La pratica della Geometria Sacra

“La Geometria è la conoscenza dell’eternamente esistente.”
Platone

Nella nostra epoca la matematica e la geometria sono state confinate ad un ruolo strettamente pratico-funzionale. Vengono sì utilizzate per progettare e costruire opere straordinarie, tuttavia continuano ad essere considerate come semplici strumenti di organizzazione e trasformazione del mondo materiale. Gli antichi saggi sapevano bene che, oltre all’uso ordinario, la matematica e la geometria possono essere utilizzate come potenti strumenti di contemplazione armonica, di risveglio dell’intuizione, di meditazione e di realizzazione del Sè.
Questa è appunto l’arte della Geometria Sacra, ben conosciuta, celebrata e coltivata dai saggi, filosofi, artisti, musicisti ed architetti dell’antichità quanto apparentemente negletta negli ultimi secoli di solidificazione, di dimenticanza del Sè, di ordinaria confusione tra piano psichico e spirituale. Dico apparentemente negletta perchè in realtà il Simbolismo Geometrico non ha mai cessato di essere utilizzato, con vari scopi ed a vari livelli, da gran parte delle fratellanze iniziatiche. Per questo lo troviamo diligentemente applicato in una miriade di simboli politici e religiosi, edifici, strutture urbane, ecc.  La Geometria Sacra è stata dunque, soprattutto negli ultimi secoli, una disciplina per pochissimi nell’inconsapevolezza dei più. Fortunatamente la Coscienza collettiva sta invertendo la tendenza e sempre più esseri umani ritornano a pre-sentire le profondità armoniche, intuitive e realizzative che la pratica della Geometria Sacra ci offre. Sono davvero pochissime le pratiche che possono lavorare direttamente sull’intuizione pura, la Buddhi. La Geometria Sacra è senza dubbio una di esse. Per questo molte Scuole Sapienziali del passato la tenevano in altissima considerazione. Non mancano dunque buoni motivi per dedicarsi allo studio ed alla pratica di questa disciplina.
Eccone alcuni:
– per contemplare e immedesimarsi nelle armoniche proporzioni e corrispondenze della natura e del Cosmo;
– per comprendere perchè vari artisti hanno usato particolari forme geometriche, simboli e rapporti nelle loro
opere pittoriche, scultoree, musicali, architettoniche, cinematografi che, ecc. ;
– per orientarsi in modo più consapevole nella “foresta di simboli” politici, religiosi, pubblicitari che ci circonda;
– per saper leggere l’affascinante e misterioso linguaggio dei cerchi nel grano;
– per chiarificare e acquietare il turbolento piano psichico;
– per stimolare la Buddhi, l’intuizione creativa e spirituale;
– per scoprire gli archetipi e le strutture fondamentali della Coscienza;
– per aprirci alla realizzazione della nostra vera natura impersonale: il Sè.

Annunci

lo spazio del sè

E’ affascinante constatare con quanti ruoli e immagini di noi stessi dobbiamo identificarci prima di realizzare di essere infinitamente più vasti di qualsiasi ruolo o immagine. Vedere chiaramente l’impossibilità di ricondurci a qualche forma particolare, per quanto sofisticata sia, è il principio del “ritorno a casa”.

Ogni teoria riguardo a noi stessi ed al mondo può essere contraddetta, smentita, superata, sostenuta o avversata. L’unica base indubitabile è il fatto che, in questo preciso istante, ci sia una Consapevolezza Senza Forma che rende possibile e testimonia tutto questo gioco di affermazioni e smentite. Anche se la nego ci sarà comunque qualcosa che è consapevole di questa negazione. Senza questo Substrato Consapevole non ci possono essere nè mondi, nè persone, nè IO, nè dei, nè concetti di Dio. E’ dunque questo Substrato il Supremo, la Sorgente, lo Zero Metafisico. Noi siamo Questo.

Il Sè è come lo spazio. Se cerchi di afferrarlo, circoscriverlo, definirlo ti sfugge. Smaschera questo gioco illusorio e prendi coscienza del fatto che Esso è imperdibile in quanto onnipresente.

Jakob Böhme – Frammenti

“Nessuno conosce veramente il proprio sé, finché non lo trova nell’Unità del Tutto”.

“Non devi fare nulla, ma abbandonare la tua volontà alla propria disposizione. Le tue cattive qualità si indeboliranno e ti tufferai con la tua volontà nell’Uno dal quale uscisti in principio. Tu giaci prigioniera delle creature: abbandona la tua stessa volontà e morranno in te le creature e le loro  cattive inclinazioni, che ti trattengono perché tu non vada a Dio”. 


“L’Uno, il “Sì”, è puro potere, è la vita e la verità di Dio, o Dio stesso. Dio però sarebbe inconoscibile a Se stesso e in Lui non vi sarebbe alcuna gioia o percezione, se non fosse per la presenza del “No”. Quest’ultimo è l’antitesi, o l’opposto, del positivo o verità; esso consente che questa divenga manifesta, e ciò è possibile solo perché è l’opposto in cui l’amore eterno può divenire attivo e percepibile.”

“Il tuo stesso udito, la tua stessa volontà e la tua stessa vista ti impediscono di vedere e udire Dio. Esercitando la tua volontà, ti separi da quella di Dio e impiegando la tua vista, tu vedi solo entro i tuoi desideri, mentre tali desideri ostruiscono il tuo stesso senso dell’udito, chiudendoti le orecchie con ciò che appartiene alle cose terrene e materiali. Ciò ti mette a tal punto in ombra che non puoi scorgere ciò che è supersensoriale e al di là della tua natura umana. Ma se rimani tranquillo, e ti trattiene dal pensare e dal sentire con il tuo sé personale, allora ti verranno rivelati l’udito, la vista e la parola eterni, e Dio vedrà, sentirà e udrà attraverso di te.”