Il vecchio Ceng

“Avete sentito dire che per vedere lo spirito originale la vostra piccola mente dev’essere vuota… 
Comprendete una volta per tutte l’inutilità di ogni sforzo per penetrare l’impenetrabile col pensiero e con l’azione: è come voler acchiappare il vento. Se invece voi siete privi di ogni ingombro, interamente disponibili per lo spirito originale, questo vi afferrerà direttamente. Siccome avete sentito dire che il vuoto è il raggiungimento supremo voi cercate di arrivarci; e cosi cadete nel torpore e nell’insensibilità, e credete che siano la vacuità dello spirito originale. Per vedere la luce del sole non avete bisogno di nessuno. Tutto ciò che vi possono dire gli altri in proposito è inutile. Voi siete nella luce: essa vi scalda il corpo ma non la potete prendere e imbottigliare. Tutti i tentativi per possederla sono falliti in partenza; non la potete prendere, e non ve ne potete sbarazzare. Sono cose che ha gia detto un vecchio chiacchierone ed anche altri prima di lui. 

Lo stesso vale per lo spirito originale. È sempre presente, ed è abbagliante proprio come la luce; non ve ne potete impadronire e non ve ne potete disfare. Non lo potete vedere perché siete prigionieri di tutti gli sforzi che fate per prenderlo nella trappola dei vostri pensieri, delle vostre pratiche. Immaginate che sia lontano, e invece è qui: lo volete acchiappare, e quello vi sfugge. 
Se foste totalmente semplici vi basterebbe aprire gli occhi per vederlo, proprio come vedete la luce del sole; non c’è bisogno d’altro. Sta a voi, continuare a perdervi nelle distinzioni, nelle sfumature e nelle sottigliezze.

Il Buddha ha anzitutto cercato lo spirito originale per mezzo dello spirito individuale, e ha visto che era cosa vana. Poi l’ha cercato per mezzo di discipline e di pratiche, e ha visto anche cosi che era cosa vana. Seduto sotto l’albero della Bodhi non aveva visto ancora lo spirito originale, ma aveva capito che lo spirito individuale e l’azione non erano in grado di dargli la visione della propria natura. Allora il Buddha rinunciò a far uso dello spirito individuale e dell’azione, accettò la propria ignoranza e l’impotenza a liberarsi di essa. 

Il Buddha era solo ormai incertezza e attesa, e non era accaparrato da nulla; immobile come un pezzo di legno morto quando, al vedere la stella del mattino, lo spirito originale lo illuminò. 

Questa è l’esperienza del buddha, l’esempio e l’insegnamento primordiale che ha lasciato. 
Ma voi tutti, discepoli del Buddha, che avete fatto? Vi siete impossessati del Buddha per far della sua vita una leggenda tale da meravigliarci, e della sua persona un idolo da adorare. Vi siete impadroniti della parola del Buddha per farne una cosa sacra e degna di essere appresa, recitata e ricopiata senza fine. Sulla base della vita e delle parole del Buddha avete creato una quantità di scuole differenti; avete costruito templi e modellato delle statue. Accendete l’incenso e fate fiammeggiare la canfora. Avete canonizzato delle credenze e stabilito dogmi, regole, discipline e pratiche. In questo modo siete caduti nei tranelli e nelle seduzioni di tutto quello che Buddha aveva riconosciuto errato, e che non può che condurre alla confusione; e in questo modo avete costruito delle muraglie proprio davanti alla Spirito Originale, quello che volete vedere. 
Se persistete nel vostro errore, qual fallimento sarà la vostra vita! 

Adesso, zucche rapate, ascoltatemi con la massima attenzione. Sto per rivelarvi il gran segreto dello spirito originale; sarà la cosa più importante di tutto quello che sia stato detto a questo proposito. Ecco: IL SEGRETO DELLO SPIRITO ORIGINALE NON ESISTE!”

VECCHIO CENG – Maestro Buddismo Chan

Oltre la sofferenza psicologica

“Vedere chiaramente il disordine è già di per se stesso ordine”
J. Krishnamurti

Se osserviamo bene la sofferenza psicologica è sempre il prodotto del nostro opporci a ciò che è. Si presentano situazioni, pensieri, sensazioni che per vari motivi non vogliamo e, attraverso questa opposizione, forniamo loro energia facendoli diventare piano piano “mostri” che monopolizzano la nostra mente. Allora, attraverso varie pratiche, cerchiamo di superare questa “infestazione mentale” che produce sofferenza, ma in questo modo soffriamo sempre di più perchè il dolore si nutre di conflitto e separazione, del nostro opporci ad esso. Invece se accogliamo ciò che accade senza nè opporci nè attaccarci, limitandoci a viverlo per quello che è, ovvero qualcosa di effimero e mutevole, la mente diventa istantaneamente più chiara.
E questa chiarezza mentale ci può senza dubbio essere d’aiuto per pre-sentire che la nostra vera natura è quella base consapevole, incondizionata, eternamente in pace e in silenzio, su cui tutto questo spettacolo di pensieri, percezioni, piaceri e dolori fluisce. Qualunque cosa accada siamo, sempre e comunque, l’Incondizionato. Allora l’esistenza cambia totalmente. Non ci sono più problemi e sofferenze psicologiche. C’è solo ciò che accade e la Realtà silenziosa ed incondizionata che lo testimonia e lo sostanzia.

Azioni

ImageNon esistono azioni giuste o sbagliate. C’è solo l’azione che accade che è necessariamente l’azione più appropriata alla circostanza, al naturale evolversi degli eventi, al manifestarsi impersonale del grande spettacolo della manifestazione. In sostanza ciò che accade è ciò che deve accadere. L’esistenza infatti si muove infatti per necessita’…. Niente di più e niente di meno. Perchè dunque tormentarsi con rimorsi e rimpianti?

Coscienza, Testimone e Consapevolezza

“Qual è la differenza tra la consapevolezza e l’essere testimone? 
C’è una grande differenza tra consapevolezza e l’essere testimone. L’essere testimone è ancora un’azione; c’è qualcuno che lo sta facendo, l’ego è lì presente. Per cui il fenomeno dell’essere testimone è diviso tra soggetto e oggetto.
Essere testimone è una relazione tra soggetto e oggetto. La consapevolezza è completamente priva di soggettività e oggettività. Nella consapevolezza non c’è nessuno che sia testimone; non c’è nessuno che sia testimoniato. La consapevolezza è un atto totale, integrato; il soggetto e l’oggetto non hanno nessuna relazione con essa; sono dissolti. Quindi consapevolezza non significa che ci sia qualcuno che è consapevole, nè che ci sia qualcosa a cui prestare attenzione.
La consapevolezza è totalità, è soggettività totale e oggettività totale uniti in un unico fenomeno – mentre nell’essere testimone esiste una dualità tra soggetto e oggetto. La consapevolezza è un non fare, l’essere testimone implica qualcuno che fa. Ma attraverso l’essere testimone è possibile arrivare alla consapevolezza, perché essere testimone è un atto, ma conscio. Si può fare qualsiasi cosa e non essere – la nostra attività ordinaria è attività inconscia, ma se ne diventi consapevole questo diventa essere testimone. Quindi tra l’attività ordinaria inconscia e la consapevolezza esiste un salto che può essere colmato con l’essere testimone.
L’essere testimone è una tecnica, un metodo verso la consapevolezza. 

Non è consapevolezza ma, se paragonata all’ ordinaria attività inconscia è un gradino più alto. Qualcosa è cambiato: l’attività è diventata conscia, l’incoscienza è stata sostituita dalla coscienza.
Ma c’è ancora qualcosa da conquistare cioè l’attività deve essere sostituita dall’ inattività. Quello sarà il secondo gradino. E’ difficile saltare dall’ attività ordinaria inconscia alla consapevolezza. E’ possibile ma difficile per cui è utile che ci sia un gradino in mezzo. Se uno inizia dall’ attività conscia dell’essere testimone, allora il salto è più facile, cioè il salto nella consapevolezza senza nessun oggetto conscio, senza nessun soggetto conscio, senza nessuna attività conscia.

Questo non significa che la consapevolezza non sia coscienza; è pura coscienza ma non vi è nessuno che sia conscio di essa. 

C’è una ulteriore differenza tra coscienza e consapevolezza.
La coscienza è una qualità della mente ma non è la mente in toto.  La mente può essere conscia o inconscia ma quando trascendi la mente non c’è inconscio. E neanche una coscienza corrispondente. C’è consapevolezza.

Consapevolezza vuol dire che la totalità della mente è diventata consapevole. Ora  la vecchia mente non esiste più ma c’è la qualità dell’essere conscio. La consapevolezza è diventata totale, la mente in se stessa è diventata parte della consapevolezza. Non si può dire che la mente è consapevole, si può solo dire in un modo significativo che la mente è conscia. Consapevolezza vuol dire trascendere la mente, per cui non è la mente ad essere consapevole. E’ solo trascendendo la mente, andando oltre la mente che è possibile la consapevolezza.
La coscienza è una qualità della mente, la consapevolezza è il trascendere, è andare oltre la mente. La mente come tale è in mezzo alla dualità, quindi la coscienza non può mai trascendere la dualità. E’ sempre conscia di qualcosa, c’è sempre qualcuno che è conscio. La coscienza quindi è una parte, un frammento della mente e la mente come tale è la sorgente di ogni dualità, di ogni divisione. Divisione tra soggetto e oggetto, attività e inattività, coscienza e incoscienza. Ogni tipo di dualità è mentale. La consapevolezza è non duale, quindi significa stato di non mente.

Quindi qual è la relazione tra la coscienza e l’essere testimone? Essere testimoni è uno stato, la coscienza è un mezzo verso l’essere testimoni. Se uno inizia ad essere conscio, si arriva all’essere testimone. Se uno inizia ad essere conscio delle proprie azioni, conscio degli avvenimenti delle giornate, giorno per giorno, conscio di tutto ciò che è intorno, allora inizia ad essere testimone.
L’essere testimone arriva come una conseguenza dell’essere consci. Non si può praticare l’essere testimoni, si può solo praticare l’essere consci. Lo stato di testimone arriva come conseguenza, come un’ombra, un risultato, un prodotto.
Più diventi conscio più vai verso lo stato di testimone.

Quindi essere consci è un metodo per arrivare alla consapevolezza. E il secondo passo è che l’essere testimone diventa un metodo per arrivare alla consapevolezza.

Ci sono quindi tre gradini: coscienza, essere testimone, consapevolezza.
Ma lo spazio in cui ci troviamo di solito è il gradino più basso cioè quello dell’attività inconscia. L’attività inconscia è lo stato abituale della nostra mente.
Attraverso l’essere consci si può arrivare ad essere testimoni, e attraverso l’essere testimoni si può arrivare alla consapevolezza e, attraverso la consapevolezza si può ottenere il “non-ottenere”.Attraverso la consapevolezza si può ottenere tutto quello che è già stato ottenuto. Al di là della consapevolezza non c’è nulla, la consapevolezza è alla fine.

La consapevolezza è al termine del progresso spirituale. 
Nella consapevolezza si perde il testimone e rimane solo il testimoniare, si perde colui che fa, si perde la soggettività, si perde la coscienza egocentrica. A quel punto rimane solo la coscienza senza l’ego. Rimane la circonferenza senza il centro. La circonferenza senza il centro è consapevolezza. Coscienza senza alcun centro, senza alcuna sorgente, senza motivazione, senza una sorgente da cui derivare – una coscienza senza sorgente – questa è consapevolezza.  Quindi ci si muove dall’esistenza inconsapevole, che è la materia, prakriti, verso la consapevolezza.
Potete chiamarlo “il divino”, “la divinità” o in qualunque modo volete; tra la materia e il divino la differenza sta sempre nella consapevolezza.”

tratto da Osho: Meditation: The Art of Ecstasy


Bene e Male

“Cercare l’Uno al di sopra del bene e del male…” canta F. Battiato e questa affermazione condensa a mio parere un nodo chiave della ricerca della nostra vera natura.
Non è poi così difficile constatare come bene e male siano concetti relativi ed interdipendenti: il bene si pone solo in relazione al male e viceversa. Va da sè che anche l’esistenza di Satana e del Male come realtà “autonome” sia un paradosso insostenibile, anche e soprattutto dal punto di vista teologico. Se Dio è Onnipotente infatti, non si può giustificare un principio antagonista ed avverso, che di per se stesso vanifica la sua onnipotenza!!!
Dunque rimangono solo le seguenti opzioni:
– Dio ha creato e sostiene il Male
– Dio non è onnipotente
– il Male, inteso come principio autonomo, è privo di esistenza.
Il conflitto tra Bene e Male è dunque un mega-paradosso dottrinale, connaturato a tutti i monoteismi, sul quale viene calato il consueto “mistero della fede”.
La Realtà, come espresso con vari linguaggi da tutte le tradizioni Non-Duali, è che esiste un unico principio Cosciente che proietta il grande spettacolo di quest’esistenza. Non c’è nulla che non sia sua manifestazione, anche l’illusione stessa della dualità e della separazione. Tutto ciò che interpretiamo come negativo è solo qualcosa di funzionale al gioco base della Coscienza su questo piano di esistenza: il perdersi e il ritrovarsi, l’ignoranza e il risveglio, il sogno della dualità e la “reminiscenza” dell’Unità. Siamo qui per cercare il Supremo con i “suoi occhi”. Ed è in questo il significato profondo dell’Amore e della Compassione. Come ci può essere infatti Amore in chi frammenta l’esistenza tra buoni e cattivi, perduti e salvati, paradisi e inferni, aldilà e aldiquà, ecc? L’Amore o comprende tutto o non è! 🙂
I vari soggetti che combattono Satana o lo adorano con festini e rituali di varia natura, dormono profondamente nel sonno della dualità e della separazione. Paiono antagonisti ma in sostanza non sono poi così diversi. Parlano quasi tutti di amore (anche occultisti luciferiani come Crowley) ma nei fatti sono sacerdoti della separazione, dell’odio e della dualità. E’ proprio per questo che, in nome della lotta a Satana ed al Male, i monoteismi (e non solo il cattolicesimo) hanno compiuto e compiono ancora oggi le cose più aberranti (vd i gruppi fondamentalisti di tipo islamico e cristiano). Ma anche questi “disastri”, non dimentichiamocelo, sono funzionali al gioco impersonale della Coscienza. 🙂

NO TAV

La consueta violenza e sopraffazione degli stati e delle oligarchie finanziare che li comandano, può essere vanificata solo da una diffusa resistenza pacifica e non-collaborazione. Il potere infatti si alimenta di odio e contrapposizione violenta, con cui può legittimare tutte le misure repressive su cui si fonda: “Noi dobbiamo essere violenti perchè sono “loro” ad essere violenti”. Così il gioco al massacro si perpetua da millenni, incurante delle flebili voci di quegli esseri umani sufficientemente lucidi per vedere l’assurdità di tutto questo.
Sogno il giorno in cui l’umanità potrà risvegliarsi da questo “sogno circolare”, ottuso e devastante, della violenza. Personale, mafiosa o di stato poco conta. Sempre violenza è.
Allora l’umanità potrà fare a meno non solo dei confini nazionali ma anche dei governi stessi, così come di qualsiasi sistema gerarchico, basato inevitabilmente sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sull’abuso del forte sul debole. Non c’è infatti nulla di più violento e brutale della gerarchia. Che sia di tipo politico, ideologico o religioso poco importa.
Dunque mi chiedo: possono esistere forme di socialità umana che possano fare a meno degli stati, organizzate in senso orizzontale e non-gerarchico? Possono esistere processi educativi non basati sull’indottrinamento, sul bastone e la carota, sulla competizione, bensì sullo sviluppo creativo, sulla fervida attitudine all’apprendimento tipica dei bambini, sulla collaborazione? Il fatto di vedere la brutalità del sistema attuale ed iniziare a concepire un’alternativa come possibile, iniziare almeno a immaginarla, è già di per sè stesso spalancare la porta su un cambiamento del quale possiamo essere preziosi co-creatori.

Tu non sei il corpo-mente

Tu non sei il corpo-mente. E’ invece il corpo-mente che appare in te ogni mattina come un attore che fa la sua comparsa sullo schermo di un cinema. Soffri perchè, per varie ragioni, hai finito per credere di essere quell’attore e non il testimone silenzioso sia del film che degli attori che in esso combattono, gioiscono, piangono, nascono, muoiono, ecc. In quanto ti identifichi con l’attore pretendi che egli segua le tue aspettative, i tuoi progetti, i tuoi voleri ma, come è coerente che sia, il film non è mai come te lo aspetti, segue semplicemente il suo copione impersonale. Anche quando ti illudi di essere tu a influenzare gli eventi è perchè anche questo fa parte del copione stesso. Quindi rilassati e goditi lo spettacolo perchè in sostanza non stai facendo nulla e non stai andando da nessuna parte! Tu non sei colui che agisce… 🙂