NIENTE DA PERDERE, NIENTE DA RAGGIUNGERE

Per imparare un mestiere, una scienza o una dottrina bisogna acquisire conoscenze e concetti. Abituati a questa modalità siamo portati a pensare che valga lo stesso principio anche per quanto riguarda la realizzazione della nostra vera natura. Se fosse così basterebbe seguire correttamente un percorso prefissato, un curriculum di studi, una pratica metodica per aver la garanzia totale del Risveglio. Ma non è così.
Il processo di reminiscenza della nostra vera natura ha infatti a che fare più con il perdere, lo smascherare, il dissolvere, che con l’acquisire. Ciò che si perde è la costellazione di illusioni e credenze riguardo a ciò che siamo. Da acquisire invece non c’è nulla perchè ciò che viene cercato è ciò che è sempre presente, squisitamente imperdibile. Ovunque vada, qualunque cosa succeda “io” sono sempre qui. Non posso perdermi, dunque perchè sento necessità di ritrovarmi???
Questo accade perchè ho creduto di essere qualcuno o qualcosa che non sono.
Sono abituato a pensarmi come un “oggetto”, un corpo, una persona, un impiegato, ecc. e per questo soffro nelle infinite limitazioni che mi auto-impongo. Anche se pre-sento di essere infinitamente più vasto rispetto a qualsiasi cosa possa percepire sono indotto a pensare che anche la mia vera natura debba essere un oggetto, dunque qualcosa sperimentabile ed acquisibile. Ma non è così in quanto io sono ciò che rende possibile e sperimenta ogni oggetto senza essere a sua volta oggettivabile e sperimentabile.
Dunque è un’illusione sia il cercarmi come oggetto, sia il cercarmi in sè in quanto, come si è detto, sono squisitamente imperdibile. Quindi ciò che che separa “me” dalla mia vera natura è solo ed unicamente l’idea che essa sia qualcosa da raggiungere, conquistare, afferrare. In questo sforzo di realizzarmi, di ritrovarmi, mi perdo.
Smetto di cercarmi ed ecco che ritrovo qualcosa che non è mai andato perduto: dal diradarsi delle nebbie della ricerca emerge ciò che sono sempre stato e sempre sarò.

Dunque si tratta di vedere la questione nella sua brutale semplicità: niente è andato perduto e nulla deve essere ritrovato e riacquisto. Ciò che cerchiamo è ciò che è sempre presente. Possiamo Esserlo, esserne coscienti ma non ridurlo ad oggetto di esperienza. L’averlo ridotto a qualcosa da raggiungere ha prodotto l’illusione della sua perdita e le infinite vie per riacquisirlo.

Concludendo se esiste un Risveglio è la fine di un’illusione, il dissolvimento del sogno di qualcuno che deve realizzare qualcosa, così come di qualcuno che ritiene di perdere o ottenere qualcosa. La nostra vera natura infatti non conosce nè diminuzione, nè guadagno. Queste sono infatti categorie che riguardano la parte, non la Totalità indifferenziata che siamo.

ESSERE NON-FORMA

“Il sommo bene è come l’acqua:
l’acqua ben giova alle creature e non contende,
resta nel posto che gli uomini disdegnano.
Per questo è quasi simile al Tao.
Nel ristare si adatta al terreno,
nel volere s’adatta all’abisso,
nel donare s’adatta alla carità,
nel dire s’adatta alla sincerità,
nel correggere s’adatta all’ordine,
nel servire s’adatta alla capacità,
nel muoversi s’adatta alle stagioni.
Proprio perché non contende
non viene trovata in colpa.”
Tao Te Ching – cap. VIII

Finché ci reputiamo una forma, un corpo, una persona, una personalità, un ruolo non possiamo che percepire la necessità di difenderci o aprirci, perdere o acquisire, progredire o regredire, ecc. Di qui emerge la paura di altre forme o dell’estinzione della forma stessa. Per questo creiamo una serie di nuove forme “soprannaturali” per ovviare alla paura, quali divinità che premiano o puniscono, o tentiamo di eternare la forma attraverso opere “immortali” nell’aldiquà e paradisi o inferni nell’aldilà. L’identificazione con una forma è infatti paura e debolezza. Ci “perdiamo” nel limitato, esperienza affascinante eppure sofferente in quanto innaturale, nel senso di non adatto alla nostra vera natura.

Risvegliarci al fatto di essere una Realtà Senza Forma è la realizzazione di essere sostanzialmente invincibili, invulnerabili. Solo le forme possono infatti contrapporsi, essere ferite, combattere o venire sconfitte. Noi siamo invece come lo spazio, il vento, l’acqua. Come possono essere combattuti, feriti o sconfitti? Neanche le più imponenti montagne possono resistere all’erosione continua del vento e dell’acqua. Le montagne, le colline, le case, gli alberi, le persone possono apparire e scomparire ma lo Spazio è sempre lì, incondizionato. Questa è la “dolce potenza” di ciò che non ha forma rispetto alla forma, l’invulnerabilità dell’ineffabile: la “resa invincibile” della Non-Forma sulla Forma.

IL MALINTESO TRA INSEGNAMENTI PROGRESSIVI E INSEGNAMENTI DIRETTI

Un concetto molto diffuso è che tutti gli insegnamenti e pratiche siano equipollenti e rimandino, in ultima istanza, allo stesso Centro, Realtà ultima o Verità, secondo la ben nota metafora dei raggi di una ruota di un carro che convergono tutti verso il mozzo.
Questo è vero solo in parte ed è importante fare una chiara distinzione tra insegnamenti PROGRESSIVI, (in genere legati al manifesto) ed insegnamenti DIRETTI (che rimandano in vari modi all’Immanifesto). Il fatto che non ci sia chiarezza sulle differenze tra i due, porta spesso i fans dei vari insegnamenti a scornarsi a causa di malintesi facilmente evitabili.
Per esempio affermazioni come “Tu sei già ciò che stai cercando”, “Non c’è nulla da praticare”, ecc. tipiche degli insegnamenti diretti possono indignare non poco i “fans” degli insegnamenti progressivi. Allo stesso modo l’insistenza degli insegnamenti progressivi sulla necessità di una disciplina, di regole morali, di una pratica costante, ecc. indignano assai i “fans” degli insegnamenti diretti. La diatriba può essere facilmente risolta distinguendo chiaramente i livelli su cui i vari insegnamenti lavorano.

Gran parte degli insegnamenti e pratiche hanno a che fare con il manifesto, il mondo delle “forme”. Che siano forme fisiche, mentali o psichiche non cambia molto. Sempre del manifesto si tratta!
Questi insegnamenti hanno in genere una natura PROGRESSIVA, basata su iniziazioni, fasi e tappe, ed i loro effetti, lavorando su ciò che è temporaneo e relativo, non possono che essere temporanei e relativi. Permettono ad esempio di raggiungere stati di rilassamento corporeo, pace e silenzio mentale che tuttavia, essendo appunto stati, hanno un inizio, una durata ed una fine. Queste pratiche hanno tuttavia un significato profondo: acquietare per un poco il flusso mentale può permettere alla Coscienza di cessare di rivolgersi verso il manifesto e “rientrare” in Se Stessa, incominciare quel “viaggio” a ritroso che è l’unico reale “ritorno a casa”, Reminiscenza del Sè.
Quando questo processo si attiva, si incomincia in genere a sentire maggiore risonanza ed attrazione verso il secondo tipo di insegnamenti, quelli DIRETTI, che trattano di un “livello” più sottile, rimandano alla nostra Vera Natura, all’Immanifesto, a quella Realtà che testimonia e rende possibili tutte le forme senza a sua volta essere riconducibile a nessun suono, forma, odore, sapore, stato, ecc. La struttura di questi insegnamenti, è in genere immediata ed auto-dissolvente, nel senso che, nel caso prescrivano una qualche pratica, è solo per portare il “praticante”, la pratica e l’insegnamento stesso ad una rapida “crisi”, nel senso proprio di crollo, dissolvimento. Solo il “collasso” , lo smascheramento delle finzioni, delle sovrapposizioni, può permettere di prendere coscienza di ciò che siamo realmente. Questo approccio è evidente in pratiche come l’autoindagine nell’Advaita o i koan dello Zen Rinzai, che mettono in questione tutto ciò che è manifesto, senza compromessi. Di qui il famoso detto zen: “Se incontri il Buddha, uccidilo!”.
La sostanza degli insegnamenti diretti non è legata al tempo in quanto Onnipresente. Per questo in molti di essi si parla di “nulla da raggiungere”. Gli insegnamenti diretti stimolano l’essere umano ad aprirsi a ciò che non è uno stato in quanto precede tutti gli stati di coscienza, a ciò che non può essere perso in quanto onnipresente e proprio per questo sostanzialmente “inafferrabile”, proprio come lo spazio che è ovunque eppure in nessun luogo, intuibile eppure indefinibile.

Dunque è importante, per chiarezza, distinguere tra insegnamenti legati alla forma, progressivi, ed insegnamenti legati alla non-forma, diretti ed immediati. Se ad uno sguardo superficiale possono sembrare simili, la sostanza che viene trattata è radicalmente differente. I primi hanno in genere una natura preparatoria e propedeutica mentre i secondi aprono l’essere umano al Risveglio.

Buona pratica e non-pratica a tutti!