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400_F_11720157_PxkySX8JqMP1MfWZFL8NHR17JkalvJ1BLa coscienza identificata, egoica, è continuamente a caccia di obiettivi, traguardi, orizzonti che possano dare un senso all'agire ed al vivere. Accade così che si sacrifichi l'intensità di ogni istante in relazione a un concetto astratto, proiettato nel futuro. Si apre un conflitto tra ciò che stiamo vivendo e ciò che dovremmo vivere al fine di raggiungere l'obiettivo prefissato. Non ci possono essere nè pace, nè gioia in una vita popolata da finalità ed obiettivi. Non si vive, si lotta. 

Bisogna tuttavia prendere atto che ciò che ci porta a lottare e produce ansia non è tanto la presenza di obiettivi in sè ma il fatto di ritenere che solo raggiungendoli potremo essere felici e realizzati. Inventiamo dei traguardi, lottiamo per raggiungerli, ci disperiamo se questo non accade e ne inventiamo invece di nuovi nel caso essi siano stati raggiunti per riprendere il gioco dall'inizio. E' come bere acqua salata. Più ne bevi e più la sete cresce. Quando smascheriamo l'assurdità di questo movimento, generatore di competizione, ansia  e conflitti, ci riapriamo a quell'intensità del vivere che ci sconcerta nei bambini, che possono giocare un'intera giornata senza mai stancarsi, godendosi il gioco istante per istante, che passano ore e ore a costruire meticolosamente un castello di sabbia per poi distruggerlo placidamente. Perchè? Perchè per loro il gioco non ha altra finalità che non sia il gioco stesso. Se chiediamo a un bambino qual'è il senso del suo giocare è molto probabile che non capisca la domanda. Qualsiasi questione riguardo al senso infatti è tipica di quella coscienza egoica "avanzata", astratta, soffocante e frammentaria, tipica dell'età adulta.

Che cosa è successo?
La Coscienza, identificandosi con un corpo, inizia a credersi un punto nello spazio. Non è più Spazio ma un oggetto che si muove nello spazio. E questo oggetto inizia dunque ad aver bisogno di direzioni, di orientamenti, di sensi di marcia per orientare il proprio movimento. Allora ci inventiamo religioni, filosofie, ideologie che possano dare senso al nostro agire, senza tuttavia renderci conto di quanto sia innaturale questo processo sin dalle sue premesse. E' come se l'oceano, credendosi onda, cercasse disperatamente dei motivi trascendenti per orientare il proprio movimento. Per l'oceano questo gioco dell'identificazione con un'onda può essere eccitante per un po' ma alla lunga non può che rivelarsi deprimente e soffocante. 
 
Tutto in questo universo si muove in perfetto ordine senza porsi alcuna questione riguardo al senso. Solo nell'essere umano queste domande emergono in virtù dell'identificazione con un corpo che produce la coscienza egoica, la coscienza personale, auto-coscienza. Solo per l'onda le domande di senso possono assumere un qualche significato. Per l'Oceano, per la Totalità esse non hanno alcun significato. Ed ancor meno per l'acqua, che compone sia l'onda che l'Oceano. 
 
Quando ci risvegliamo alla nostra vera natura, cessiamo semplicemente di crederci un punto nello spazio assetato di direzioni. Torniamo ad essere Spazio Incondizionato. 
E questo non può che portare al dissolvimento di tutte le questioni riguardo al senso, al significato, agli orizzonti grazie ai quali orientare il vivere. Torniamo a vivere le cose nella loro naturale intensità perchè non ci sono più frammentazione, sacrificio dell'oggi per il domani. 
 
Il senso della Vita torna ad essere il vivere stesso. Così come il senso della Relazione il relazionarsi, il senso della danza il danzare, il senso dell'Amore l'amare, ecc. E in questo riscopriamo coscientemente una pace, una gioia, una pienezza a lungo dimenticati a causa dell'esilio illusorio nella terra straniera dell'identificazione.
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Il simbolo del Buddha e l’immaginario del risvegliato

Buddha18Molti hanno inciso a fuoco nella loro mente l’immagine del Buddha, perennemente beato e sorridente, imperturbabile, seduto dolcemente su un loto, e ne hanno fatto una matrice esteriore dell’apparenza e del comportamento che si addicono ad un essere risvegliato.
Il risvegliato dunque non può mai ammalarsi (se non volontariamente in punto di morte), arrabbiarsi, deve fare miracoli e prodigi a destra e manca, la sua mente non può più essere maculata da alcun pensiero “impuro” o passione, deve avere perennemente un sorriso beato e quel nonsochè di estatico sul volto, deve essere gentile e compassionevole sempre e comunque con tutti gli esseri, deve stare perennemente in silenzio o parlare pochissimo e solo di Verità Sublimi, il suo corpo profumare perennemente di loto e rose, lungo il suo cammino gli animali selvaggi devono giungere a porgergli omaggio e farsi vezzeggiare, deve essere circondato da discepoli zelanti e devoti, ecc.
Non è difficile constatare come questo immaginario del risvegliato sia un’iperbole mitica e ben poco realistica prodotta nel migliore dei casi da discepoli dormienti ansiosi di affermarsi celebrando la grandezza del proprio Super Guru e la sua peculiare superiorità rispetto agli altri.  

Per fortuna l’immagine del Buddha non ha nulla a che fare con qualcosa di “personale” o esteriore.

E’ invece un meraviglioso simbolo totalmente interiore. Esso rimanda alla nostra Vera Natura, eternamente incondizionata ed ineffabile, Indicibile Consapevole, il Non-Stato in cui l’intero universo accade. L’immagine del Buddha evoca potentemente ciò che precede ogni manifestazione, la non-forma che rende possibili tutte le forme, la Realtà Ultima, suscitando in chi è recettivo un pre-sentimento della nostra Vera Natura.
Ritenere quindi che l’immagine del Buddha sia la descrizione di un atteggiamento esteriore e di un comportamento è davvero fuorviante, in quanto è snaturare totalmente il simbolo e mancare totalmente il suo meraviglioso significato.

Luogo comune fuorviante è anche il ritenere che il risveglio sia il conseguimento di una presunta perfezione “esteriore”. E’ invece la realizzazione della Perfezione intrinseca della nostra Vera Natura, l’accettazione della naturale imperfezione ed umanità di quello che è solo un veicolo transitorio: il corpo-mente. Ciò che spesso accade invece è che, identificati con un corpo-mente e dunque dimentichi della nostra intrinseca perfezione ed immortalità, siamo indotti a ricercare un corpo immortale ed un comportamento perfetto e appropriato rispetto all’immaginario mitico al quale le varie leggende sui guru e sugli illuminati ci hanno abituati.

La realtà è che, per fortuna, non esiste alcun comportamento standard per gli esseri umani in cui la Coscienza Impersonale ha operato il risveglio.
Il risveglio, come accadimento impersonale, influisce sicuramente sul comportamento del corpo-mente ma gli esiti possono essere i più vari ed inaspettati. La Coscienza è infatti infinitamente più creativa rispetto a qualsiasi aspettativa ed immaginario personale.
Una volta dissolto tale immaginario ogni comportamento assume una sua peculiare perfezione ed appropriatezza, in quanto viene riconosciuto come espressione di un’unica Coscienza Impersonale che è tutto ciò che è. Allora la vita diventa Celebrazione permanente di tutto ciò che accade, non ricerca di un’improbabile perfezione personale secondo una qualche dottrina o immaginario spirituale.

Il Non-Stato

diagrLo stato di coscienza egoico, basato sulla separazione, implica uno sforzo continuo, fatica, sofferenza. Non c'è niente di più faticoso e complicato di ciò che è illusorio e innaturale. Lo stesso vale per le pratiche che questo stato di coscienza ha concepito per trascendere se stesso e ritrovare quella che si ritiene un'Unità perduta.
Ma la nostra vera natura non è uno stato di coscienza che può essere afferrato o perduto. E' piuttosto un Non-Stato, in quanto è la piattaforma consapevole su cui tutti gli stati di coscienza, contratti o espansi che siano, si articolano, si susseguono, vanno e vengono… Il nostro Non-Stato naturale è dunque imperdibile in quanto sempre presente, senza sforzo, deliziosamente spontaneo ed ordinario. Non c'è pratica per raggiungerlo in quanto è sempre raggiunto. Tutto ciò che ci separa da esso è la credenza che sia uno stato di coscienza che debba essere sviluppato e mantenuto in qualche modo da qualcuno attraverso un qualche metodo. Per questo il dissolvimento del cercatore di questo non-stato corrisponde alla realizzazione, presa di coscienza del non-stato stesso, così come la realizzazione della pace interiore corrisponde al dissolvimento di qualcuno che vuole essere in pace. E' tutto tremendamente semplice ma appare molto difficile, se non del tutto incomprensibile al sognatore.