Festa permanente vs. giorni festivi

Il miglior periodo natalizio che ho passato è stato in India, proprio perchè laggiù non esiste il Natale .. Eppoi c’erano 30°C e nessun babbuzzo natale che fa mission impossible su balconi e finestre… vuoi mettere!!

Lo dico seriamente: io non sono per il Natale ma per la Festa tutto l’anno, e questo implica il fatto che il 25 dicembre diventi un giorno qualunque, proprio perchè è la vita stessa ad essere diventata straordinaria, nella sua interezza.
E’ invece successo che la nostra vita sia diventata “qualunque”. Ecco perchè sentiamo la compulsiva necessità di costellare il calendario di giorni “straordinari”.
Il fatto, ad esempio, che dedichiamo un giorno per festeggiare la Pace e l’Amore, significa che non siamo in grado nè di amare, nè di essere in pace. Se lo fossimo perchè infatti dedicare un giorno “speciale” a ciò che di per sè è ovvio ed ordinario? Lo stesso vale per il riposo. Finchè sentiamo la necessità di giornate di riposo significa che non siamo in grado di vivere una vita riposante e tranquilla! Siamo criceti nella ruota che corrono verso il nulla!
A me capita spesso di lavorare praticamente tutti i giorni, domenica, ponti e festività incluse. Semplicemente lavoro meno, poche ore al giorno, talvolta anche qualche minuto, in modo tale da poter dedicare tempo, tutti i giorni, alle cose preziose della vita. Non che il lavoro non possa esserlo, ma se diventa routine degradante non ha più nulla di “nobilitante” per l’essere umano. Per me non ci sono più i giorni di mega-stress e i giorni di super-svacco collassato tipici di molti “lavoratori” moderni. Ho perso totalmente il senso del lunedì, di giorni di lavoro e giorni di pausa. Spesso non lavoro proprio ma non lo sento come un giorno di “riposo”. Il mio “luogo di lavoro” è diventato un portatile, non fisso mai appuntamenti prima delle 11 di mattina e non ho più dipendenti proprio perchè non voglio costringermi a fare orari d’ufficio, nella dilaniante routine tra lavoro, riposo, stress e ferie. Mi sto proprio dimenticando del concetto di ufficio! Questo significa che la mia vita è diventata una vacanza “attiva” permanente. Non ci sono più festività e giorni lavorativi. Solo Festa!

Per questo ritengo che un’umanità felice, che gusta la vita, che vive nel festeggiamento e nella celebrazione continua, non abbia alcun bisogno di vacanze svacco e periodi natalizi dove fare indigestione di shopping, buonismo di facciata, bambinelli e messe di mezzanotte.
Non ha proprio bisogno di giorni festivi! I giorni festivi sono infatti la libera uscita dei militari e l’ora d’aria dei carcerati. Olezzano di caserma e di carcere. Non sono giorni di libertà. Sono giorni di semplice “libertà condizionata”, bolle d’aria tra un arranco e l’altro.

Il mio consiglio è dunque quello di dimenticare i giorni di festa ed iniziare davvero una Festa che dura tutti i giorni per tutta la vita!
LAVORARE MENO, LAVORARE TUTTI E FESTEGGIARE DI PIU’!
Questa è la mia formula per sopravvivere alla crisi ed alla dilagante depressione delle festività natalizie.

Chi si unisce al Party? 😀

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9 thoughts on “Festa permanente vs. giorni festivi

  1. Anch’io lavoro tutti i santi giorni Domeniche e festivi inclusi ma perchè stò in un ospedale a fare i turni i quali sono obbligatori, vincolanti e con il cambio a vista ,il che significa che se il collega si ammala e non si presenta sei obbligato per legge a fermarti un altro turno ! Non sempre ci possiamo scegliere la vita che desideriamo in nome di libertà, amore e pace, specie se sei indebitato fino al collo con la banca e non sai come mettere il pranzo con la cena ! La mia compagna invece a 40 anni ha perso il lavoro e non riesce a trovarne un altro perchè secondo le infami leggi di mercato fin troppo liberiste è troppo vecchia per meritare un’occupazione che le consenta di pagarsi un affitto e un piatto da mangiare. Se poi ci aggiungi che è affetta da alcune severe patologie da curare costantemente il quadro è completo ! Festeggiamo il Natale senza grandi entusiasmi , anzi non c’è proprio nulla da festeggiare !

  2. Caro Max
    comprendo molto bene la tua situazione e so bene che è diffusissima. Questo non toglie che possano esistere sempre delle alternative! Ed il modo giusto perchè queste si presentino è cercare il più possibile di trasformare la qualità dei nostri pensieri, lasciando andare quelli negativi e dando spazio a quelli “costruttivi”. Una regola base di questo piano d’esistenza è infatti che si diventa ciò che si pensa. Siamo tutti co-creatori del mondo in cui ci troviamo a vivere. 🙂
    Tuttavia, a un livello molto più sottile ed autentico, si può affermare che qualsiasi situazione non sia di per sè nè giusta, nè sbagliata, nè migliore, nè peggiore. E’ semplicemente ciò che è, quello che stiamo sperimentando in questo momento. Quando questo approccio alla vita emerge ti posso garantire che non c’è più spazio per lo scoraggiamento, l’infelicità e l’amarezza. Si dimora in una gioia senza causa che è puro senso di Esserci, di essere presenti senza filtri al caleidoscopico spettacolo di questo piano di esistenza.
    Il mio consiglio, dunque, è di non farti sopraffare dagli eventi! Rientra in te stesso, ritorna alla tua vera natura. Ti garantisco che per te tutto cambierà radicalmente, anche se per gli altri sembrerà che tutto sia rimasto uguale! 🙂

    • Le parole che srivi sono molto belle, ma realtà che sto vivendo ora, è tutt’altro che idilliaca, sono un disoccupato di 40 anni che vive in casa con fratello precario e mamma da mantenere, stiamo andando avanti con i risparmi di una vita,(per fortuna) e reinventarsi un lavoro o cercarne uno è veramente difficile di qesti tempi!
      ci sto provando,e qualcosa sembra muoversi ma a volte lo sconforto prende il sopravvento!
      Tutto questo non fà che peggiorare il mio stato di ansioso cronico con conseguente allontamaneto dalla pace e serenità tanto agognate, dopo molte letture Osho in primis. e tanta pratica meditativa. (cercare di essere il più possibile presenti)
      Propio in questi giorni sto rinuciando(con dolore) all’inizio di una storia sentimentale, per l’impossibilità economica di portare avanti una vita di coppia.

      Se non sono indiscreto mi piacerebbe sapere come sei riuscito a trovare un indipendenza lavorativa cosi bella!!

  3. Ciao Andre
    anche a te risponderei come ho risposto al commento precedente di Max.
    Riguardo al mio lavoro io sono un architetto che si occupa di tanti campi differenti della creatività. Mi è sempre interessato occuparmi di un po’ di tutto e la mia logica è sempre stata “prima trova il lavoro e poi impara a farlo”. Comunque la formula che indico può adattarsi a moltissime professioni differenti. Si tratta solo di aver la capacità di non identificarsi con i confini disciplinari del proprio ruolo lavorativo, saper spaziare, informarsi, seguire le passioni, avere vista d’insieme. Questo secondo me è alla portata di tutti. Non importa se si ha studiato o no, se si è ricchi o si è poveri. Ciò che importa è sapersi re-inventare, mantenere la mente, la curiosità e la voglia di imparare aperte.
    Affermi di stare “rinunciando all’inizio di una storia sentimentale per l’impossibilità economica di portare avanti una vita di coppia”. Se mi permetti la domanda: perchè pensi che un amore possa fallire solo perchè non ci sono buone condizioni economiche? Trovi coppie milionarie disperate come coppie poverissime che si amano alla follia. Amore è anche e soprattuto saper essere uniti di fronte ad ogni evenienza e difficoltà… Per me Amore (almeno quello vero ndr) e danari hanno ben poco a che fare l’uno con l’altro…

    • Grazie!

      Le tue parole portano calore ad un cuore gelato, e mi infondo un pò di coraggio è giusto quello che dici sulla vita di coppia, ma una decente base economica per soddifare i bisogni primari, rende le cose molto meno complicate.

      La crisi che stiamo vivendo, ci spinge ad un cambiamento sia personale, che collettivo, se non si passa in fretta dalla competizione, alla cooperazione, le cose si mettono male. Spero che il lavorare meno ma lavorare tutti diventi realtà.

      So che devo avere più fiducia nella vita, e farmi meno problemi, anche quando le cose non vanno bene,ma non sono riuscito (per il momento…) ancora a liberarmi da vecchi schemi mentali di paura e insicurezza,

      Ciao e Buona Vita

  4. Ciao nonduale, grazie dell’incoraggiamento e ne farò tesoro , però io sono un semplice impiegato statale-sanitario e purtroppo la creatività non fà parte del mio lavoro, in più il pronto soccorso dove faccio i turni è strapieno di delinquenti, pazzi, morti ,feriti ,malati e tanta gente che piange e si dispera . Non sò proprio come fare per recuperare un pò di serenità e di fiducia per l’avvenire ! Poi se ci aggiungiamo il blocco degli stipendi,della progressione di fascia, l’aumento dell’irpef e la diminuzione delle pensioni con l’aumento dell’età pensionabile non c’è da stare allegri.
    Mi sento fossilizzato in una trappola da cui non posso sfuggire. Questo è il mio presente ma devo a tutti i costi trovare il modo di uscirne fuori. Intanto leggo e medito su testi Buddisti,Induisti,Taoisti , Cristiani e frequento nel poco tempo libero un gruppo buddista che spero mi sia di aiuto.
    un caro saluto,
    max

  5. Ciao Max
    in fondo il tuo è un lavoro utile che da un enorme contributo sociale! Inoltre non devi pensare che la creatività debba essere associata solo ad alcune professioni “artistiche”. La creatività è un’attitudine, un approccio intuitivo alla vita che trova sempre strade “alternative” ed originali alla risoluzione di qualsiasi problema, anche e soprattutto al “come campare”. Si applica ad ogni contesto sia interiore che esteriore. Purtroppo l’intuizione, che è il fulcro della creatività, è una facoltà che viene ben poco valorizzata sia dal sistema educativo che dal sistema sociale poi, o ridotta a privilegio per pochi “artisti” e creativi. Invece non è proprio così ed il primo passo per tornare a coltivarla è vedere e prendere distacco da tutti i meccanismi prefissati, ruoli, metodi, ecc. che ci sono stati trasmessi. Utilizzarli senza tuttavia pensare che siano l’unica via, l’unico strumento. Si tratta di imparare le tecniche per poi dimenticarle o utilizzarle in modo differente. Tornare a guardare, osservare, essere aperti, mettere da parte il nostro mentale che è una macchina automatica di filtri e di giudizi. La creatività e l’intuizione si nutrono anche e soprattutto di silenzio, di ascolto, di relazione diretta con le cose. Allora qualsiasi attività, mestiere o azione può diventare una forma d’arte, anche il preparare e servire una tazza di tè, come lo zen ci insegna. 🙂

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