Nulla da praticare

Non c’è nulla da praticare. Per conoscere te stesso, sii te stesso. Per essere te stesso, cessa di immaginarti come questo o quello. Semplicemente sii. Lascia che la tua Vera Natura emerga. Non disturbare la tua mente con la ricerca.

Nisargadatta Maharaj

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8 thoughts on “Nulla da praticare

  1. completamente in disaccordo con questa affermazione! ci si educa, si impara, si cerca di capire e capirsi….troppo facile, sec me, dire :sìì!

  2. Chiediti "chi" è che si educa? Chi è che impara? Chi è che cerca di capire se stesso? L'invito di Nisargadatta non è a fare più nulla, ma a vedere nella sua illusorietà il meccanismo di un io che sta cercando di diventare qualcosa. E' proprio la ricerca che ci impedisce di realizzare totalmente ciò che già siamo. 

  3. Scusa la profonda schiettezza, ma non so chi sia questo Nisargadatta! Ma permettimi di dissentire ancora oggi! E lo faccio, 'amichevolmente' per parlare e confrontarsi…lungi da ma attaccare il tuo scritto e te, che neppure conosco!Ma concedimi di dire che sec me queste sono grandissime stronzate: è illusorio credere di divenire qualcosa?è un meccanismo illusorio? Se fosse tale anche Nisargadda avrebbe dovuto smettere di scrivere e dire queste cose, perchè anche facendosi delle domande o formulando dei pensieri, si cercano delle risposte, anche solo non cercandole.La ricerca e il dubbio sono le basi e le fondamente dell'umanità. E' proprio il viaggio e la ricerca in senso generale, ma anche in senso più specifico, che sono diventati nei secoli metafore della vita.Se mi chiedi, chi si educa…ti rispondo: io, te, e tutti.Io lo faccio con altre esperienze, tu lo fai con queste….se io non sono in quel senso di "sìì", neppure chi crede a queste filosofie lo è.Perchè se vedo che sbaglio, io dovrei smettere di cercare il meccanismo (illusorio?) che mi fa sbagliare e lasciare essere il mio Io ciò che vuole essere?Per me è uno scherzo!Capisco se mi vuoi dire che ognuno dovrebbe seguire la propria natura, ma se davvero ognuno di noi lo facesse…ti domando: quali sarebbero le conseguenze?Se ognuno si alzasse la mattina e facesse quello che gli passa per la testa, cosa diventerebbe?MAh!Forse sono io che interpreto male, e in questo caso ti chiedo scusa….

  4. Gli spunti di discussione qui sono sempre ben accetti e dubitare di ogni cosa penso che sia il fondamento di tutto. Il punto è che ben pochi hanno la radicalità di dubitare anche di se stessi. Pensiamo di essere qualcuno con determinati attributi ma tutto questo è reale? Che cosa siamo veramente?  Alla mia questione riguardo al "chi" rispondi: "io, te, tutti." Allora io ti chiedo chi sono questi "io, te e tutti"? Puoi rispondere alla domanda chi sono io dicendo semplicemente: "sono io"???L'unico e immenso tema che viene trattato in questo blog è il significato della parola "io". Conosci la parola ma ne conosci anche il significato, la realtà a cui rimanda?? 🙂

  5. Nel mio blog campeggia la scritta "so chi sono perchè so da dove provengo"…credo che sia sufficiente! Più che sufficiente considerando che c'è gente che muore senza sapere di essere esistita o che un'idea a riguardo nemmeno se l'è fatta!IO però non sono te, ne tu sei me! Assolutamente! Nè io sono un tutto! sono una costellazione di più Io che correttamente educati alla vita 'dovrebbero 'formare un equilibrio dinamico  interno…. sfrangiato però dalle esperienze personali.Credo che per trattare dell'Io si possa fare tranquillamente anche in un blog…a patto che prima di conoscere questo o di parlarne…. si conosca e si parli anche di Plotino a cui queste filosofie si rifanno spudoratamente, anche se poi se ne disocstano per differenziarsene.Non credi che sia più onesto intellettualmente?(Non ti parlo dell'Io psicologico o ontologico delle filosofie platoniche o freudiane ecc ecc….sarebbe troppo facile…..)Cmq, a parte questo….rimango felicemente nel mio dubbio!ciao

  6. Forse non ci stiamo capendo sui termini dell'indagine… Quando pongo la questione: "chi sono io?" non mi riferisco nè ad un corpo, nè ad una personalità (che di per sè non può essere che basata sulla molteplicità). Come posso pensare di essere questi se sono in grado di osservare il corpo, i pensieri, le emozioni, così come il pensiero della personalità ed il pensiero dell'io? Che cos'è questa consapevolezza che è in grado di osservare tutto ciò, di sentirsi "esistente" e consapevole? Questo blog parla della natura profonda di questa consapevolezza che non è nè mia, nè tua ed è la porta per comprendere tutti i misteri di questa esistenza. Ti invito a provare a prendere distanza per un poco dal mare tempestoso delle esperienze, della personalità e dai suoi molteplici io e a tornare alla Sorgente, a ciò che è in grado di guardare tutto questo cinema. 

    Riguardo a Plotino so bene che la sua filosofia combacia piuttosto bene con ciò che viene detto qui. La Verità dell'Uno è sempre la stessa per tutti. Semplicemente si esprime attraverso molteplici linguaggi: da Lao-Tze ai rishi che hanno scritto le Upanisad, dall cuore del buddhismo alla gnosi e i neo-platonici, da Spinoza a contemporanei come Tony Parsons, senza escludere i Sufi, i mistici cristiani più profondi come Meister Ekhart, ecc. Saggio è chi riesce a leggere la Verità ovunque, non solo nei testi ma in tutti le cose perchè non c'è nulla che non sia parte dell'Uno e sua espressione. 😀

  7. Colgo l’occasione per dire quello che penso io di Nisargadatta avendolo conosciuto non di persona , ma dai suoi scritti; La sua esperienza di unita’ con l’assoluto e cio’ che dice sicuramente e’ vera,io pero’ amo molto quel detto che diceva di non credere a nessuno, ma di passare sempre al vaglio della ragione qualsiasi detto,insegnamento o esperienza;L’insegnamento di Nisargadatta e’ che tutto cio’ pensiamo di essere e in cui ci identifichiamo, e’ il frutto dell’immaginazione,della maya,e la stessa vita non esiste in quanto noi non siamo mai nati,poiche’ la nascita e la morte esistono all’interno della coscienza, mentre noi siamo Il puro Testimone che esiste in eterno prima della coscienza; Tutto cio’ che dice Nisargadatta ha paradossalmente una sua logica,una volta che ci si e’ disedintificati dal binomio corpo-mente non esiste la paura della morte, poiche’ non esiste neanche colui che dovrebbe avere paura della morte;Non mi voglio dilungare su quello che diceva Nisargadatta, ma vorrei sottolineare come quello che lui ci propone e’ una vita senza partecipazione,senza coinvolgimento,senza condivisione di nulla; Abbattere il senso dell’io probabilmente abbatte l’identita’-persona, e forse ci permette di realizzare il nostro vero Se’,ma a che prezzo? Il prezzo e’ non vivere, non avere interessi,non avere un proprio punto di vista(visto che tutto cio’ che e’ prodotto dall’io non merita di essere considerato); Un essere “realizzato” non ha il desiderio di conoscere perche’ gia conosce tutto,e non c’e’ coinvolgimento in niente,quindi non avra’ nenche la spinta,la motivazione
    a ricercare qulcosa(visto che il suo io non esiste): in quest’ottica allora non ci sarebbero piu’ degli Einstein,dei Nicola Tesla,dei Maiorana, e in ambito artistico dei Giotto,dei Picasso o dei Mchelangelo….insomma quello che voglio dire e’ che una visione totale e oggettiva che considera quella soggettiva come solo illusoria, senza la sua importanza, significa negare la vita stessa,
    l’arte(visto che l’arte e’ una visione soggettiva e personale di vedere le cose), e di conseguenza si potra’ anche essere dei Bhudda,degli illuminati, ma non si dara’ un contributo a nulla; Se nulla esiste,se la vita e’ vista solo come una malattia dell’esistenza,se il senso personale dell’io solo un effetto collaterale da cui uscire, mi chiedo quanto ci possa essere di bello o sublime in questo insegnamento; E anche quando si parla di amore e compassione di parla di un amore che non implica un’espansione ,una condivisione, ma solo una imperturbabilita’ figlia di un distacco totale da tutto;Mi ha colpito molto una frase di Nisargadatta dove diceva che l’aiutare il prossimo non gli interessava,perche’ ovviamente in uno stato di annullamento totale e di appagamento totale, non c’e’ ragione di desiderare nulla, neanche il bene per gli altri; MA quanto puo’ essere vero e giusto tutto questo? Posso capire che anche dietro gli atti umanitari c’e’ spesso dietro un atto di “egoismo”,ma a me sembra tutto cio’ indifferenza, e questa mancanza di volonta’,di aiutare gli altri, mi sembra piu’ che un amore incondizionato,la negazione dei valori fondamentali dell’umanita’,poiche’ se si parte
    dal presupposto che esiste solo il Se’ unico in ogni persona e che la sofferenza e’ solo un’interpretazione della mente, allora dovremmo far morire i malati,chiudere gli ospedali,tanto la sofferenza secondo Nisargadatta non esiste; In quest’ottica viene meno proprio la valorizzazione
    dell’altro inteso come persona, con la sua biografia e con la sua singolarita’; Gesu’ Cristo stesso aiutava gli altri e guariva gli infermi, allora dovremmo pensare che Cristo era un vanesio che ostentava solo i propri poteri? Del resto tra gli stessi guru indiani, spicca la figura di AMMA,che con i suoi abbracci alle persone si avvicina di piu’ ad un concetto di amore partecipato e coinvolto;
    Non ho l’arroganza di pensare che quello che sostiene Nisargadatta sia falso,anzi ma rimango col beneficio del dubbio e continuo a sostenere che cio’ che ci sta proponendo mi sembra alquanto nichilista….

  8. Nisargadatta impersonava il risveglio in un certo modo ma non e’ detto che sia l’unico possibile. Lo stesso tipo di realizzazione può esprimersi in mille modi differenti in base all’essere umano in cui accade. Così vediamo Shankara, Hafiz, Rumi, Padmasambhava, Meister Ekhart, Ryokan, ecc. che esprimono tutti la stessa Realta’ senza assolutamente assomigliarsi dal punto di vista esteriore. I comportamenti infatti possono essere mille ma la Sorgente e’ una sola.
    Se dai una lettura ad alcuni post di questo blog potrai constatare come io ponga parecchio l’accento anche sulla bellezza, sulla compassione, sull’amore, ecc. Questo perché a mio parere un pieno risveglio alla propria vera natura non implica affatto un rifiuto della manifestazione. E’ piuttosto l’opposto: e’ riconoscere la profonda unita’, perfezione e sacralità di ogni cosa.
    Gli alchimisti condensavano tutto nell’affermazione ermetica “Solve et coagula” che può essere interpretato come “disidentificati da tutto ciò che e’ un contenuto della Coscienza e poi riconoscilo come Coscienza stessa”. Ci vuole dunque la fase di disidentificazione, di smascheramento ma poi e’ necessaria la fase di reintegrazione. Senza quella si rimane nella dualità. 🙂

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