vuol dire riconoscere il relativismo. Stiamo accettando di muoverci su un terreno senza terreno sotto i piedi e la vertigine aumenta. Forse bisognerebbe dimenticarsi d’aver dei piedi…

  19. @Rebis: la Verità (io preferisco parlare di Realtà) non va dimostrata ma piuttosto “realizzata” nel senso di vissuta. Questo si riallaccia a ciò che ho introdotto nel commento precedente riguardo all’Essere Conoscenza.
    Si può mettere in dubbio tutto nel mondo manifesto tranne un aspetto che in genere sfugge: c’è qualcosa (o meglio una non-cosa) che è cosciente di tutto ciò che appare e scompare. Questo è innegabile. Anche chi ipotizza che non esista alcuna verità non può negare che ci sia “Coscienza” di questa affermazione.
    Tutte le tradizioni NonDuali, ovvero la Tradizione come la definiva Guènon, hanno come oggetto questo Principio Cosciente. Innegabile eppure inconcettualizzabile. 🙂

  20. Vorrei condividere un testo tratto da un libro di Jim Marion che si intitola “Putting on the Mind of Christ – The inner work of christian spirituality”:
    <> (p.11)

      • Riprovo a trascrivere il testo tratto dal libro di Jim Marion:
        “In summary then, the Kingdom of Heaven, as seen and preached by Jesus, is a nondual consciousness which sees no separation between God and humans, or between humans ourselves. To put on the mind of Christ,therefore, is to experience this nondual consciousness (awareness) for ourselves. And, once we do put on the mind of Christ, we, like Jesus, will see the Kingdom of Heaven all around us here and now. We see ourselves and everyone else, no matter who they are, as divine. And we will be living in the Kingdom of Heaven right here on Earth.
        (…)
        If we want to follow Jesus, we have no choice but to go deep within ourselves and, putting on the same mind that Jesus had, come into the nondual, no-separation vision of the Kingdom of Heaven. I hope the rest of this book will assist in the conscious realization of that vision.”

      • Ciao Francesco
        grazie per la citazione che è assolutamente in linea con la mia visione dei Vangeli. Se Cristo è davvero esistito, il suo messaggio deve essere stato nonduale. Esattamente come il messaggio di tutti i grandi saggi dell’umanità. Quanto siamo lontani comunque dall’interpretazione che le Chiese danno del reale messaggio evangelico.
        Se cerchi nel mio blog ho riportato diversi mesi fa alcun passi del Vangelo di Tomaso, dove la nondualità in diverse affermazioni è evidente. 🙂

  21. Grazie a te Francesco. Andrò senz’altro a cercare nel tuo blog i passi “non duali” del Vangelo di Tommaso. 🙂

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