L’illusione della dualità

aaLa dualità che attribuiamo a questa manifestazione è solo un'interpretazione illusoria, risiede solo nella mente. In realtà non esiste altro che ciò che è, ciò che accade, che è una mera apparizione, accadimento in una Pura Consapevolezza che non conosce alcuna separazione, che non è mai stata separata dai suoi contenuti, compresi i concetti di dualità e separazione, come uno specchio è incondizionato ma non separato dai riflessi che ospita.
Dualità, bene e male, yin e yang, io e l'altro, shiva e shakti, vita e morte, ecc. sono bellissimi concetti con cui la mente si gingilla ad interpretare il mondo, in quanto è stata condizionata a farlo sin dall'infanzia ed è in linea perfetta con il suo funzionamento (elaborato un concetto la mente crea immediatamente il suo opposto). La dualità ha sicuramente una sua utilità pratica e per questo, anche smascherata, non deve essere abbandonata ma vissuta come un semplice artificio pratico, efficace ma non reale. La manifestazione è ciò che è, un Tutto Organico emanazione di un unico Principio Cosciente. Per questo non c'è altra liberazione del risveglio dal sogno della dualità.

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Samadhi orgasmico

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"Quando l'essere umano gode è il Supremo che gode attraverso di lui". 
Detto Tantrico
 
Amiamo così tanto l'orgasmo sessuale perchè si tratta di pochi istanti, per tutti, in cui l'intera coscienza egoica si dissolve. E' uno tsunami energetico-emotivo che travolge il senso di separazione e porta la coscienza ad una momentanea espansione. In quegli istanti non c'è più nessuno in particolare. Solo piacere intenso senza senso di un qualcuno che lo percepisce. C'è puro godere senza "gaudente". Viviamo dunque consapevolemente questa opportunità "ordinaria" di risveglio che la vita ci offre. Buon "samadhi orgasmico" a tutti! 🙂

Compassione

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Coltivare pensieri compassionevoli, positivi, d'amore può apportare momentaneo sollievo e benefici a una mente altrimenti abituata solo a critiche, giudizi, conflitti, ecc. Tuttavia non è qualcosa di risolutivo, in quanto il nodo del problema non viene toccato. 
Coltivare pensieri compassionevoli non è infatti ESSERE realmente compassionevoli. Questo è possibile solo quando, per molteplici cause, inizia a dissolversi il sogno di essere entità separate ed incominciamo ad intuire la nostra vera natura, impersonale ed onnipervasiva. Iniziamo allora a vedere quanto è stato assurdo e doloroso tutto il meccanismo di conflitto, isolamento e sfruttamento connaturato alla coscienza egoica e, proprio per questo, siamo in grado di comprendere e sentire "con" gli altri e negli altri tale sofferenza. Ma Compassione è anche e soprattutto pre-sentire che non esiste nessun "altro", che questo caleidoscopico accadimento che chiamiamo "mondo" non è altro che un accadimento i Noi, Abisso Consapevole che permea e rende possibile ogni manifestazione. Ed è proprio in questo che il noto detto "Noi siamo il mondo ed il mondo è noi" rivela il suo più profondo ed autentico significato.

Piaceri e dolori

316818_10150420136384328_762564327_10148433_1911749420_nPiaceri e dolori sono molto rumorosi. 
Eppure tutti emergono dalla quiete. Ancor meglio, sono sostanziati dalla quiete. 
Se non lo pre-sentiamo è perchè non sappiamo stare realmente con il piacere o con il dolore. Siamo con i pensieri, le fantasie, i giudizi legati a tali sensazioni, insomma stiamo scappando nel "mentale". Questo lo facciamo quasi sempre con il dolore, soprattutto quello psicologico. 

Se ben osserviamo, ci si può anche rendere conto di fuggire dal piacere stesso. Quanto sappiamo stare realmente col piacere? Quanto è viva dentro di noi l'equazione bacchettona "piacere=peccato=colpa"? Quanto alle pure sensazioni di piacere sovrapponiamo giudizi, idee, preconcetti che ci separano da esse? Anche i più edonisti sanno realmente stare col piacere, o si stanno semplicemente gingillando con una qualche idea di piacere? 

Quando siamo inappagati da un piacere è perchè non eravamo col piacere in sè, ma con un'idea di esso, un'aspettativa. 
Piacere e dolore non sono nè appaganti nè inappaganti. Sono ciò che sono, sensazioni che emergono, brillano e scompaiono come ogni altra manifestazione nella Coscienza. 

Solo quando iniziamo a vedere chiaramente tutto il movimento del pensiero, della paura, della fuga legati a piacere e dolore, possiamo aprirci a qualcosa di totalmente nuovo, ad una intimità totale con queste sensazioni. Solo a quel punto esse possono rivelarci la realtà in perenne quiete che le sostanzia. 

Non esiste altro che Silenzio.

Conoscenza relativa e conoscenza assoluta

296830_10150420650199328_762564327_10151036_1225939577_nNella conoscenza relativa, "esteriore", si accumulano saperi, esperienze e scoperte. Nella conoscenza assoluta, "interiore", si toglie, si smaschera ciò che è falso, ci si disidentifica. La conoscenza relativa ha come oggetto l'universo che è infinito, mentre la conoscenza assoluta ha come non-oggetto lo ZERO in cui l'intero universo emerge. La prima richiede tempo infinito mentre la seconda non può che essere diretta ed immediata. Se qualcuno non la considera tale, è perchè, per superficialità o ignoranza, fa confusione tra i due tipi di conoscenza. 

Pensare di conoscere la complessità dell'universo in un'istante non ha senso, esattamente come lo è ritenere che la realizzazione della nostra vera natura implichi un accumulo infinito di tecniche, pratiche, conoscenze, ecc. Non si giunge infatti a ciò che realmente siamo, perchè è già qui. Tutta la conoscenza che possiamo accumulare riguardo a noi stessi è sempre di natura relativa, comprese quelle considerate più "alte", quelle di tipo advaitico, ermetico, ecc. Non possiamo infatti essere ridotti a oggetto di conoscenza concettuale. Possiamo solo prendere coscienza intuitiva di ciò che siamo attraverso un drastico e radicale processo di "sottrazione".

ESSERE CONOSCENZA, non accumulare conoscenze.

Elogio del dissenso

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Con enorme gioia mi dissocio dal ritenere che:

– l'essere umano sia fondamentalmente egoista e tendente al "male" e che per contenere tale natura siano necessarie leggi, norme, governi, repressioni, religioni, paradisi e inferni;

– l'essere umano sia solo un corpo e una mente;

– la competizione porti l'uomo a migliorare e ad evolversi;

– nessuno faccia niente per niente;

– un sistema economico basato sulla crescita infinita sia qualcosa di non oltraggioso per l'intelligenza umana; 

– il profitto e la finanza siano prima di quasiasi cosa comprese la dignità, la felicità e la salute di tutti gli esseri; 

– l'essere umano sia un consumatore, un animale da supermercato; 

– l'esistenza di banche private, ed in particolare di banche centrali private come la FED e la BCE, non sia una sciagura immane per gli esseri umani;

– che sgobbare 8 ore al giorno per 11 mesi all'anno per produrre beni in buona parte superflui non sia qualcosa di indegno ed oltraggioso per l'essere umano; 

– la finanza sia qualcosa di cui l'umanità non possa fare a meno;

– il debito pubblico sia qualcosa di reale; 

– non sia possibile garantire un tetto sulla testa, cibo e assistenza sanitaria a tutti gli esseri umani;

– gli stati e le frontiere siano qualcosa di positivo;

– la guerra e la violenza talvolta siano necessarie, che l'umanità non possa vivere definitivamente in pace ed armonia;

– le forze di polizia, gli eserciti e le armi siano necessarie a garantire la sicurezza degli esseri umani e non siano in realtà forieri di ancora più insicurezza;

– la criminalità organizzata non sia funzionale al potere costituito ed al sistema vigente;

– le credenze religiose siano necessarie all'essere umano per vivere una vita degna, felice ed aiutino concretamente l'umanità ad essere più unita;

– chi basa la propria vita su dogmi di tipo ideologico, religioso e, talvolta, anche scientifico, sia degno di prestigio e venerazione; 

– le chiese, le moschee, i templi, ecc. siano luoghi più "sacri" del resto dell'universo;

– l'uomo non possa vivere in piena salute senza utilizzare prodotti di origine animale, frutto di orrori e torture sistematiche ai danni di esseri senzienti;

– possa esistere una qualche forma di gerarchia non corrotta e non foriera di disuguaglianze, violenza, repressioni e ingiustizie; 

– non possa funzionare una società umana organizzata in modo non-gerarchico, basata semplicemente sul rispetto, sulla solidarietà, sul bene comune, sul rispetto dell'ecosistema e sulla compassione indiscriminata verso tutti gli esseri; 

– l'umanità non possa fare a meno di classi sociali, corporazioni, ordini, caste, tifoserie, di tutte le forme tribali e neo-tribali;

– la centralità della famiglia sia necessaria per uno sviluppo sano dell'essere umano; 

– non possa essere più efficace un sistema educativo senza nè voti, nè primi della classe, basato sull'enorme attitudine all'apprendimento dei bambini e non sull'ottusità del mero studio, dove l'insegnante non sia un essere umano gerarchicamente superiore ma un semplice facilitatore. 

 

La lista potrebbe essere ancora molto lunga ma qui per ora mi fermo. 

I poteri politici, economici e religiosi possono tentare di imporci quello che vogliono. Non possono tuttavia privarci del sacrosanto diritto di esercitare il dissenso, ovvero di dissociarci dal pensiero dominante. 

Non sottovalutiamo l'enorme potenziale trasformativo che risiede nel dissenso, se chiaro, netto e non-violento! Quante volte, ogni giorno, attraverso le più piccole azioni e pensieri, diamo il nostro tacito assenso a una miriade di pratiche che non condividiamo? Cosa succederebbe se semplicemente iniziassimo a dire pacificamente di NO, ad astenerci? I poteri possono avere parecchio margine di manovra su una popolazione in contrapposizione violenta ma cosa possono fare contro una massa pacificamente dissenziente? In tal caso l'ingranaggio non può che fermarsi, collassare su se stesso per mancanza di supporto dal basso. Coltiviamo dunque quotidianamente il dissenso come un fiore prezioso, che richiede massima attenzione, dedizione e cura.

Forma e Non-Forma

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La forma è limitata, la Non-Forma è illimitata, infinita e vibrante potenzialità. La forma è piacere o sofferenza, la Non-Forma è infinita beatitudine senza oggetto e tempo. La forma è suono, la Non-Forma è silenzio potenziale. La forma è un oggetto-evento con nascita, forma, dimensione e dissoluzione. La Non-Forma è puro Spazio Non-Nato in cui nascita e morte sono semplici eventi apparenti. 

Una forma personale è ciò che riteniamo di essere, mentre Non-Forma impersonale è ciò che realmente siamo. Ma quanto siamo coscienti di ciò durante ogni fotogramma di esistenza che ci appare? Quando viviamo ogni istante, ogni esperienza, ogni sensazione, ogni emozione, ogni piacere, ogni dolore coscienti di essere Non-Forma, non siamo più qualcuno che si è liberato, risvegliato, illuminato, ecc. Siamo Liberazione stessa. 
Dimoriamo dunque nella Non-Forma sperimentando ogni forma, nel silenzio gustando ogni suono. Liberi, gioiosi e vasti come l'intero universo attraversiamo dunque l'oceano giocoso dell'esistenza. 

Libertà

aaVeniamo al mondo Liberi, aperti, incondizionati e piano piano veniamo indotti a pensare che la Libertà abbia un prezzo, che sia qualcosa di raggiungere, da guadagnare attraverso il denaro, le pratiche spirituali, il ribaltamento di un qualche sistema, ecc. E' proprio dimenticando la nostra sostanziale Libertà e riducendola a un traguardo o nel migliore dei casi a mero diritto, un principio giuridico da ridurre o da espandere, che abbiamo costruito una gabbia virtuale. La Libertà non è infatti un diritto concesso e regolamentato da un qualche governante, religione, o sistema. Questa non è reale Libertà, è semplicemente libertà condizionata. 
La Libertà è un dato di fatto, una realtà interiore non condizionabile e non-negoziabile. Nessuna tortura, prigionia, persecuzione, manipolazione, oppressione può infatti limitare chi è cosciente della propria sostaziale Libertà.

Dio è un post-it

giudizio_universaleGli esseri umani hanno inventato il concetto di Dio, del Supremo, dell'Assoluto, come una sorta di promemoria, un post-it inter-culturale per ricordare la propria vera natura. Il viaggio dell'esistenza è infatti psichedelico, variegato e coinvolgente, dunque è facile che ciò che realmente siamo, Non-forma consapevole, si identifichi e si confonda nel mondo delle forme. Così avviene la "dimenticanza di sè" alla quale il post-it cerca di ovviare.
Chi si perde nel Dio-post-it è nei guai ma lo è ancora di più chi lo getta via per ignoranza, non-curanza o indignazione. Il concetto di Dio non è altro infatti che un simbolo che ci rimanda a noi stessi attraverso una sorta di rispecchiamento. E' interessante a questo proposito il modo con cui Michelangelo descrive l'incontro tra uomo e Dio nella Cappella Sistina. Non è un'elevazione trascendente ma una sorta di rispecchiamento orizzontale dell'Essere con Se stesso. La Pura Coscienza si rispecchia e riconosce attraverso gli occhi di due corpi simili. Questo è ulteriormente rappresentato dalla simmetria delle mani e delle braccia. Gli uomini traghettano il simbolo di generazione in generazione ma pochi ne sanno aprire e gustare il reale significato.

Essere è gioia

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La gioia non può essere sviluppata nè raggiunta. E' piuttosto ciò che emerge spontaneamente quando cessiamo di essere "altrove", identificati con qualcosa o qualcuno, persi nelle fantasie del passato e del futuro. I pensieri, le emozioni, la felicità, la tristezza, i piaceri, i dolori vanno e vengono. Ma la gioia è sempre lì, incondizionata, perchè essa è il pre-sentimento più sottile della nostra vera natura, diretta emanazione del puro senso di Essere. Possiamo trovarci nelle situazioni più elegiache o in autentici inferni in terra ma questo puro senso di essere -"Sono" – è sempre presente. E questo puro Essere è Gioia, anche se spesso è oscurato da mille nubi concettuali ed emotive. 
La gioia non è dunque acquisizione di uno stato, di un'emozione, di una condizione. E' l'esatto opposto: ciò che emerge quando tutto questo movimento si conclude. La gioia non può essere il traguardo e il compimento di una qualche ricerca ma è ciò che riaffiora quando la ricerca stessa si dissolve. La gioia è la base onnipresente al di là delle "nuovole" concettuali ed emotive, non un punto d'arrivo. La gioia è ovunque ma riducendola a uno stato che deve essere raggiunto o mantenuto, la perdiamo.