Unità vs. uniformità

Risvegliarsi all’Unità dell’Essere non è nè annichilimento, nè livellamento delle differenze. Non ha nulla a che fare con le evidenti forze omologanti del sistema attuale, tutte rivolte a ridurre l’essere umano a un semplice lavoratore-consumatore, un mero oggetto corporeo numerabile, il cui spazio di manovra consentito è limitato solo a tale ruolo, a prescindere dal livello sociale. Succede così che nel Regno della Quantità, dei calcoli, della finanza e delle statistiche, si atrofizzi sempre di più quella particolare facoltà umana, puramente intuitiva, che ci apre all’Immisurabile, all’Immanifesto, all’Uno-senza-secondo.
Risvegliarsi ad Esso è riconoscere ogni differenza come meravigliosa espressione di un’unico Principio, saper ricondurre la molteplicità all’Unità senza negarla, circoscriverla o svilirla. Unità infatti non implica affatto “uniformità“, anzi la seconda è proprio negazione della prima. Solo in questa luce possiamo abbracciare il significato profondo di espressioni piuttosto ermetiche come “Fuso, ma non confuso” di Meister Ekhart o il termine sanscrito “Bhedābheda” (distinzione senza differenza) utilizzato nelle Upanishad. Possiamo anche aprirci al profondo significato esoterico dei Mandala, degli Yantra, dei Rosoni, ecc. Esse sono strutture complesse e unitarie ad un tempo, incui l’intricata molteplicità delle forme si riconduce sempre e comunque ad un’unica Sorgente Inquantificabile, a-dimensionale. Buon “Innumerabile” a tutti! 🙂

Il diritto al delirio

“(…) Nel 1948 e nel 1976, le Nazioni Unite proclamarono le grandi liste dei diritti umani: tuttavia la stragrande maggioranza dell’umanita’ non ha altro che il diritto di vedere, udire e tacere. Che direste se cominciassimo a praticare il mai proclamato diritto di sognare? Che direste se delirassimo per un istante?
Puntiamo lo sguardo oltre l’infamia, per indovinare un altro mondo possibile: l’aria sarà pulita da tutto il veleno che non venga dalle paure umane e dalle umane passioni; nelle strade, le automobili saranno schiacciate dai cani; la gente non sarà guidata dall’automobile, non sarà programmata dai calcolatori, nè sarà comprata dal supermercato, nè osservata dalla televisione; la televisione cesserà d’essere il membro più importante della famiglia e sarà trattato come una lavatrice o un ferro da stiro; la gente lavorerà per vivere, invece di vivere per lavorare; ai codici penali si aggiungerà il delitto di stupidità che commettono coloro che vivono per avere e guadagnare, invece di vivere unicamente per vivere, come il passero che canta senza saper di cantare e come il bimbo che gioca senza saper di giocare; in nessun paese verranno arrestati i ragazzi che rifiutano di compiere il servizio militare; gli economisti non paragoneranno il livello di vita a quello di consumo, nè paragoneranno la qualità della vita alla quantità delle cose; i cuochi non crederanno che alle aragoste piaccia essere cucinate vive; gli storici non crederanno che ai paesi piaccia essere invasi; i politici non crederanno che ai poveri piaccia mangiare promesse; la solennità non sarà più una virtù, e nessuno prenderà sul serio chiunque non sia capace di prendersi in giro; la morte e il denaro perderanno i loro magici poteri, e nè per fortuna nè per sfortuna, la canaglia si trasformerà in virtuoso cavaliere; nessuno sarà considerato eroe o tonto perchè fa quel che crede giusto invece di fare ciò che più gli conviene; il mondo non sarà più in guerra contro i poveri, ma contro la povertà, e l’industria militare sarà costretta a dichiararsi in fallimento; il cibo non sarà una mercanzia, nè sarà la comunicazione un’affare, perchè cibo e comunicazione sono diritti umani; nessuno morirà di fame, perchè nessuno morirà d’indigestione; i bambini di strada non saranno trattati come spazzatura, perchè non ci saranno bambini di strada; i bambini ricchi non saranno trattati come fossero denaro, perchè non ci saranno bambini ricchi; l’educazione non sarà il privilegio di chi può pagarla; la polizia non sarà la maledizione di chi non può comprarla; la giustizia e la libertà, gemelli siamesi condannati alla separazione, torneranno a congiungersi, ben aderenti, schiena contro schiena; una donna nera, sara’ presidente del Brasile e un’altra donna nera, sara’ presidente degli Stati Uniti d’America; una donna india governerà il Guatemala e un’altra il Perù; in Argentina, le pazze di Plaza de Mayo saranno un esempio di salute mentale, poichè rifiutarono di dimenticare nei tempi dell’amnesia obbligatoria; la Santa Chiesa correggerà gli errori delle tavole di Mosè, e il sesto comandamento ordinerà di festeggiare il corpo; la Chiesa stessa dettera’ un altro comandamento dimenticato da Dio: “Amerai la natura in ogni sua forma”; saranno riforestati i deserti del mondo e i deserti dell’anima; i disperati diverranno speranzosi e i perduti saranno incontrati, poichè costoro sono quelli che si disperarono per il tanto sperare e si persero per il tanto cercare; saremo compatrioti e contemporanei di tutti coloro che possiedono desiderio di giustizia e desiderio di bellezza, non importa dove siano nati o quando abbiano vissuto, giacchè le frontiere del mondo e del tempo non conteranno più nulla; la perfezione continuerà ad essere il noioso privilegio degli dei; però, in questo mondo semplice e fottuto ogni notte sarà vissuta come se fosse l’ultima e ogni giorno come se fosse il primo.”

Tratto da “Il diritto al delirio” di Eduardo Galeano

La resa

Se la resa alla Vita è frutto di uno sforzo o una di una volontà, non ha nulla di autentico perchè è espressione sempre e comunque di ciò che si oppone alla resa stessa, ovvero della coscienza egoica, identificata. Questo tipo di resa non scalfisce minimamente i meccanismi base dell’illusione. L’unica resa autentica è quella che accade da sè, spesso a causa di situazioni drammatiche. Questo tipo di resa è abbandono della Coscienza a Se Stessa, pace senza limiti che permea qualsiasi tempesta, dissolvimento del movimento di qualcuno che si oppone o reagisce a qualcosa o qualcun altro. Vedere chiaramente questo è già l’inizio della resa stessa.

Festa permanente vs. giorni festivi

Il miglior periodo natalizio che ho passato è stato in India, proprio perchè laggiù non esiste il Natale .. Eppoi c’erano 30°C e nessun babbuzzo natale che fa mission impossible su balconi e finestre… vuoi mettere!!

Lo dico seriamente: io non sono per il Natale ma per la Festa tutto l’anno, e questo implica il fatto che il 25 dicembre diventi un giorno qualunque, proprio perchè è la vita stessa ad essere diventata straordinaria, nella sua interezza.
E’ invece successo che la nostra vita sia diventata “qualunque”. Ecco perchè sentiamo la compulsiva necessità di costellare il calendario di giorni “straordinari”.
Il fatto, ad esempio, che dedichiamo un giorno per festeggiare la Pace e l’Amore, significa che non siamo in grado nè di amare, nè di essere in pace. Se lo fossimo perchè infatti dedicare un giorno “speciale” a ciò che di per sè è ovvio ed ordinario? Lo stesso vale per il riposo. Finchè sentiamo la necessità di giornate di riposo significa che non siamo in grado di vivere una vita riposante e tranquilla! Siamo criceti nella ruota che corrono verso il nulla!
A me capita spesso di lavorare praticamente tutti i giorni, domenica, ponti e festività incluse. Semplicemente lavoro meno, poche ore al giorno, talvolta anche qualche minuto, in modo tale da poter dedicare tempo, tutti i giorni, alle cose preziose della vita. Non che il lavoro non possa esserlo, ma se diventa routine degradante non ha più nulla di “nobilitante” per l’essere umano. Per me non ci sono più i giorni di mega-stress e i giorni di super-svacco collassato tipici di molti “lavoratori” moderni. Ho perso totalmente il senso del lunedì, di giorni di lavoro e giorni di pausa. Spesso non lavoro proprio ma non lo sento come un giorno di “riposo”. Il mio “luogo di lavoro” è diventato un portatile, non fisso mai appuntamenti prima delle 11 di mattina e non ho più dipendenti proprio perchè non voglio costringermi a fare orari d’ufficio, nella dilaniante routine tra lavoro, riposo, stress e ferie. Mi sto proprio dimenticando del concetto di ufficio! Questo significa che la mia vita è diventata una vacanza “attiva” permanente. Non ci sono più festività e giorni lavorativi. Solo Festa!

Per questo ritengo che un’umanità felice, che gusta la vita, che vive nel festeggiamento e nella celebrazione continua, non abbia alcun bisogno di vacanze svacco e periodi natalizi dove fare indigestione di shopping, buonismo di facciata, bambinelli e messe di mezzanotte.
Non ha proprio bisogno di giorni festivi! I giorni festivi sono infatti la libera uscita dei militari e l’ora d’aria dei carcerati. Olezzano di caserma e di carcere. Non sono giorni di libertà. Sono giorni di semplice “libertà condizionata”, bolle d’aria tra un arranco e l’altro.

Il mio consiglio è dunque quello di dimenticare i giorni di festa ed iniziare davvero una Festa che dura tutti i giorni per tutta la vita!
LAVORARE MENO, LAVORARE TUTTI E FESTEGGIARE DI PIU’!
Questa è la mia formula per sopravvivere alla crisi ed alla dilagante depressione delle festività natalizie.

Chi si unisce al Party? 😀

Essere Uno, non qualc”uno”

Dichiararsi illuminati, cercare persone illuminate, dare tagliandi e pagelle sull’illuminazione o non-illuminazione di questo o quello, significa solo una cosa: che non c’è stata alcuna illuminazione o risveglio.
Risvegliarsi al fatto che nessuno si risveglia perchè si realizza profondamente che il risveglio è il dissolvimento del sogno di essere qualcuno in particolare: questo è l’inizio della Chiarezza, della Liberazione, di Moksha.

L’occhio

Come può l’occhio vedere se stesso? Questo fatto nega forse l’esistenza della vista stessa? Non è necessario vedere la vista per dire che la vista è reale ed auto-evidente. Mentre vedi il mondo sei consapevole dell’occhio e della vista stessa?
Allo stesso modo come può la Consapevolezza essere ridotta ad oggetto di conoscenza e di esperienza, essendo lo spazio senza forma in cui tutte le forme, pensieri ed esperienze appaiono? La natura della Consapevolezza può essere realizzata attraverso una forma di conoscenza totalmente differente, che non è nè di tipo concettuale, nè di tipo sperimentale, nè di tipo mistico. Questa forma alternativa di conoscenza è l’oggetto di tutte le tradizioni Non-Duali, dall’Advaita Vedanta allo Zen.

LA SCUOLA APPARENTE DELLA RICERCA INTERIORE

SCUOLA MATERNA:
Si sonnecchia aderendo acriticamente a qualche credenza religiosa, ideologica, partitica o atea (anche l’ateo infatti si basa su una credenza basata su un atto di fede: la non-esistenza di Dio). L’agnostico non si schiera da nessuna parte ma neanche ricerca. Dunque sonnecchia anche lui. Alcuni sono appassionati evangelizzatori di sonno, altri semplicemente sonnecchiano nell’ignavia. Tutti comunque dormono nel sonno piuttosto scomodo delle certezze dogmatiche, traendo mesta consolazione da fumose promesse di futuri o aldilà migliori. Quasi sempre è controproducente cercare di stimolare tali dormienti. E’ come scuotere qualcuno nel pieno del sonno alle 6 di domenica mattina: le urla o gli insulti sono garantiti! Mai quindi sottovalutare la rabbia dei credenti! Quanta gente è stata mandata al rogo, nei lager nazisti o nei gulag sovietici, cinesi e cambogiani per aver tentato di stuzzicarli? “Non svegliare il can che dorme” è una massima che in questo frangente si rivela più azzeccata che mai!

ELEMENTARI:
Si inizia a vedere in modo critico i dogmi e le fedi. Inizia dunque la ricerca vera e propria e si aderisce a qualche dottrina o corrente che metta al centro la pratica meditativa e l’esperienza diretta. In questa fase si diventa più aperti a quegli “stimoli” ai quali si era impermeabili durante il sonno fideistico.

MEDIE:
Si diventa seri meditatori e praticanti, cercando di estendere i precetti alla propria quotidinità. Si cerca di essere ad esempio buoni praticanti di una delle tante vie progressive: alcuni tipi di yoga e di buddhismo, gnosi, fratellanze iniziatiche, ecc. Spesso in questa fase si diventa anche insegnanti di successo, in cui permane tuttavia un senso di dover raggiungere un risultato che sfugge, di un’esperienza o di uno stato che deve essere raggiunto e mantenuto.

SUPERIORI:
Si incomincia a mettere in discussione la pratica ed i movimenti che si basano su un qualche metodo, individuandone e smascherandone le evidenti carenze e limitazioni. Si abbandonano, spesso dolorsamente, i movimenti nei quali si è praticato per molto tempo. Si incomincia a diventare “smascheratori” delle altrui illusioni e questo si esprime spesso nel cinismo, in un atteggiamento iper-critico da “inquisitori” delle false dottrine, dei sistemi politici e dei falsi guru. Spesso si deridono i religiosi, gli altri praticanti, ci si interessa di teorie cospirative e magari si fa volontariato in movimenti anti-sette. E’ un periodo spesso amaro e conflittuale che tuttavia prelude a un cambiamento importante.

UNIVERSITA’:
il processo di smascheramento delle illusioni inizia finalmente a rivolgersi verso l’interiorità e si incominciano a mettere in discussione tutte le sovrastrutture su cui ci si è basati fino a quel momento: immagine di sè, stile di vita, relazioni, ecc. Inizia ad emergere con urgenza la questione del “chi sono io?”. Il praticante, il criticante, l’inquisitore, il meditatore, il cercatore iniziano ad essere oggetto di indagine. Si tenta insomma di smascherare lo smascherante e non è un processo semplice.
Questa può essere una fase molto dolorosa ma che è anche accompagnata dal senso che qualcosa di importante e profondo si sta muovendo. Quasi sempre si torna a leggere molto, si cerca, si viaggia, si partecipa a satsang, si parla a maestri e non-maestri delle cosiddette “vie dirette”, che mettono al centro lo smascheramento di tutte le illusioni come quelli Advaita, Chan, Dzogchen, Zen, ecc.

MASTER:
si sclera, non si capisce più nulla, la questione del “chi sono io?” sembra insolvibile per il semplice fatto che si sta tentando ancora di risolverla dal punto di vista concettuale. Spesso si è ancora in cerca di esperienze mistiche o di uno stato beatifico perenne che riteniamo l’illuminazione o il risveglio.
La frustrazione domina perchè i castelli di carte concettuali vacillano. I vari viaggi, incontri e satsang hanno magari regalato fuggevoli momenti di chiarezza ma essi sono poi svaniti nelle nebbie del quotidiano. Se già ci sentiamo confusi alcuni maestri sembrano tentare di toglierci anche le ultime micro-certezze su cui ci appoggiamo. Spesso li si detesta per questo, si è delusi e si ricade ancora di più nello sconforto e confusione. Alcuni possono passare attraverso uno scoraggiamento totale, fughe, esaurimenti nervosi, perchè la Coscienza egoica si oppone in ogni modo al proprio dissolvimento. Le identificazioni e le illusioni su cui ci si è basati per decenni sono infatti durissime a morire. Altri possono invece vivere questa fase con gioia, con un senso di alleggerimento progressivo, perchè si rilasciano enormi macigni concettuali che ci si è portati dietro per tutta la vita, in primis quello di capire concettualmente chi siamo o la credenza di essere qualcuno in particolare che vive la sua vita come entità separata. Spesso in questa fase si può raggiungere un picco di disperazione o di apertura totale, di insight profondo, in grado di spazzare via il cercatore e la ricerca, far crollare il castello di carte concettuale su cui si basa la Coscienza egoica. Si dissolve così il sonno…

RISVEGLIO:
Crollano le illusioni e rimane semplicemente ciò che è sempre stato presente. Si realizza in modo chiaro e netto che cosa siamo realmente. Si comprende anche che tutti i livelli precedentemente descritti sono APPARENTI ma non REALI. Ci sono ma nello stesso tempo NON CI SONO in quanto vengono riconosciuti come gioco della Coscienza con Se Stessa, esattamente come onde in un oceano che è sempre e solo acqua. A livello sostanziale non ci sono dunque nè alti, nè bassi, nè scuole materne, nè master. Tutto è manifestazione di un’unico Principio e quello io, te, noi siamo. In questo senso la fine del sonno può avvenire virtualmente a qualsiasi livello. Anche tra i dormienti della prima fase si possono produrre occasioni di risveglio. Molti mistici, anche nel cristianesimo, ne sono la dimostrazione. Questo non toglie che gli ultimi livelli possano essere più “conducivi” ad un certo tipo di realizzazione. Ma non è una regola ed è meraviglioso che sia così!

In quanto ciò che è cercato è ciò che è sempre presente, come possono esserci livelli più vicini o lontani?

Non c’è nessun Dio “altro” da adorare o negare, nessuna pratica che possa ricongiungerci a ciò che appariva separato o perduto solo in virtù di un’illusione concettuale. Pratiche, culti religiosi, vie di risveglio, ecc. sono espressione di una Coscienza che gioca a perdersi e ritrovarsi, che si è identificata erroneamente con un suo contenuto, un corpo-mente ed ha iniziato a sognarsi come entità separata, elaborando miriadi di sistemi per ovviare a questa presunta separazione. Ma tutto questo è solo un processo “virtuale”. In sostanza non esistono neanche sonno o risveglio, in quanto entrambi sono sempre e solo momenti coscienziali di un’unica Realtà.

Così il processo si auto-decostruisce lasciando spazio alla Gioia ed alla Meraviglia. Crolla la necessità di capire, si dimora in un non-sapere che non è ignoranza ma ESSERE Conoscenza. Si torna bambini, vasti e aperti, ma questa volta si è bambini “coscienti” in quanto passati attraverso il sonno virtuale della separazione e dell’esilio da Se Stessi:

« Ciò che è in basso è come ciò che è in alto / e ciò che è in alto è come ciò che è in basso / per fare i miracoli della cosa una. / E poiché tutte le cose sono e provengono da una, per la mediazione di una, / così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento. » dal Corpus Hermeticum

Semplicità

La Semplicità non ha nulla a che vedere con l’ignoranza, soprattutto della nostra vera natura, che non è poi così beata come alcuni affermano.
Non è neppure la sofisticata umiltà del religioso, che si sforza di essere “primo” nella semplicità, confidando in qualche ricompensa futura e traguardo mistico.
La Semplicità non può essere frutto di nessuna pratica, nessuno sforzo, nessuna intenzione, nessuna dottrina ascetica o minimalista, per il semplice fatto che tutto ciò che può fare lo sforzo è rendere la confusione ancora più confusa, dilaniare ulteriormente una mente già pregna di conflitti. Che pace, silenzio e chiarezza ci possono essere in una mente dilaniata dallo sforzo? Ed una mente inquieta, rumorosa e confusa è impermeabile alla Semplicità.
La Semplicità è proprio ciò che emerge quando l’intero movimento di qualcuno che si sforza di fare qualcosa, compreso l’essere semplice, si dissolve.
La Semplicità è la chiarezza non-nata che riaffiora quando il castello di carte mentale su cui strutturiamo e complichiamo sofferentemente l’esistenza implode su se stesso.
La Semplicità è Conoscenza fondata sul Non-Sapere.
Per questo non si può costruire la Semplicità. E invece ciò che resta al termine di un radicale, spesso doloroso, processo di sottrazione.
La Semplicità è il vento limpido che soffia sulle rovine della complessità, della dualità e della frammentazione.
E’ Pace, totale intimità con ciò che è, senza filtri.
E’ Amore incondizionato per la vita, lì dove tutte le nostre religioni, filosofie, dottrine e ideologie sono una fuga da essa. E’ presenza vigile, non-nata, senza sforzo, meditazione che abbraccia l’intera esistenza.
La Semplicità è tutto questo ma nello stesso tempo niente di questo.

La Semplicità “semplicemente” E’.

Punto.

Sul Risveglio

Si parla ovunque di Illuminazione, Risveglio, Satori, Liberazione, Moksha,ecc…. Ma di che cosa realmente si tratta?

Ciò che vedo con chiarezza è la sostanziale impossibilità di ridurre totalmente questa cosa (o meglio Non-Cosa) a una qualche definizione, circorscriverla all’interno di un qualche orizzonte concettuale. Ogni volta che si tenta di farlo si incorre inevitabilmente in fuorvianti semplificazioni. Questo tuttavia non implica che si possa tentare di “suggerirla”, evocarla, rimandare ad essa attraverso il linguaggio, a patto di essere fermamente consapevoli che il dito non è la Luna. Tuttavia se non ci fossero dita ad indicare la Luna sarebbe molto più difficile vedere la luna stessa. 🙂

Dunque cosa si può dire a proposito di questa Non-Cosa chiamata Risveglio?

Non è un’esperienza, che per sua natura è transitoria in quanto ha un principio, una durata e una fine. E non è neppure uno stato che si raggiunge, si perde o si mantiene. Non è il raggiungimento di una perfezione ideale del corpo-mente, di una immagine-condizione di Buddha su una nuvoletta perennemente beato e compassionevole. Come può infatti l’Incondizionato essere ridotto a condizione?? La Non-Immagine ridotta ad immagine? Non è qualcosa che riguarda il piano psichico, ma è apertura alla Realtà che lo contiene lo trascende. Può modificare sostanzialmente il piano psichico ma non è del piano psichico.

Il Risveglio è realizzazione, diretta, totale ed immediata di essere questo Non-Stato, questo Indefinibile, questo Vuoto cosciente in cui l’intero universo appare. Risveglio è Non-Forma Consapevole che si risveglia a Se Stessa, dopo anni o vite di identificazione con uno o infiniti corpi.
Questo produce una naturale disidentificazione con il corpo-mente, che rimane quello che è, ovvero un prezioso veicolo che fa il suo corso, continuando ad esprimere i suoi limiti intrinseci, la sua mortalità, i suoi istinti, la sua immaginazione, ecc. La differenza è che tutte queste cose non vengono più vissute con un filtro, come un problema o un vantaggio, come buone o cattive, ma sperimentate e vissute in modo diretto, non-mediato.

Per questo Risveglio è anche intimità totale con ciò che è, crollo totale di qualsiasi infrastruttura concettuale che imbriglia l’ineffabile vastità dell’esistenza.

Il Risveglio è DALLA persona non DELLA persona. Avviene nell’essere umano ma non è dell’essere umano. E’ un evento di Amore dell’Impersonale con Se Stesso. Può trasformare l’essere umano ma non è più lui il “centro”.
Risveglio è la dolce fine di questo qualcuno che vuole raggiungere il risveglio stesso, lo status di iscritto nel club degli illuminati, bodhisattva, acharya, ecc. Dissolto il cercatore si esaurisce anche la ricerca, che è niente più che un abbaglio concettuale prodotto dal sogno della separazione.

Risveglio è dimorare nel Non-Stato, nel Non-Sapere, nella Non-Forma in totale intimità con ogni stato, sapere e forma. Non è acquisire conoscenze ma essere Conoscenza.

Crollato il castello di carte concettuale rimane la Vita, che è totale intimità con ciò che è, unità organica, intelligenza impersonale, celebrazione ordinaria, Amore.

Queste definizioni sono inevitabilmente imperfette e limitate. Sono dita traballanti che indicano una Luna Infinita, oscura come lo Spazio, impermeabile a qualsiasi confine e griglia. Eppure questa Luna è abbagliante come il Sole e più semplice ed ordinaria di un respiro. Ma non c’è nulla di più difficile dell’assolutamente semplice.