Nataraja – La Danza Cosmica

natarL'immagine di Shiva Danzante (Nataraja) è una delle rappresentazioni simboliche più mirabili della Non-Dualità, perfetta identità tra Essere Immanifesto ed Esistenza Manifesta.

Shiva rappresenta la Coscienza Manifesta, Impersonale o Cosmica, che danza in equilibrio dinamico all'interno della perfezione del Cerchio Fiammeggiante della Realtà Immanifesta, dell'Indicibile, della nostra Vera Natura: Quello. Come la danza poderosa dell'oceano non accresce né modifica la natura della sostanza acqua, il Manifesto, basato sul divenire, nascita, permanenza e dissolvimento si risolve nella Compiutezza non-nata di Quello.

Anche la Coscienza Impersonale, infatti, non è altro che un accadimento impermanente nell'eternità di Quello. Il Cerchio è simbolo di perfezione, totale immobilità. In esso può essere inscritta qualsiasi forma senza che venga intaccata la sua sostanziale compiutezza.

Il cerchio è composto dalle fiamme, dal fuoco: pura energia senza forma da cui tutto si genera e tutto viene divorato. Non c'è simbolo migliore per rimandare alla natura ineffabile ed indicibile di Quello. 
Shiva muove nella mano sinistra un tamburo che rappresenta il suono, la vibrazione che genera in ogni istante il mondo manifesto. Tutto infatti è Energia Cosciente che, vibrando a diverse frequenze, produce ogni forma o pensiero. Vibrazione è creazione.

La mano aperta, rivolta verso lo spettatore rappresenta invece il sostegno, la conservazione, il mantenimento, la permanenza temporanea. A questo braccio si avvinghia un cobra che rappresenta l'ahamkara, l'ego, reso inoffensiva decorazione: nel saggio l'ego diventa un semplice strumento pratico, non più il “padrone”.

La fiamma che Shiva reca nella mano destra rappresenta invece il dissolvimento, la “morte”. La fiamma è perfettamente identica a quelle del Cerchio Fiammeggiante in cui la danza è inscritta: tutto emerge da Quello e ritorna a Quello.

Nascita, durata e dissolvimento sono accadimenti apparenti nella compiutezza e perfezione di Quello, il non-nato.

Il quarto braccio di Shiva è rivolto verso il piede destro sollevato.

Esso rappresenta Moksha, la liberazione definitiva dalla danza apparente della morte e della nascita, la realizzazione di Quello, di Ciò che realmente siamo che contiene tutta la danza dell'esistenza senza essere da essa né condizionato, né accresciuto, né diminuito. Immortale Esso contiene la nascita e la morte. Incondizionato e incausato, Esso contiene un mondo condizionato da spazio, tempo e causalità.

L'altro piede di Shiva si appoggia su di una figura umanoide o un demone che rappresenta l'illusione primaria: il senso di essere un individuo separato, di essere colui che agisce, l'ahamkara, l'ego. Shiva trionfa sull'ignoranza e l'ego si rivolge verso la sua Sorgente, la Coscienza Impersonale.

Lo sguardo di Shiva è perfettamente sereno e gioioso. La danza apparente di creazione, sostegno e dissoluzione non turba la pace del saggio che dimora nella propria Vera Natura. Inattaccabile è infatti la gioia di chi dimora nella Suprema Pienezza di Quello.

 

OM NAMAH SHIVAYA!  

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Tantra Kunje Gyalpo

Ah_yellowEstratti dal Tantra Kunje Gyalpo
Buddhismo Dzogchen – “Advaita” tibetano

Il modo di vedere della grande completezza su cui non occorre meditare è la qualità della coscienza creatrice di tutto. A causa di questa grande qualità della coscienza illuminata non è necessaria l'ascesi tramite lo sforzo della realizzazione. Poiché essa non ha cause e condizioni non occorre ricercarla. 
Lo stato della meta non deve essere ottenuto da qualcun altro. La vera natura della realtà è sè stessi, perciò non è necessario praticare la meditazione. Siccome i fenomeni sono non nati, non c'è antidoto per farli cessare. Non si presti attenzione a qualcos'altro. Non si ricerchi il luogo della meditazione. Chi medita su di me non mi incontrerà proprio a causa della meditazione. 
Poiché la realtà che si manifesta sono io, non sorge sofferenza e non è necessario rifiutare nulla. Essendo spontaneo, non nasco né muo

ioi, perciò non è necessario far cessare le funzioni sensoriali e mentali, affinchè si interrompa la catena di cause che incomincia con l'ignoranza. (XLV)

Non ci sono vie graduali per accedere a me: siccome il sentire spontaneo è completo in un attimo, lo si raggiunge rimanendo nel proprio stato naturale, senza percorrere una via. (LXIV)

Ora spiego la dottrina definitiva sulla Realtà Assoluta. Essa non è qualcosa che il sovrano del sapere possa conoscere e spiegare. Non è qualcosa su cui ci si possa fissare; non è un oggetto dell'immaginazione. Non è concettualizzabile; è per natura al di là dei giudizi. Non la si può meditare con la concentrazione; è svincolata dalla mente. Il desiderio è assente, perciò non è un frutto da cogliere. 
Chi dimora nella realtà così com'è, senza giudicare, arriva all'illuminazione senza aver percorso una via. Egli scopre il sentire spontaneo senza aver esercitato la consapevolezza. Le sue azioni di potere sono compiute naturalmente senza ricercarle. Egli è per natura puro senza dover osservare regole. 
Nella realtà così com'è gli oggetti e i sensi sono chiari, i Buddha e gli esseri ordinari non sono percepiti come differenti; si sente che tutto è uno nella realtà così com'è. Non c'è unità né pluralità nella realtà così com'è. Riguardo alla matrice che non è mai nata, come si può esprimere un'opinione ? (XXXIII)