Il mito dell’illuminazione come esperienza

 

L’ego è a continua caccia di esperienze in particolare esperienze “originali” perché attraverso di esse rinforza la propria identità, rende più originale e ricca la propria illusoria storia personale ed accumula motivi per far sentire gli altri inferiori o meno “esperti”.
Per questo l’ego si sollazza assai con le mille tecniche, pratiche e droghe in grado di generare le più bizzarre esperienze e stati di coscienza.
Il più ambito trofeo per l’ego è l’esperienza dell’illuminazione, che è l’esperienza con la “E” maiuscola descritta da decine di mistici con dovizia di particolari. C’è chi la descrive come esplosione di mille soli, chi è stato rapito in cielo, chi si è trovato tra cori angelici, chi ha visto Krishna che suonava il flauto proprio per lui, chi ha visto una luce blu, ecc. C’è da rilevare che la costante in queste storie è sempre la presenza di qualcuno che ha sperimentato qualcosa, sperimentatore e sperimentato, dunque una prospettiva fondamentalmente dualistica.
Non si discute la veridicità di gran parte di queste testimonianze. La mente ha delle possibilità meravigliose e con l’aiuto di tecniche di respirazione, lunghi digiuni, lunghe sessioni di visualizzazione, ecc. possono essere indotte esperienze molto inusuali e sconcertanti.
Il guaio delle esperienze è che sono limitate nel tempo per natura, hanno un principio, una durata e una fine. Dunque se consideriamo l’illuminazione come un’esperienza non può che essere qualcosa di limitato nel tempo. Il “povero illuminato” di turno sarà dunque afflitto da una continua oscillazione tra stati “illuminati” e stati ordinari, tra esperienze mistiche ed esperienze quotidiane e questo è un vero dramma. Un dramma troppo spesso impersonato da tanti mistici delle più svariate tradizioni ed epoche.

La ricerca dell’illuminazione come esperienza è probabilmente una delle più subdole e dolorose illusioni per l'individuo. Tuttavia non c'è nulla di “sbagliato” in questo in quanto è semplicemente l'Uno che gioca ad occultare se stesso in alcuni organismi corpo-mente che recitano il ruolo di asceti, praticanti, meditatori, cercatori, ecc.
L'Uno crea negli organismo corpo-mente l'ignoranza, il concetto illusorio che ci sia un individuo che deve seguire una via per uscire dall'ignoranza ed infine crea le condizioni per la realizzazione che non c'è mai stato alcun individuo, solo un eterno e sapiente gioco con Se Stesso.

 

In nome della caccia all’esperienza dell’illuminazione sono stati creati gli stili di vita più austeri ed estenuanti, le pratiche più astruse e fantasiose. Generazioni di esseri umani hanno accettato le più profonde umiliazioni e privazioni conducendo spesso vite miserrime e sconfortanti, riducendosi alla totale aridità e insensibilità.

Se i cacciatori dell’illuminazione si fermassero un attimo e si chiedessero seriamente “chi” sta cercando “cosa” anziché praticare, praticare, praticare, forse comprenderebbero che c’è qualcosa nel sistema che non funziona.
Ancora una volta c’è qualcuno, l’ego nel ruolo dello sperimentatore, che si sforza di sperimentare qualcosa di nuovo, fantastico, sconvolgente, in questo caso l’illuminazione. Ed ancora una volta il cercatore non ha alcuna idea né del “chi”, né del “cosa”. Aspetta semplicemente che accada qualcosa che “illumini” le tenebre in cui vive. E in questa estenuante e spesso austera attesa passano intere vite spesso caratterizzate da rinunce e privazioni.

Solo quando questo “qualcuno” che sta cercando “qualcosa” scompare la realizzazione avviene spontaneamente e si realizza che in realtà ciò che stavo cercando è sempre stato qui, è quanto di più ordinario e naturale esista. Era semplicemente la ricerca stessa che mi teneva lontano dal trovare.

Ciò che rimane è un puro flusso di Vita, semplice sperimentare senza né esperienze, né sperimentatore, azioni senza agente, osservazioni senza osservatore. Sto con ciò che sono sempre stato senza più il filtro invadente ed illusorio dell’ego. La coscienza individuale si scioglie nella coscienza "naturale", impersonale ed onnipervasiva.

L’ego rimane ma assume un ruolo puramente pratico. Non è più il centro ma un semplice pensiero funzionale ospitato in un silenzioso spazio di consapevolezza.

Questa realizzazione spezza definitivamente l’identificazione della pura consapevolezza con il corpo, la mente, l’ego, l’individuo, i ruoli, il vissuto personale, ecc.

Tutti questi elementi non scompaiono. Perché mai dovrebbero scomparire? Hanno una loro funzione ed è tutto assolutamente meraviglioso e perfetto così com’è.
Ogni cosa in quest’esistenza non è un problema. Il fatto che l'Uno si sia identificato con un ego che ha costruito il fantasma di un individuo separato celando la Sua natura illimitata. Questo è l’unico problema!

E in questa realizzazione l'Uno prende definitiva coscienza di ciò che è sempre stato e sempre sarà: Vita, Consapevolezza Onnipervasiva, Amore, Beatitudine.

Io sono Quello. Tat Tvam Asi.

Non posso sperimentare “chi” sono perché sono ciò che testimonia ogni esperienza. Posso solo esserlo. Per questo motivo la realizzazione di chi sono non può essere un’esperienza.

Non posso neppure descrivere chi sono perché sono ciò che comprende ogni descrizione, ogni parola, ogni pensiero senza esserne a sua volta compreso. Per questo mi trovo oltre i limiti del linguaggio, oltre la soglia del dicibile.

Scomparso l’agente, lo sperimentatore, il cercatore la Totalità della vita brilla in tutto il suo splendore, perfezione e questo organismo corpo-mente realizza di non essere mai stato fuori dalla danza della Totalità.

L’illuminazione non è dunque un’esperienza ma realizzazione diretta e immediata della natura di “chi” sperimenta. Finchè c’è “qualcuno” che afferma di aver sperimentato l’illuminazione significa che non c’è realizzazione completa. La realizzazione non è dell’ego, la realizzazione non è dell’individuo.

La realizzazione è un gioco di amore dell'Uno in Se Stesso.

E' pura consapevolezza onnipervasiva che realizza se stessa attraverso un organismo corpo-mente.
E’ la Totalità che realizza se stessa, è acqua, sostanza onnipervasiva, che realizza di essere onda ed oceano ad un tempo.

Dunque la realizzazione non può essere né mia, né tua, né può essere trasmessa da un individuo ad un altro finchè permane coscienza individuale. Non c’è formula né metodo per ottenerla perché tutte le formule e tutti i metodi sono prodotti dall’ego, dal concetto che ci sia qualcuno che deve ottenere qualcosa. Questo tuttavia non esclude che durante una qualche pratica l’individuo semplicemente scompaia e la realizzazione avvenga. Ma questo avviene per volontà dell'Uno stesso, non è un prodotto della volontà dell’individuo che è di per sè illusoria e dunque priva di qualunque efficacia.

La realizzazione accade e basta. Non c’è semplicemente nulla che l’individuo possa fare per avvicinarla. L’unica cosa che può fare è vedere con profonda chiarezza come tutto il movimento dell’ego e del suo voler realizzare qualcosa sia pura illusione. Quando questo insight avviene si apre come una finestra su ciò che è sempre stato e sempre sarà. Ma anche questo, come d’altronde ogni cosa in questo universo, non è di certo opera dell’individuo. E’ la Totalità che porta la mente di un determinato organismo corpo-mente a questa condizione di apertura.

L'Uno realizza se stesso quando semplicemente non c’è più nessun individuo che si mette in mezzo cercando di realizzare qualcosa. Ma sia l’individuo, sia il suo voler realizzare qualcosa non sono mai stati separati, “altro” da “Esso”.

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