IL MALINTESO TRA INSEGNAMENTI PROGRESSIVI E INSEGNAMENTI DIRETTI

Un concetto molto diffuso è che tutti gli insegnamenti e pratiche siano equipollenti e rimandino, in ultima istanza, allo stesso Centro, Realtà ultima o Verità, secondo la ben nota metafora dei raggi di una ruota di un carro che convergono tutti verso il mozzo.
Questo è vero solo in parte ed è importante fare una chiara distinzione tra insegnamenti PROGRESSIVI, (in genere legati al manifesto) ed insegnamenti DIRETTI (che rimandano in vari modi all’Immanifesto). Il fatto che non ci sia chiarezza sulle differenze tra i due, porta spesso i fans dei vari insegnamenti a scornarsi a causa di malintesi facilmente evitabili.
Per esempio affermazioni come “Tu sei già ciò che stai cercando”, “Non c’è nulla da praticare”, ecc. tipiche degli insegnamenti diretti possono indignare non poco i “fans” degli insegnamenti progressivi. Allo stesso modo l’insistenza degli insegnamenti progressivi sulla necessità di una disciplina, di regole morali, di una pratica costante, ecc. indignano assai i “fans” degli insegnamenti diretti. La diatriba può essere facilmente risolta distinguendo chiaramente i livelli su cui i vari insegnamenti lavorano.

Gran parte degli insegnamenti e pratiche hanno a che fare con il manifesto, il mondo delle “forme”. Che siano forme fisiche, mentali o psichiche non cambia molto. Sempre del manifesto si tratta!
Questi insegnamenti hanno in genere una natura PROGRESSIVA, basata su iniziazioni, fasi e tappe, ed i loro effetti, lavorando su ciò che è temporaneo e relativo, non possono che essere temporanei e relativi. Permettono ad esempio di raggiungere stati di rilassamento corporeo, pace e silenzio mentale che tuttavia, essendo appunto stati, hanno un inizio, una durata ed una fine. Queste pratiche hanno tuttavia un significato profondo: acquietare per un poco il flusso mentale può permettere alla Coscienza di cessare di rivolgersi verso il manifesto e “rientrare” in Se Stessa, incominciare quel “viaggio” a ritroso che è l’unico reale “ritorno a casa”, Reminiscenza del Sè.
Quando questo processo si attiva, si incomincia in genere a sentire maggiore risonanza ed attrazione verso il secondo tipo di insegnamenti, quelli DIRETTI, che trattano di un “livello” più sottile, rimandano alla nostra Vera Natura, all’Immanifesto, a quella Realtà che testimonia e rende possibili tutte le forme senza a sua volta essere riconducibile a nessun suono, forma, odore, sapore, stato, ecc. La struttura di questi insegnamenti, è in genere immediata ed auto-dissolvente, nel senso che, nel caso prescrivano una qualche pratica, è solo per portare il “praticante”, la pratica e l’insegnamento stesso ad una rapida “crisi”, nel senso proprio di crollo, dissolvimento. Solo il “collasso” , lo smascheramento delle finzioni, delle sovrapposizioni, può permettere di prendere coscienza di ciò che siamo realmente. Questo approccio è evidente in pratiche come l’autoindagine nell’Advaita o i koan dello Zen Rinzai, che mettono in questione tutto ciò che è manifesto, senza compromessi. Di qui il famoso detto zen: “Se incontri il Buddha, uccidilo!”.
La sostanza degli insegnamenti diretti non è legata al tempo in quanto Onnipresente. Per questo in molti di essi si parla di “nulla da raggiungere”. Gli insegnamenti diretti stimolano l’essere umano ad aprirsi a ciò che non è uno stato in quanto precede tutti gli stati di coscienza, a ciò che non può essere perso in quanto onnipresente e proprio per questo sostanzialmente “inafferrabile”, proprio come lo spazio che è ovunque eppure in nessun luogo, intuibile eppure indefinibile.

Dunque è importante, per chiarezza, distinguere tra insegnamenti legati alla forma, progressivi, ed insegnamenti legati alla non-forma, diretti ed immediati. Se ad uno sguardo superficiale possono sembrare simili, la sostanza che viene trattata è radicalmente differente. I primi hanno in genere una natura preparatoria e propedeutica mentre i secondi aprono l’essere umano al Risveglio.

Buona pratica e non-pratica a tutti!

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7 thoughts on “IL MALINTESO TRA INSEGNAMENTI PROGRESSIVI E INSEGNAMENTI DIRETTI

  1. Buon giorno, mi chiamo Patrice e sono francese.Provo di scrivere in italiano ma non lo faccio sempre bene.

    Grazie per il sito e tutti questi belli testi che creano quest’ ‘aspirazione al risveglio.Tutti fanno un eco dentro di me malgrado il fatto che sono ancora totalmente immerso nella dualità!! Ho molto letto : Klein, Amar, Yolande Serrano e riconosco tra le esperienze diverse ciò che lei scrive.
    Non so se lei ha scritto testi sulla sua esperienza del risveglio. tra tutti i testi , ciò che mi manca sono testimonianze più quotidiana sul come si vive l’essere risvegliato ogni giorno.

    La ringrazio molto perché il mio interresse per la sua lingua e per il risveglio ha trovato un posto per essere, grazie al suo sito.
    Patrice J

  2. Buongiorno Patrice,
    piacere di fare la tua conoscenza.
    ho trattato il tema della NonDualità nella vita quotidiana in molti vecchi post che trovi su questo blog come:
    https://nonduale.wordpress.com/2011/09/15/rivoluzionare-la-coscienza-collettiva/
    https://nonduale.wordpress.com/2011/07/29/schiavi-o-uomini-liberi/
    https://nonduale.wordpress.com/2011/08/14/elogio-dellotium/

    Il bello del risveglio comunque è proprio il fatto che non ci sia una “formula predefinita” su come vivere la vita quotidiana. Il risveglio infatti si è esprime nella forma ma non è nella forma o della forma. Dunque è più un approccio totalmente aperto alla vita che uno stile di vita particolare, inevitabilmente chiuso e limitato.

    PS:
    Si vous voulez vous pouvez aussi écrire en français ou en anglais

  3. Grazie! Facevo proprio una riflessione simile in questi giorni, avendo notando i due tipi di approcci, e ne ho trovato riscontro in questo articolo.
    Nonostante mi piaccia sempre ascoltare i discorsi di Tolle, ad esempio, noto che adesso sento una maggiore attrazione verso l’indagine diretta, come se Tolle appunto fosse stato un passaggio preparatorio, seppure altrettanto importante.

  4. Nel mio caso specifico Tolle mi ha aiutato tantissimo, mi ha notevolmente alleggerito (ho quasi timore di dire “liberato”) di un pesante fardello di negatività che mi portavo dietro da sempre e mi ha fatto riconciliare con la vita. Onestamente non credo che potrei adesso rivolgermi verso una indagine più diretta mirata alla realizzazione del non-sè (*) se fossi ancora completamente succube dei miei problemi esistenziali, probabilmente non avrei nemmeno mai potuto avvicinarmici.

    Più in generale trovo che l’approccio di Tolle possa considerarsi preparatorio perchè più indiretto, direi anche più gentile. Lui non parla mai di un io che non esiste, piuttosto di un falso io chiamato ego, quasi a lasciar intendere a chi lo ascolta che possa esistere un vero io. Inoltre il suo approccio mira a smantellare le fondamenta sulle quali l’io si appoggia piuttosto che “attaccarlo” direttamente tramite una indagine: il suo alimentarsi di passato e futuro evitando il presente, la sua tendenza alla critica, al confronto, alla lamentela, la sua eterna ricerca di completezza ecc…
    Questo approccio gentile e indiretto secondo me fa anche si che molta più gente possa avvicinarsi, laddove un approccio più diretto e “brutale” li avrebbe probabilmente spaventati o semplicemente allontanati bollando il tutto come stronzate (si può dire? :-))
    Mentre ciò che più facilmente accade leggendo o ascoltando Tolle per la prima volta, a chi come me aveva da poco iniziato ad avvicinarsi a certi temi oppure ne fosse del tutto a digiuno, è riconoscere immediatamente come verità quello che dice, sentire di essere completamente in sintonia con quanto esposto.

    (*) … mi sto anche chiedendo “ma perchè spingermi oltre? cosa mi spinge a farlo visto che in fondo ho trovato una certa serenità e un certo equilibrio, non totali ma tali da consentirmi di star bene? non mi sono ancora risposto… però c’è attrazione…

  5. Caro Donald
    ti ringrazio per la tua condivisione! La peculiarità di Tolle è stata quella di trovare un modo estremamente semplice e accessibile per parlare del funzionamento del corpo-mente, dell’ego, ecc. Tutto il suo insegnamento si imperna sullo stare nel presente, nell’adesso, ecc. che, come ho spiegato in un altro post (https://nonduale.wordpress.com/2012/01/15/qui-ed-ora/) si pone come un vero e proprio koan in quanto sia il “qui” che l’ora, essendo categorie di spazio e di tempo, sono sostanzialmente inafferrabili da parte di una realtà a-temporale come la nostra vera natura.
    Il “limite” di Tolle è quello di insistere sul qui e ora senza indagare su “chi” o “che cosa” voglia stare nel qui ed ora, dunque il suo insegnamento può essere preparatorio ma non “definitivo”, nel senso di qualcosa che porta la ricerca e il cercatore al loro dissolvimento. La sua indagine riguarda diversi stati di coscienza senza tuttavia entrare nel merito di che cosa sia la coscienza stessa e del non-stato, eternamente incondizionato, dal quale essa promana. Riguardando dunque solo una dimensione temporale anche gli effetti del suo insegnamento non possono che essere temporanei. Di qui il loro ruolo propedeutico ma non risolutivo che tu esprimi.
    In questo momento tu sei come un fiume che, anzichè scorrere da monte verso valle, ha iniziato a scorrere a ritroso, verso la propria Sorgente, e, che tu lo voglia o no, continuerà a farlo finchè non giungerà “a casa”. Per questo inizi a sentire risonanza con insegnamenti di tipo più “radicale”, nel senso di orientati direttamente alla radice. 🙂

  6. Sono d’accordo con te per quanto riguarda Tolle. E forse il suo “limite” potrebbe rientrare in una sua scelta mirata appunto all’accessibilità, chissà.

    E credo che tu abbia ragione anche sul “che io lo voglia o no”. In tal caso il mio chiedermi “perchè andare oltre?” non necessita di una risposta.

    Ciao e grazie. 🙂

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