Viaggi astrali e viaggi alle Maldive

Oggi mi sono imbattuto in una conferenza in cui si presentava l'ennesima tecnica di meditazione, celebrata da un noto -pare- guru indiano. Viene consigliato di mettere da parte le percezioni fisiche e mentali, concentrarsi sul bindu e recitare alcuni mantra. Si afferma che piano piano dovrebbero svilupparsi un "occhio" e un "orecchio" interiori, capaci di vedere la luce increata e ascoltare suoni divini. Questi si afferma che siano nientemeno che l'Assoluto, Dio stesso, il Principio, ecc. La conferenza è stata farcita di citazioni riguardo al suono ed alla luce primigeni presi dalle più disparate tradizioni mistiche. 
Ho posto gentilmente la seguente questione al relatore: “Come possiamo essere certi che la luce e i suoni che percepiamo dentro di noi non siano semplici frutti di un'ordinaria attività psichica? Perchè ridurre ciò che è per definizione al di là del tempo, dello spazio, di tutte le forme, tutti i suoni e tutti i colori a una semplice luce che ha un principio, una forma, un colore, o un suono, ecc.? Non stiamo forse confondendo semplici proiezioni psichiche per l'Assoluto?”
Inutile dire che il relatore si è parecchio inalberato e l'unica cosa che ha saputo replicare è che se faccio queste obiezioni è perchè non ho percepito tale Luce mistica o esperienze su quelli che loro chiamano i piani “superiori” o spirituali. 
Emerge una domanda: "A livello sostanziale che differenza c'è tra farsi un viaggio alle Maldive e farsi un viaggio astrale, partire a razzo con la kundalini per un trip interstellare, tra percepire una luce fisica e una luce "interiore"?"
Tutte le esperienze, esteriori o interiori che siano, sono sostanzialmente equipollenti finchè non viene realizzata la natura di “chi” sta a priori dello sperimentatore e delle esperienze stesse, dell'osservatore e dell'osservato. E' questa la porta dell'Assoluto ed è una porta da sempre spalancata, evidente, deliziosamente semplice e ordinaria. Ma la mente è troppo occupata a cercare cose stravaganti per fermarsi un attimo e permettere a ciò che è ovvio di emergere. Il soggetto in questione è infatti quanto di più vicino e naturale esiste. Questo “chi”, che è consapevolezza onnipervasiva, pura presenza, spazio potenziale di ogni cosa, non ha né principio né fine, non ha colore, né forma, né suono perchè è ciò che ospita tutti i colori, forme, suoni, ecc. Questo “chi” è l'Uno da cui scaturisce tutto il “film” che si dispiega davanti ai nostri occhi. Non può essere chiaramente sperimentato come sperimentiamo una pietra, una luce, una pianta, ecc. Come potremmo visto che è il soggetto assoluto di ogni esperire? Può semplicemente realizzare se stesso attraverso un insight intuitivo dell'intelletto umano, che non ha nulla a che fare col pensiero che è per sua natura dualistico e frammentario. Come non diffidare dunque da coloro che riducono l'Assoluto a un'esperienza, l'Essere a un semplice ente? Anche loro tuttavia fanno parte del cosmico gioco di auto-nascondimento e auto-disvelamento dell'Uno… Ancora una volta tutto è giusto e perfetto così com'è! 

La Grande Porta è spalancata

Una sola Natura, perfetta e permanente, circola in tutte le nature;
Una sola Realtà, onnicomprensiva, contiene in se stessa tutte le realtà.
L'unica luna si riflette dovunque ci sia uno specchio d'acqua, 
e tutte le lune riflesse sono comprese nell'unica luna.
Il corpo di dharma (l'Assoluto) di tutti i Buddha entra nel mio essere,
e il mio essere si trova in unione con loro. 
La Luce Interiore è al di là della lode o del biasimo;
come lo spazio essa non conosce confini,
tuttavia è proprio qui, dentro di noi, e mantiene sempre la sua serena compiutezza.
E' solo quando ne vai in cerca che la perdi;
Non puoi afferrarla, ma ugualmente non puoi liberartene,
e mentre non puoi fare né l'una che l'altra cosa, essa va per la sua strada. 
Tu rimani silenzioso ed essa parla; tu parli ed essa è muta;
La Grande Porta della carità è spalancata, e non vi sono ostacoli davanti ad essa.

Yung-Chia Ta-Shish 
(Buddhismo Chan – VIII Sec.)

Questioni morali

Se non hai mai visto il diavolo, guarda il tuo Ego.
Jalal Ad-Din Rumi

Considerate unicamente l'Uno in tutte le cose; è il secondo che vi porta fuori strada. 
Kabir

Quando il mondo viene filtrato dalla coscienza individuale tutto appare frammentato, suddiviso in io e l'altro, bene e male, sogno e risveglio, giusto e sbagliato, morale e immorale, ecc. 
L'Uno sogna se stesso come individuo e proietta su di esso e sui suoi presunti simili attributi di varia natura. Sogna di essere nel profondo dell'ignoranza o un illuminanto, l'ultimo o il primo, peccatore o santo, spirituale o demoniaco, ecc. 

Sprofondato nel sogno dell'individuo e della dualità, l'Uno gioca a cercare un altro individuo che lo aiuti a trovare se stesso, un maestro, un guru, e pretende che egli collimi appieno con vari preconcetti riguardo a come dovrebbe essere un illuminato: essere colmo di perpetua gentilezza, amore universale, parlare con tutte le creature, essere visitato da stelle comete, compiere prodigi, resuscitare i morti, ecc. 
Attorno ai grandi saggi dell'umanità è stata costruita un'immensa mitologia, espressione di seguaci bisognosi di affermarsi nel mondo come zelanti discepoli di una dottrina trasmessa dal più sapiente dei sapienti, dal saggio numero uno, l'unigenito figlio di Dio, ecc. Va da sé che le altre dottrine diventino, se non pura illusione o vie sicure per l'Inferno, percorsi religiosi di serie B. Il gioco della dualità diventa sempre più intenso e coinvolgente, fino a portare alle guerre di religione, al fondamentalismo, ecc. 

L'Uno sogna e si identifica con un organismo corpo-mente, crea il senso dell'io e dell'individuo, crea il senso di separazione e di mancanza in esso, ed infine si cerca attraverso le più molteplici vie, spesso in conflitto reciproco. Ma è evidente, in questi termini, come qualsiasi via per trovare ciò che è “tutto ciò che è” non può che essere un ridicolo rompicapo per il sognatore. Il gioco si rompe quando l'Uno prende coscienza dei meccanismi, diventa conscio del sogno, e ritorna a se stesso. 

Tutto ciò che esiste è l'Uno che sogna la manifestazione, in essa gioca a perdersi ed infine si ritrova, tornando a se stesso. 

E' evidente che dalla realizzazione di ciò non può che emergere un senso di accettazione totale incondizionata dell'esistenza intera e con essa di tutto ciò che è. Questa accettazione è resa dell'individuo alla Totalità, da cui è probabile che scaturiscono Amore, Celebrazione per la Vita, Compassione per tutti gli esseri. E' probabile ma non certo. 

Non esistono individui risvegliati per il semplice fatto che finché c'è il sogno dell'individuo non c'è risveglio. Esiste solo l'Uno che prende coscienza di se stesso attraverso un organismo corpo-mente umano, la cui individualità e separazione sono del tutto illusorie. 
Quindi perché fossilizzarsi su come si comporta o no il tal organismo corpo-mente che è solo una minuscola pedina nell'immenso gioco della manifestazione? Tutto ciò che è, è perfetto in se stesso. Punto.

Per il saggio non esistono né santi, né peccatori, né carnefici, né vittime, né ignoranti, né illuminati. Non vede più le sue azioni come sue ma come parte di un gioco vasto come l'universo intero. Esistono solo pensieri, esseri, oggetti, emozioni, sensazioni percepiti e pervasi da un'unica Coscienza Inqualificata. Tutto ciò che il saggio vede è l'Uno che gioca con se stesso. 

Le azioni accadono

Alla sera mettiti comodo e prova questa semplice indagine riguardo ai vari accadimenti della giornata. Scegli una singola azione che sfideresti chiunque a provare che non sia tua. Chiediti: “Ho deciso di fare questo?” Se vai sempre più in profondità nell'analisi ricorderai di aver avuto un pensiero, e che non hai mai avuto alcun controllo sull'emergere di quel pensiero nella tua mente. Quindi vedrai che, se il pensiero non fosse apparso, non ci sarebbe stata alcuna azione. Se vai ancora più a fondo, senza eccezione, scoprirai che se tu non ti fossi trovato in un certo posto ad un certo tempo, e se non avessi udito, visto o sentito qualcosa, non avresti compiuto quell'azione che sei tanto sicuro di aver deciso di effettuare.
L'accadimento di essere in un certo posto e l'accadimento di vedere e udire qualcosa, si sono verificati, ed hanno prodotto l'azione che eri tanto sicuro fosse la TUA AZIONE, mentre non hai mai avuto alcun controllo su di essa. Quindi, a partire dalla tua indagine, dovrebbe verificarsi un lampo di totale accettazione.
Quando questo lampo di completa comprensione accade non ci saranno più dubbi, ma questo può verificarsi solo attraverso l'indagine personale su azioni che non avresti mai potuto pensare non fossero le “tue” azioni.
Al termine delle ripetute indagini, giungerai alla conclusione che nessuno compie nessuna azione; che tutte le azioni sono semplicemente divini accadimenti. (…) O (questa azione) è una mera reazione del cervello ad un input sul quale non hai alcun controllo, che segue a sua volta una programmazione sulla quale non hai mai avuto controllo alcuno? 

 

Ramesh Balsekar